L'allenatore del Fenerbahçe vive tra mito e contraddizione. Chi è Ismail Kartal

Il tecnico che guida la squadra turca (avversaria della Roma) sembra uscito da un romanzo di formazione. Una vita dal Bosforo alla panchina, tra amicizie illustri, scudetti mancati e un destino sempre in bilico

9 SET 26
Ultimo aggiornamento: 12:34
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Il rapporto di parentela non è dei più chiari. Perché per i tifosi è "il figlio del club", mentre per diversi suoi giocatori è semplicemente "Papà Ismail". Una genealogia confusa che racconta piuttosto bene cosa rappresenti Ismail Kartal per il Fenerbahçe. Perché il tecnico che stasera guiderà i turchi nella delicata sfida di Champions League contro la Roma, riesce a essere tutto e il suo contrario. Spesso contemporaneamente. Modesto e borioso, avanguardista e catenacciaro, distruttore di record ed eterno secondo. Una contraddizione vivente che ha imparato da tempo a camminare sul crinale scosceso che separa la persona dal personaggio.
La biografia di Kartal sembra presa dalle pagine di un romanzo di formazione. Ismail nasce 65 anni fa a Anadolu Kavağı, un borgo che si affaccia sul Bosforo, a 40 chilometri a Nord di Istanbul. La sua famiglia è poverissima. Suo padre è un pescatore. Quando esce in barca si porta sempre dietro Ismail. Per questo non vuole che il figlio giochi a calcio. Ha bisogno del suo aiuto a bordo. E non può tollerare defezioni o infortuni. Il richiamo del pallone è troppo forte. Ismail diventa davvero un calciatore. Gioca a centrocampo con il Gaziantepspor. Poi durante un’amichevole il terzino destro si rompe il braccio e l’allenatore chiede a Kartal di sostituirlo. Il ragazzo obbedisce. Ma non ha idea di come si effettui una diagonale. La seconda partita è ancora più dura. Il magazziniere gli prepara un paio di scarpette con i tacchetti più lunghi. Gli sarebbero stati utili per intervenire "duramente". Il problema è che quando va in campo gli si addormentano i piedi. I tifosi non vedono l’ora che venga sostituito. Nell’intervallo cambia le scarpette. E serve un assist nel 2-0 finale. Dopo due anni passa al Fenerbahçe. Ci resta per 10 stagioni, vincendo due scudetti. Le trattative per il rinnovo contrattuale non esistono. Ismail si siede dietro alla scrivania e chiede ai dirigenti di mettere la cifra che pensano sia congrua alle sue prestazioni. Dopo una stagione all’Adanaspor decide di ritirarsi. 
Torna subito al Fenerbahçe, comincia ad allenare le giovanili. La svolta arriva nel 1998. I gialloblù assumono come allenatore Joachim Löw, reduce da 2 quarti posti con lo Stoccarda. A Kartal viene chiesto di fargli da vice. Tra i due nasce un’amicizia profonda. "Per me è il miglior allenatore del mondo", dice il turco. Le cose però non vanno benissimo. Il Fene chiude terzo. Il tedesco saluta a fine anno, Ismail vaga lungo la periferia del calcio turco per farsi le ossa.
All’alba della stagione 2014/2015 viene richiamato dal Fenerbahçe. È l’inizio di una serie di avventure che si concludono sempre nello stesso, identico, modo. Ad aprile del 2015 il Fenerbahçe è primo in classifica con un punto di vantaggio sul Galatasaray. Dopo la vittoria per 5-1 in casa del Caykur Rizespor il pullman della squadra viene preso a pistolettate. Il conducente resta ferito. "Ho visto la morte in faccia", dice Ismail. I giocatori sono sconvolti. A fine campionato arrivano secondi. E per Kartal è tutta colpa di quell’attentato. Nel 2022 il tecnico è chiamato a subentrare in corsa. E chiude secondo. Nel 2023 viene richiamato mentre è in pellegrinaggio alla Mecca. Torna ancora in sella. Finisce ancora secondo.
Ismail dice di ammirare Guardiola e Klopp, ma di aver creato uno stile tutto suo, un calcio "adattivo", senza dogmi, capace di adattarsi all’avversario, allo stadio in cui si gioca, alle caratteristiche del meteo. A chi gli rinfaccia di non aver vinto niente risponde: "Al mio Fenerbahçe hanno rubato due scudetti".
L’amicizia con Löw è rimasta profonda. Tempo fa, dopo aver visto una partita della Germania di Joachim, Ismail ha chiamato l’amico per dirgli che aveva notato la costruzione con un centrale difensivo, mentre l’altro andava sull’attaccante avversario. Il tedesco gli avrebbe fatto i complimenti per aver notato il dettaglio e gli avrebbe promesso che lo avrebbe portato con sé al Real o al Barcellona. La storia è andata in maniera diversa. E stasera, dopo 2 vittorie e 2 sconfitte in campionato, Kartal si gioca la panchina. Uno scenario insolito per un eterno secondo.