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Ora siamo anche maestri di flag football
E' tempo che l’Italia inizi a scoprire questo sport, visto che la Nazionale è arrivata seconda ai Mondiali di categoria strappando così il pass per Los Angeles 2028 con largo anticipo

Foto LaPresse
Un exploit senza contatto alcuno. È tempo che l’Italia inizi a scoprire il flag football, visto che la Nazionale è arrivata seconda ai Mondiali di categoria strappando così il pass per Los Angeles 2028 con largo anticipo. La disciplina vive una fase di grande fermento, e proprio negli Stati Uniti farà il suo debutto olimpico assoluto. Con una certezza in più: gli Azzurri sono a pieno diritto fra le superpotenze di questo sport, a metà tra football americano e rubabandiera, paragone un po’ ruvido, ma per rendere l’idea a chi non ne ha mai sentito parlare.
Le regole del gioco? Si schierano in campo due squadre da cinque giocatori ciascuna – anziché 11 vs 11, dunque in uno spazio più piccolo –, con la stessa palla ovale e molti degli accorgimenti tattici del football. La differenza principale e sostanziale è che sono vietati i placcaggi: per bloccare l’avanzata di un avversario basta sfilargli una delle bandierine – da qui l’origine del nome – appositamente allacciate al livello della cintura. A quel punto l’azione s’interrompe e tocca agli altri cercare di segnare un touchdown. Ne deriva così uno sport più fluido e leggero, senza le iconiche armature da Nfl, in grado di esaltare l’agilità più dello strapotere fisico. E ancora di più lo scatto nello stretto. Tra i suoi estimatori più insospettabili c’è perfino Marcell Jacobs, non a caso. Una volta gli è capitato di incontrare la Nazionale italiana di flag football al centro Coni di Roma e ne è rimasto folgorato. “Si corre davvero veloci come matti”, ha poi raccontato il campione olimpico a Sportweek. “Mi sono esaltato, mi hanno invitato a provare. A questo punto ho un sogno: partecipare alle Olimpiadi giocando a flag football”. Una battuta che Marcell pare stia affrontando con un fondo di verità. Non potrà succedere a Los Angeles, perché le gare dell’atletica leggera – dove l’oro a Tokyo 2020 sarà impegnato – cadono in contemporanea a quelle del flag. Ma più avanti, finita la sua prima carriera da velocista, chissà.
Certo è che un testimonial come Jacobs garantirebbe una visibilità inedita a un movimento ancora nel pieno della sua crescita. Dicevamo, l’Italia è una corazzata perché i risultati recenti evidenziano questo: campione d’Europa e vicecampione mondiale in carica. La sconfitta in finale domenica scorsa contro gli Stati Uniti, naturalmente i signori del gioco, non fa che aumentare il prestigio di una squadra che ormai non viene più presa sottogamba da nessuno. Lo stesso Canada – altra big del circuito – aveva ceduto agli Azzurri in una semifinale passata alla storia, perché bastava chiudere fra le prime tre ai Mondiali di Dusseldorf per centrare la qualificazione olimpica. Anche la Nazionale femminile può ambire allo stesso obiettivo, seppur partendo più indietro nei piazzamenti. La riprova di uno sport che a poco a poco sta uscendo dalla sua nicchia: è riposto sotto l’egida della Fidaf, la Federazione italiana di football americano, e conta circa tremila tesserati su tutto il territorio. Oltre a una settantina di selezioni giovanili, si annoverano 30 squadre per il campionato maschile – suddiviso in prima e seconda divisione – e 18 per quello femminile. La curiosità? Spesso e volentieri, soprattutto a livelli più amatoriali, si giocano anche partite fra squadre miste.
Una tendenza incoraggiata sin dagli Stati Uniti, dove il flag si è sviluppato proprio per allargare la base tradizionale degli appassionati della palla ovale coinvolgendo un sempre maggior numero di donne. E pensare che gli esordi erano stati di tutt’altro tipo: si dice che questo sport sia nato addirittura durante la Seconda guerra mondiale, come forma di svago per intrattenere i soldati americani al fronte. Ma è soltanto a partire dagli anni Ottanta che ha cominciato a prendere la sua forma e struttura attuale - una delle critiche più frequenti mosse al football è la durezza dei suoi colpi: problema risolto a suon di bandierine. Ora è tempo di compiere il grande passo. E sperimentare ai massimi livelli: oltre al flag, a Los Angeles faranno il loro debutto baseball/softball, cricket T20, lacrosse e squash. Nuove chance di medaglia, a cui l’Italia ha dimostrato di poter ambire a pieno titolo. Per adesso con un antipasto d’argento.