Calcio e antisemitismo, iniziamo male

La brutta partenza di Bergamo e la necessità che l’odio non passi
21 AGO 26
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Foto Ansa

"Boycott Israel”. Una scritta proiettata sull’esterno dello stadio dell’Atalanta a Bergamo, dove ieri sera era in programma la prima sfida ufficiale della nuova stagione calcistica. Una sfida internazionale, per le qualificazioni alla Conference League, tra l’Atalanta e l’Hapoel Tel Aviv. Nel weekend prenderà il via anche il campionato di Serie A, ed è proprio il caso di dire che, in quanto antisemitismo proPal travestito da critica ad Israele, cominciamo bene. Anzi, riprendiamo male da come era finita la scorsa stagione sportiva, non solo nel calcio.
Lo scorso autunno Bologna fu teatro di scontri violenti provocare da centri sociali e proPal per la partita di basket dell’Eurolega tra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv, per non parlare delle richieste sconsiderate, anche da parte della politica, di vietare una partita tra le nazionali italiana e israeliana a Udine. Ai recenti Mondiali, il sottofondo di commenti social assurdamente antisemiti fu terribile. Per la partita di ieri a Bergamo – in città erano giunti un centinaio di tifosi israeliani, accolti da un presidio “Show Hapoel the red card - Fuori il sionismo dallo sport” – le forze dell’ordine, oltre a vietare nello stadio le provocatorie bandiere palestinesi, hanno messo in campo misure imponenti, che non dovrebbero essere necessarie per lo sport: con tanto di personale specializzato per la gestione dell’ordine pubblico e l’antiterrorismo. Con un accordo tra prefettura e Enac erano stati addirittura vietati i voli anche di droni sopra lo stadio. Un clima da guerra, non di buon augurio per la ripresa dei campionati sportivi, ma soprattutto un allarme per tutti a vigilare perché l’antisemitismo non abbia la meglio.