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A Coverciano c’è una rondine, Giovanni Costantino
Dopo una lunga gavetta all’estero, dalla Finlandia a Budapest, dalla Slovacchia alla nazionale ungherese, l'allenatore ha ora il compito di far crescere gli Under 16 della nazionale. Una scelta inusuale e in controtendenza
17 AGO 26

Foto Ansa
Il vento caldo dell’estate, come cantava Alice (al testo collaborò Franco Battiato, autore anche della musica), oltre a temperature altissime ha portato in questa stagione anche una novità nel Club Italia. Nel mondo solitamente stantìo e gattopardesco del calcio italiano, là dove si cambia tutto per non cambiare nulla (come da battuta del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa) una variazione sul tema è stata infatti offerta dalla lista dei tecnici nominati per guidare le nazionali giovanili azzurre. Con la promozione dell’ex allenatore della Under 19, Alberto Bollini, a vice di Mancini, c’è stato infatti un rimescolamento dei quadri che ha lasciato vuota la panchina dell’Under 16. Invece che affidare questi ragazzi a un profilo interno, magari un ex giocatore, il coordinamento tecnico ha chiamato Giovanni Costantino.
Una scelta come detto inusuale e in controtendenza giacché Costantino ha alle spalle esperienze internazionali come allenatore di prime squadre e può vantare anche un’ insolita (per gli standard dei nostri allenatori) conoscenza delle lingue. Messinese di nascita, 41 anni, Giovanni Costantino ha dovuto affrontare le difficoltà che da sempre incontrano tutti quei ragazzi che vogliono diventare allenatori di alto livello senza però aver collezionato presenze sui campi di A, B e C. Il nuovo tecnico federale ha dovuto svolgere una lunga gavetta all’estero, che lo ha visto andare fino in Finlandia per poi diventare collaboratore tecnico alla Honvéd di Budapest, al Dunajská Streda in Slovacchia e nella nazionale ungherese, dove ha lavorato con profili come Dominik Szoboszlai, centrocampista del Liverpool.
Da lì è cominciata l’avventura come primo allenatore, con tappe all’MTK Budapest, al Casarano in D, all’FCU Craiova e persino in Kirghizistan, prima di questo rientro in Italia. Difficile dire se l’arrivo di Costantino rappresenterà l’inizio di un vero e proprio cambiamento a Coverciano (e qui torniamo al Gattopardo). D’altra parte, come diceva Aristotele, una rondine non fa primavera. La speranza, tuttavia, è che un buon lavoro del quarantunenne siciliano possa aprire le porte del calcio che conta anche ad altri giovani allenatori che non provengono dai percorsi consueti del professionismo.