Lo stadio Maradona è uno choc per i tifosi dell'Arsenal

I Gunners a Napoli per la prima trasferta di Champions League. Ma il confronto fra i due club appare impietoso per gli azzurri, sulle infrastrutture prima ancora che sui risultati

10 SET 26
Ultimo aggiornamento: 16:43
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Foto ANSA

Nella zona di Fuorigrotta, il più affollato quartiere di Napoli con un nome millenario che risale a grotte di epoca romana, circa 1.500 londinesi atterrati a Capodichino con le maglie rosse dell’Arsenal, si sono presentati allo Stadio Diego Armando Maradona arrivando coi mezzi pubblici: ci sono una stazione della metropolitana e una fermata dei treni che portano allo stadio, ma è l’unico tassello di infrastrutture moderne che ha avvicinato vagamente i due club. Distantissimi sul piano sportivo, gli italiani arrivando da un campionato deludente e da due sconfitte di fila sotto la nuova gestione di Massimiliano Allegri, gli inglesi invece ebbri del Doblete e del primo posto in campionato, Napoli e Arsenal si sono sfidate, coi partenopei perdenti, su un altro campo, quello del confronto – impietoso - tra il nuovo calcio, fatto di stadi futuribili, e quello obsoleto rimasto all’Italia del Dopoguerra. Perché oggi gli stadi non sono solo un contenitore di eventi, ma un motore di sviluppo economico e uno degli ingredienti del successo sportivo.
Di tutte le squadre inglesi, e di Londra in particolare, i Gunners sono quella più speciale, nel senso anglosassone di classismo e snobismo. L'Arsenal, narratur, era il club di calcio preferito dalla Regina Elisabetta II che in tema di sport preferiva però le corse di cavalli (scommesse incluse). E non era l'unica tifosa eccellente: tra i suoi sostenitori, il club di East London vanta anche il baronetto Mick Jagger, il leggendario cantante dei Rolling Stones, e altre celebrità anche senza il titolo di Sir, come l’altrettanto leggendario David Gilmour, dei Pink Floyd e Martin Gore, il musicista dei Depeche Mode. L’anno scorso la società inglese, di proprietà del magnate americano dello sport Stan Kroenke, ha annunciato l’ennesimo rifacimento del suo stadio, già peraltro bello e moderno, perché era stato inaugurato nel 2011. In 30 anni, l’Arsenal avrà rifatto il suo stadio tre volte e, ora, si appresta a inaugurare il più grande impianto di Londra (al netto del mastodontico Wembley dove però non giocano club ma solo la Nazionale), che sarà incoronato come lo stadio più all'avanguardia in tutta Europa. La compagnia aerea Emirates è ben contenta di sponsorizzare uno stadio così. Negli stessi anni, lo stadio del Napoli, che non ha nessuno disposto a pagare per sponsorizzarlo, è riuscito solo a cambiare nome: da San Paolo a Maradona. Costruito nel 1959, dall’architetto Carlo Cocchia, lo stadio Maradona vanta il poco onorevole record di stadio più fatiscente: l’unico intervento strutturale, perché i nuovi seggiolini e i maxi schermi installati nel 2019 sono stati poco più di una spolveratina, è stato la copertura costruita per Italia ’90, peraltro ennesimo monumento allo spreco che fu quel Mondiale perché il terzo anello che la copertura comportò, è chiuso da 20 anni. Tra i grandi stadi italiani, è quarto per capienza con 54mila posti, e tra quelli dei club di prima fascia in Europa, il Maradona è considerato strutturalmente e funzionalmente obsoleto. La pista di atletica, fossile preistorico dell’epoca d’oro della famigerata idea urbanistica della polisportiva, allontana notevolmente gli spalti dal terreno di gioco. La visuale, in particolare dall'anello inferiore e dalle curve, è tra le peggiori in tutta Europa. Ancor peggio della visuale è l’assenza di ricavi commerciali.
Lo stadio è di proprietà del Comune; ha pochi SkyBox e poche aree di ospitalità aziendali, poca ristorazione e nessun museo/negozio, sempre aperto, dentro l’impianto, tutti elementi che consentono ai club di diversificare i ricavi. Tre anni fa, il sindaco Manfredi lanciò l’idea di un museo del Napoli dentro lo stadio per il 2026, anno del centenario del club. Il 2026 è arrivato e sta quasi per finire, la Champions League sta per iniziare ma del museo non c’è traccia. Il medesimo Comune propone un piano di profondo rifacimento dell'impianto, incardinato sull’avvicinamento del campo e sull’eliminazione della pista di atletica, come fu fatto 20 anni fa per lo Stadio Delle Alpi di Torino, oggi Allianz Stadium. Ma Aurelio De Laurentiis, il proprietario del club partenopeo, sostiene, e qualche ragione ce l’ha, che l'impianto è troppo vecchio da ristrutturare con profitto e vorrebbe costruire un nuovo, e ipermoderno, stadio di proprietà, in un'altra zona della città. Se però nella efficiente e dinamica Milano ci sono voluti 10 anni solo per decidere cosa fare dello Stadio Meazza, chissà quanto ci vorrà all’ombra del Vesuvio.