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Gli interessi politici del patron del Chelsea, Todd Boehly
Il proprietario del Chelsea finanzia movimenti politici su entrambe le sponde dell’Atlantico mentre guida un impero che unisce calcio, media, finanza e potere globale

Todd Boehly (foto di David Cliff per Ap, via LaPresse)
A Stamford Bridge si può cambiare allenatore, vendere un centravanti, spendere cento milioni per un ragazzo di vent’anni. Ma c’è una partita che non compare nel calendario della Premier League e che racconta molto meglio di qualsiasi mercato che cosa sia diventato il calcio contemporaneo. Si gioca lontano dall’erba, senza arbitri e senza tifosi. Il pallone è il denaro. E Todd Boehly ha fatto un altro passaggio.
Nel maggio scorso, infatti, Eldridge Capital Management Services, società riconducibile all’universo finanziario fondato e guidato dal comproprietario del Chelsea, ha versato 75mila sterline a Reform UK. La donazione compare nel trimestre in cui il partito di Nigel Farage ha raccolto 5,3 milioni di sterline, più di Labour e Conservatori, secondo i dati resi pubblici dalla Electoral Commission. Il Financial Times ha ricostruito il legame con Boehly e sottolineato che la società non risultava avere precedenti donazioni a partiti britannici.
Settantacinquemila sterline, per un uomo che muove miliardi, sono quasi rumore di fondo, ma è il significato del bonifico a meritare attenzione. Reform UK non è un destinatario politicamente neutro: è il movimento populista di destra guidato da Farage, che ha fatto del controllo dell’immigrazione, della sovranità britannica e della rottura con una parte dell’architettura istituzionale europea alcuni dei propri assi fondamentali. Il programma attuale promette di fermare gli sbarchi, uscire dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e deportare gli immigrati irregolari.
Boehly, però, non arriva alla politica passando da Londra. Arriva da molto più lontano. Negli Stati Uniti i registri della Federal Election Commission documentano contributi a suo nome nell’area repubblicana, compreso un versamento da un milione di dollari a MAGA Inc., il super PAC che sostiene l’agenda politica di Donald Trump. È questo il dettaglio che dà alla donazione britannica un significato più ampio: il sostegno a Reform UK non appare come un episodio isolato, ma si inserisce in una traiettoria di finanziamento politico che attraversa già da tempo l’Atlantico.
Quando nel 2022 il consorzio guidato da lui e Clearlake Capital comprò il Chelsea, il club annunciò un investimento da 2,5 miliardi di sterline per l’acquisizione e altri 1,75 miliardi destinati allo sviluppo. Boehly e Clearlake avrebbero condiviso controllo e governance. Era la nuova frontiera della Premier League: non più il magnate proprietario nella tradizione novecentesca, ma una piattaforma di capitale.
Eldridge, macro-holding assicurativa e di gestione patrimoniale da oltre 70 miliardi di dollari di asset, aiuta a capire la scala del fenomeno. Boehly ne è cofondatore, chairman e chief executive; il gruppo dichiara più di cinquemila dipendenti e investimenti in oltre cento società. Nel portafoglio compaiono cinema, finanza e media, da A24 a Penske Media, che controlla testate come Variety, Rolling Stone e The Hollywood Reporter. Boehly possiede, inoltre, interessi nei Los Angeles Dodgers, nei Lakers e nelle Sparks, mentre attraverso BlueCo il suo raggio d’azione nel calcio europeo si estende dal Chelsea al Racing Club de Strasbourg.
Per un secolo il proprietario di una squadra era quello che pagava gli stipendi e magari decideva il centravanti. Oggi può possedere contemporaneamente squadre, asset finanziari, società tecnologiche, produttori cinematografici e partecipazioni nei media, mentre finanzia soggetti politici su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Il calcio resta il volto più visibile dell’impero, perché ogni sabato porta il marchio davanti a milioni di persone. Ma rischia di essere soltanto la vetrina.
E forse è questa la domanda che Stamford Bridge dovrebbe cominciare a porsi. Non più soltanto chi possiede il Chelsea. Ma: che cosa possiede, oltre al Chelsea, chi possiede il Chelsea?