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La Fiorentina è ancora smarrita e impaurita. Ci riprova con la medicina Vanoli
L'allenatore che nella scorsa stagione è riuscito a salvare la Viola è tornato dopo l'esonero di Fabio Grosso per provare a curare ancora la paura di un nuovo fallimento

L'ex allenatore della Fiorentina Fabio Grosso (foto di Massimo Paolone per LaPresse)
A volte l’emozione è il primo criterio per formulare un giudizio, una scelta. Il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici, arrivato il 4 febbraio, nella sessione di mercato estiva ha provato a rivoluzionare una squadra e un ambiente usciti devastati dall’anno scorso, più in termini mentali che sportivi. Dopo aver visto l’abisso, bisognava ricominciare. Per farlo si è scelto Fabio Grosso, reduce dall’ottima esperienza col Sassuolo, poi sono arrivati una sfilza di giocatori, alcuni di grande qualità come Arthur Atta o Franco Mastantuono. Ma se l’anno scorso nelle prime tre giornate i punti erano due, quest’anno sono zero. E tanto è bastato alla società per esonerare l’eroe del mondiale 2006 e riprendere Paolo Vanoli, anche lui esonerato al termine della scorsa stagione.
Inizia una seconda fase, ma i fantasmi della scorsa stagione sono ancora lì. Gli investimenti fatti dalla viola chiedono risultati immediati, non appena perché l’obiettivo debba essere lo scudetto o la qualificazione alla Champions League, ma perché a volte il riscatto morale è l’elemento più importante quando il cielo si riempie di nuvole e la pioggia non smette di cadere. La colpa, ovviamente, è ricaduta sull’allenatore. Da una parte è giusto che sia così: in questo avvio di stagione non è riuscito a far entrare le sue idee nella testa dei giocatori. La fase difensiva non sembrava adatta agli interpreti che aveva a disposizione mentre l’unico gol segnato in tre partite è arrivato da un tiro da fuori di Mateo Pellegrino, con la grande complicità del portiere del Torino Lucas Perri. Subito dopo la sconfitta col Toro di Ignazio Abate, la curva fiorentina ha cominciato a intonare cori contro la squadra e contro Grosso, non se ne esce quasi mai interi quando va così. Sassuolo, a confronto, è una passeggiata. Dall’altra, bisogna dirlo, alcuni giocatori che saranno importanti, come Beto, Wilfried Gnonto, Aleu Njie, sono arrivati solo qualche giorno fa. Più in generale, la squadra era completamente nuova, fatta di giocatori che non si erano mai visti prima. Insomma, la viola è un cantiere.
Ci si poteva aspettare di più, certo, ma neanche il punteggio pieno. Forse serviva tempo? È difficile immaginare che un dirigente d’esperienza come Paratici non avesse messo in conto questi elementi. Ma d’altronde come si fa a non rifuggire la trappola psicologica dell’anno scorso che per poco non portava in Serie B la Fiorentina?
Questo punto, quello psicologico, sembra il meno visibile, ma probabilmente il più importante nei momenti di crisi. L’anno scorso sono diventate imprenscindibili le presenze di giocatori come Luca Ranieri o Rolando Mandragora, punti di riferimento mentali della squadra quando sembrava che la barca stesse per affondare. Il primo, dopo la terribile sconfitta contro la Roma di Gasp, non ha più visto il campo. Mentre il secondo oggi indossa la maglia del Toro e il gol dell’1-1 l’ha firmato proprio lui con una sassata da fuori area.
Ad ogni modo, all’interno di un clima così spaventato, non è un fattore secondario l’impiego di elementi meno tecnici ma che sanno che vuol dire lottare per Firenze. La scelta di Vanoli, oltre che economica, dato che la dirigenza lo stava ancora pagando, sembra avere anche questa natura. Qualche giorno, in un’intervista al Corriere dello Sport, ha detto: "Quando vedo la tifoseria di Firenze mi viene la pelle d’oca. Credo che la più grande soddisfazione per un allenatore sia stato il tributo ricevuto dai tifosi viola all’ultima giornata. Per me vale più di tutto". La Fiorentina riparte da qui.