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Giorgia Villa e il coraggio di dire basta: “Ho preferito la salute”
La ginnasta, medaglia d'argento a Parigi 2024 nella prova a squadre, nel corso delle Final eight di ginnastica artistica 2026, ha dato l'addio alle competizioni davanti al pubblico della sua Bergamo. "Ho messo in primo piano il mio benessere e ora, fisicamente, sto bene"
30 AGO 26

Giorgia Villa in azione ai Giochi olimpici di Parigi 2024 (foto Getty)
Giorgia Villa si è abituata a convivere con il dolore, celato dietro body e gesti tecnici ad alto coefficiente di difficoltà. Poi, per la ginnasta classe 2003, è stato troppo, è diventato debilitante per la vita di tutti i giorni e così un sabato di maggio, nel corso delle Final eight di ginnastica artistica 2026, ha detto basta davanti al pubblico della sua Bergamo. “Dopo i Giochi di Parigi mi sono fermata per un mese perché ho iniziato a curare i fastidi alla schiena. Ho fatto delle visite un po’ più approfondite: avevo dolori assurdi, prendevo fino a sei antidolorifici al giorno, facevo punture quotidianamente. Pian piano, sono migliorata. Ho continuato ad allenarmi fino a metà dell’anno scorso e poi sono arrivata a un momento in cui non ce la facevo più, questa sofferenza non passava per un problema che non può essere risolto. Ho iniziato a fare solo allenamenti in palestra, senza dedicarmi più agli esercizi agli attrezzi. A inizio 2026 è arrivata la consapevolezza: non facendo artistica il dolore è andato via”.
Una doccia fredda che però ha messo le cose in prospettiva e ha dato paradossalmente un senso di pace. “Il mio sport è sempre stato parte di me, ma ho messo in primo piano la salute per star bene nella vita di tutti i giorni. C’è stato un periodo in cui non riuscivo a vestirmi, doveva farlo mia mamma, non riuscivo a guidare, a stare seduta e quando andavo al ristorante, dovevo chiedere un cuscino perché altrimenti non ero nemmeno in grado di poter mangiare. Ho messo in primo piano il mio benessere e ora, fisicamente, sto bene. Già prima di Parigi 2024 non ero al top della condizione fisica, piangevo quasi tutti i giorni, per me, che mi sono sempre divertita in palestra, era diventato difficile farlo, ero cupa e vedevo solo il buio. Dopo le Olimpiadi ho cercato una soluzione che non è stata trovata, il medico mi ha proprio detto che continuare a praticare il mio sport non avrebbe fatto bene”.
Tutto era iniziato con un problema, durante il Covid, un periodo non semplice per la ginnasta lombarda. A luglio 2021: il body è nel borsone, il biglietto aereo è pronto e c’è solo un’ultima gara: gli Assoluti di Napoli. A sei giorni dalla partenza per i Giochi Olimpici di Tokyo, proprio in quell’occasione, Villa, che sarebbe stata la più giovane della spedizione azzurra, riporta un trauma distorsivo alla caviglia del piede sinistro. Deve dire addio ai cinque cerchi. Tre anni dopo, la bergamasca ottiene ciò che si era meritata: una partecipazione olimpica a Parigi e un argento nella prova a squadre. “La cosa difficile è stata accettare di non poter essere al massimo delle mie capacità. Finito l’esercizio nella mia testa c’era già la parola fine. Ho sempre pensato che ci sia di mezzo il destino: a Tokyo avevo già mal di schiena, una sorta di avvisaglia, ma mi sono detta che avrei dovuto aspettare quattro anni per avere la soddisfazione di vincere la medaglia… non è stato semplice ma vuol dire che doveva andare così. Visto il passato, mi sono detta ‘o ci provo ora o non posso più farcela’. Ho dato tutto, poi ne ho risentito, ma avendo vinto l’argento rifarei ogni cosa”.
Un oggetto che ha un valore enorme, soprattutto a livello simbolico: “Non la riguardo quasi mai, ho paura di rovinarla, l’ho aperta solo una volta per mostrarla ai miei cugini. È il dono più prezioso, mi capita di vedere la scatola e di ripensare a tutto quello che è stato. Non ho rimpianti, anzi, mi vengono sempre i brividi”. Un’emozione unica provata facendo quello sport che l’ha portata a lasciare i suoi affetti. “Avevo tre anni quando ho iniziato e a nove sono andata via da casa. Non stavo mai ferma, non ascoltavo nessuno, volevo sempre muovermi… essere attiva e lì ho capito che quella sarebbe stata la mia vita. La ginnastica me l’ha cambiata. Ringrazio i miei che mi hanno portato in palestra e le Fiamme Oro che mi hanno accompagnato questi anni, infatti rimarrò in polizia”.
Ora a testa alta guarda al futuro senza timore: “Non ho mai temuto nulla, nemmeno quando il medico mi disse di non fare ginnastica, non mi fa paura il domani. È sempre stato un sogno fare l’allenatrice: faccio già diversi stage e amo seguire le più piccoline. Voglio trasmettere ciò che ho vissuto. Non deve essere un obbligo fare sport: cerco di farle divertire. Non si deve pensare nulla, altrimenti diventa un peso e non un posto sereno dove divertirsi, fare nuove amicizie. Forse per questo non ho rimpianti per come ho vissuto la mia adolescenza: se vuoi una cosa devi fare dei sacrifici”.