Yes, we Kean. Il centravanti che scappa dalla Fiorentina e scopre che nel calcio ormai vale tutto

Moise Kean lascia la Fiorentina dopo una settimana surreale, tra il rifiuto di allenarsi, la multa e la voglia di andare al Como. Un talento indiscutibile, ma anche l'ennesimo caso di un calcio in cui contratti milionari, capricci e mercato sembrano aver cancellato qualsiasi regola di comportamento

29 AGO 26
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Moise Kean - foto LaPresse

Ormai vale tutto, in nome di un capriccio. Un calciatore fa il bello quando gli pare, lasciando che il brutto venga dimenticato. Anche se poi esiste il karma a colpire gli ambiziosi senza regole. Come successe a Koopmainers, auto dichiaratosi inabile all’improvviso all’Atalanta, con tanto di certificato medico, solo perché ormai aveva voglia di Juventus. Per ritrovarsi, oggi, da fenomeno a marginale, con il karma a inseguirlo come una biscia travestita da vipera. Ormai vale tutto, anche finire sul mercato con tanto di smorfia di dispiacere, per scoprire che quella smorfia altro non era che speranza. È successo a Kean, nuovo acquisto del Como dopo una settimana da capogiro. Rilanciato dalla Fiorentina dopo zero gol juventini, il centravanti della Nazionale, per nulla turbato dall’aver trascorso un anno disgraziato, con pochi gol, molti viaggi misteriosi, una tibia sempre infiammata, ma sei milioni netti come stipendio, il più alto della storia viola, ha cominciato ad agitarsi.
Si è alzato una mattina, la faccia gonfia, fiacco, si è diretto in ritardo al Viola Park e ha detto no, io non mi alleno. Da quel momento si è aperto il tendone del circo, pieno di acrobati sulla fune. La Fiorentina lo ha multato, lui ha resistito in silenzio, sapendo già come sarebbe finita la storia. Perché ormai è tutto nelle mani dei calciatori, almeno quelli forti. Firmano contratti milionari e poi se li rimangiano, sgranocchiati come croccanti. La Fiorentina è stata complice, non ci sono dubbi. Paratici voleva venderlo, ritenendolo inaffidabile. Kean avrebbe potuto lamentarsi di questo (sono ipocrita) e avrebbe avuto anche un pizzico di ragione (ipocrita ancora). Ma non l’ha fatto, abbagliato dallo specchio del lago di Como, dove evidentemente si è visto riflesso un po’ più bello. Perché nessuno a certe cifre lo voleva, soltanto il Como.
Kean è indubbiamente forte, ma gioca un calcio per conto suo, con il paraocchi, abbastanza in antitesi con la coralità chiesta da Fabregas. Ma queste sono questioni tecniche di cui parlo in teoria, ben sapendo che la pratica è un’altra cosa. Restano questi giorni, dove sembriamo tutti dei criceti sulla ruota. Giriamo alla ricerca di una logica, di una regola che venga rispettata, in nome di un briciolo di coerenza, ma lo facciamo a vuoto. Perché ormai tutto fa spettacolo: la Fiorentina che compra Zirkzee, il popolo viola che esulta, quelli del Como che fanno festa, e tutti i procuratori della terra che affacciati sul balcone gridano al mondo: yes we Kean.