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mondiali di ginnastica ritmica •
La ginnastica ritmica intravede l'inizio di una nuova epoca
Per la prima volta in quattro anni ai Mondiali si è assistito a qualcosa di diverso dal solito. Certo sul podio ci sono salite Varfolomeev, Nikolova e Raffaeli, ma le giovani ginnaste sono pronte a dare una spallata alle campionesse di oggi

Foto Ap via LaPresse
Le regine tremano e soffrono ma non arretrano. Il trono dei mondiali di Francoforte è saldo tra Darja Varfolomeev (Germania, oro), Stiliana Nikolova (Bulgaria, argento) e Sofia Raffaeli (Italia, bronzo), che blindano l’Europa sul tetto del mondo. Non è stato facile per le tre veterane che hanno abituato il pubblico della ginnastica ritmica ai loro nomi sempre al top.
Ci sono due modi di leggere il campionato appena finito, uno dei più avvincenti. Uno passa per il risultato all-around, che incorona le stelle europee. L’altro guarda ai loro volti, con dipinto il terrore di diventare stelle cadenti. Ombre nere velano gli occhi di Darja Varfolomeev a fine prima rotazione, quando la campionessa olimpica è solo sesta. Il solito largo sorriso si spegne, per l’inedita paura di fallire e in casa. Ha davanti 5 ginnaste, mai così tante. Atlete giovani, che si affacciano ora alle pedane internazionali e promettono benissimo.
È “il cigno nero”. Le outsider che non ti aspetti prendono il nome di Rin Keys (Usa), Megan Chu (Usa) e, soprattutto, Akmaral Yerekesheva (Kazakistan), 16 anni. Nessuno le aveva previste, specie le statunitensi: in questo sport, parafrasando Lucio Dalla, “l’America è lontana, dall’altra parte della luna”, ma sta investendo ferocemente in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Alla fine, Keys e Chu si piazzano ottava e undicesima. Se il Mondiale finisse alla prima rotazione del Gruppo A, Yerekesheva sarebbe in testa; dietro di lei Chu, le russe Sofiia Ilteriakova e Mariia Borisova e solo allora Nikolova, Varfolomeev e Raffaeli. Un parziale da inchiodare il pubblico alla sedia: per la prima volta in quattro anni assiste a qualcosa di diverso, in cielo spuntano altre luci. Prima del Gruppo A gareggia il gruppo B: i punteggi di ginnaste valenti come Taisiia Onofriichuk (Ucraina) e l’altra italiana Tara Dragas finiranno nel ranking definitivo (chiudono quarta e sedicesima, per Dragas anche un quarto posto alla palla alle finali di specialità). Ma la gara dura cinque ore. Forse è questo che l’allenatrice di Varfolomeev, la bielorussa Julija Raskina, argento a Sidney 2000, ricorda alla sua atleta, nelle pause: non è finita finché non è finita. Ma fino alla fine, ogni pronostico è di troppo. Anche questo si legge sui volti: Sofia Raffaeli e l’allenatrice Amina Zaripova sono maschere di sale. “Concentratissime”, commenta in telecronaca l’ex campionessa Milena Baldassarri, che con Raffaeli ha diviso palestra e sacrifici. Il bronzo di Sofia è in discussione fino all’ultimo, dice la sua smorfia di timore prima delle ultime performance di Borisova e Yerekesheva, che non la scalzano (chiudono quinta e sesta). Alle finali di specialità del giorno dopo, otterrà anche uno splendido argento al cerchio, il suo attrezzo.
La rimonta delle veterane inizia alla seconda rotazione e schiva l’altra grande minaccia. Oltre all’aria di rivoluzione da Usa e Kazakistan, tira un vento (scontato) di restaurazione dalla Russia: è il mondiale del rientro in campo internazionale, dopo l’aggressione all’Ucraina. La più temibile è Borisova, 19enne della scuola di Alina Kabaeva, “la zarina della ritmica” indicata come madre degli ultimi figli di Vladimir Putin. Fa una gara eccelsa e chiude quinta, dietro l’ucraina Onofriichuk. L’altra “16enne terribile” è Ilteriakova, affamata e acerba. Gli errori la trascinano al dodicesimo posto, ma la stoffa c’è: porta a casa un argento alla palla in un podio tutto russo, diviso con Varfolomeev (la tedesca è siberiana di nascita) e Borisova. “Certo, ci fu qualche tempesta”, narra “La canzone dei vecchi amanti”, colonna sonora del nastro di Raffaeli. Ma le europee prosperano nelle tempeste. Il podio vale loro il pass per Los Angeles ’28, “ma l’America è lontana”: il lavoro più duro per difendere il fortino inizia ora.