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Il temporale Alphadjo Cissè
L'attaccante del Milan scroscia sul terreno di gioco, inonda gli avversari, sia quando ha la palla al piede sia quando vuole riprendere il pallone. Contro il Torino ha debuttato con la maglia del Milan segnando il primo gol

Foto LaPresse
Nessuno, almeno a dir loro, gli ha messo fretta e pressione. Eppure tra complimenti ed esternazioni dalla panchina a mezzo stampa (dal “Non va via, è prontissimo”, al “Io amo Cissé” di Ruben Amorim), e titolarità alla prima partita di campionato, un po’ di fretta e di pressione non può che essere arrivata. A diciannove anni però se percepisci la fretta e la pressione come un problema insormontabile e non come una opportunità qualche problema c’è, almeno nel calcio. Contro il Torino Alphadjo Cissè è sceso in campo dal primo minuto, se ne è fregato della pressione e ha messo lui fretta a tutti. Prima partita con il Milan, primo gol. E poteva pure arrivare la doppietta.
Quella di Alphadjo Cissè non è stata una partita perfetta, ha sbagliato tanto – tiri e cross –, spesso è stato impreciso sia nei movimenti che nel passare il pallone, però è stato tanto. E soprattutto è stato sbarazzino. Alphadjo Cissè non ha avuto la paura di sbagliare, non si è limitato, a tratti è stato abbondante. È un calciatore temporalesco Alphadjo Cissè, scroscia sul terreno di gioco, inonda gli avversari, sia quando ha la palla al piede sia quando vuole riprendere il pallone perché, come è logico che sia, un attaccante il pallone preferisce controllarlo che inseguirlo per contenderlo. Perché Alphadjo Cissè ha dimostrato in uno stadio di Serie A quello che ha sempre fatto, prima nei campetti trevigiani poi in quelli di Serie B con la maglia del Catanzaro: giocare con i più grandi e fregarsene se era il più piccolo. D’altra parte a lui bastava giocare perché a giocare gli veniva facile.
Deve ancora migliorare l’attaccante italiano, lo farà. In campo si impara molto più velocemente che dalla panchina e Ruben Amorim per ora non gli ha dato fiducia solo a parole ma anche in campo. In Italia però spesso si inventano giocatori in ruoli improbabili invece di puntare sui ventenni, dicono di farlo per loro, per non bruciarli. Tipico atteggiamento di un paese che considera “ragazzi” i trentenni. Ruben Amorim quanto meno non ha questo atteggiamento paternalistico. Ne ha altri forse, ma non questo. Certo, va detto che non è che ci fossero grandi alternative: Christian Pulisic è acciaccato, Rafael Leão pure e Samuel Chukwueze ormai fa l’esterno di centrocampo. Ora il portoghese dovrà far capire se quelle su Cissè erano soltanto parole di incoraggiamento a un calciatore che era al debutto con la maglia del Milan in quanto unica alternativa spendibile, oppure erano davvero sentite.
Anche quest'anno c'è Olive, la rubrica di Giovanni Battistuzzi sui (non per forza) protagonisti della Serie A. Piccoli ritratti, non denocciolati, da leggere all'aperitivo. Qui potete leggere tutti gli altri ritratti.
