Sport
serie a •
La nuova giovinezza di Paulo Dybala
In questo inizio di stagione l'attaccante argentino è stato tirato a lucido da Gian Piero Gasperini. Era da anni che non lo si vedeva giocare così

“Se sta bene gioca sempre, non c’è nessun dubbio”. Altro che gestione, altro che paura. Nell’epoca del load management importato dagli sport americani, Gian Piero Gasperini ha deciso di andare in una direzione totalmente diversa. E allora ecco il Paulo Dybala rigenerato che ha dominato la primissima fetta di stagione romanista, tirato a lucido come non lo si vedeva da anni. Trattato a lungo come un cristallo fragile anche solo alla vista, ci si è dimenticati che l’anagrafe non è poi così crudele con l’asso di Laguna Larga, che ancora deve compiere 33 anni, il tutto in un campionato che accoglie con fiducia giocatori di 4-5 anni più anziani di lui.
Si pensava potesse salutare Roma, che l’aveva accolto da re e come tale l’ha trattato in questi anni. Il mito giallorosso di Dybala è andato persino oltre i freddi numeri, si è propagato per le strade della città, sbandierato dai bambini che ne portano con orgoglio il numero 21 sulle spalle. E dopo una stagione obiettivamente complicata come quella conclusa qualche mese fa, i dubbi estivi erano parsi legittimi: impossibile, per la Roma, pensare di rinnovare il contratto alle cifre percepite fino a quel momento. Nasce anche da qui un nuovo Dybala, che per riavvicinarsi all’ingaggio delle ultime stagioni dovrà eccellere in campo: ai 2,2 milioni di euro di base fissa si aggiungono infatti robusti bonus legati alle presenze, ai gol e agli assist. E se qualcuno ha ironizzato su questo “Dybala a partita Iva”, la realtà del terreno verde è quella di un giocatore fisicamente mai così pronto come ora: “Dicevano avesse i muscoli di seta, ma in questo momento potrebbe giocare anche i supplementari. Ha 32 anni ed è nel pieno della maturità tecnica e fisica”, ha detto Gasperini dopo lo show da tre assist contro la Fiorentina. E ha ribadito ampiamente il concetto in conferenza stampa prima del Torino: “Se uno sta bene gioca, se ha bisogna di riposare allora è giusto che abbia tempo. Se sta bene, lo vuoi mettere a dormire? Non puoi prevedere se un giocatore si infortuna o meno, non abbiamo una sfera di cristallo: l’importante è cercare di riuscire a sfruttare il momento favorevole di ognuno e mettere in campo sempre i giocatori migliori”.
Un carpe diem in salsa piemontese-argentina, dunque: finché c’è, la maglia (e la palla) a Dybala, il resto è da vedere. Con lui in campo è un’altra musica: l’esperienza accumulata negli anni gli consente non solo di gestire il suo fisico, ma anche i ritmi della partita, di andarsi a nascondere nelle tasche che la difesa avversaria gli concede. Può incidere lontano dalla porta e in zona-gol, assist o rete in prima persona non importa: quel che impressiona è soprattutto la connessione con Donyell Malen, che si era già intuita lo scorso anno nella prima volta insieme, proprio contro il Torino che affronteranno stasera. Da quel momento in poi, l’olandese ha dovuto fare quasi sempre tutto da solo, non potendo contare sul talento di Paulo, fermato dall’infortunio al ginocchio per larga parte della stagione. Eppure in campo si trovano, si annusano, sembra che sappiano sempre dove si trova l’altro senza necessità di vedersi. L’impressione è che dalla tenuta fisica di Dybala possa dipendere una bella dose delle fortune romaniste in questa stagione: per tenere ai massimi livelli in Champions League e in campionato servirà una Joya versione anni d’oro della Juventus. Sarebbe l’ennesimo capolavoro della carriera di Gasperini: restituire alla Serie A, finalmente senza stop and go nel corso della stagione, un talento abbagliante come quello di Dybala.