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Il Monza all’americana è ancora un rebus
I due nuovi dirigenti si sono occupati della ristrutturazione strategica del club, dal rebranding al pacchetto di sponsorizzazioni. Ma finora i movimenti nella rosa sono stati pochi e da qui al 1° settembre è lecito aspettarsi più di qualche rinforzo di spessore
15 AGO 26

Foto LaPresse
La data è la stessa: 29 maggio, la promozione in Serie A di questa primavera come la storica prima volta di quattro anni fa. Il Monza invece è cambiato. E di parecchio. Si riaffaccia ai vertici del calcio senza più il controllo della Fininvest, senza più le acrobazie di mercato del "condor" Galliani, senza più l’aura presidenziale di Berlusconi. È cambiato pure l’allenatore, in queste ultime settimane: da Paolo Bianco, vincitore dei playoff e poi dimissionario, a Ivan Juric, reduce da un filotto di esperienze tutt’altro che esaltanti fra Roma, Southampton e Atalanta. Ed è cambiato il direttore sportivo, anche lui dopo una sola stagione: lascia l’argentino Nicolas Burdisso, arriva Pedro Obiang. Che a 34 anni ha smesso di giocare a calcio nel Monza proprio per entrare nella dirigenza del Monza stesso. L’anello di congiunzione resta il capitano Matteo Pessina, sbarcato in Brianza proprio nella prima estate di A e mai più ripartito. “Vi faremo ricredere”, promette, visto che del club biancorosso si è perso un po’ il bandolo della matassa.
Gli interrogativi sono diversi - e non necessariamente portano a risposte negative: sarà il campo a parlare. Per un po’ si era creduto che l’ascesa del Monza fosse indissolubilmente legata alle figure del Cav. e Galliani, sempre loro, avventuratisi in un bell’esperimento sportivo della vecchiaia dopo i rampanti decenni milanisti. La cessione della società, proprio a poche settimane dalla prima discesa in cadetteria, sembrava rinforzare quest’ipotesi con eventuali spettri di smantellamento. Invece nel giro di pochi mesi il Monza è tornato lassù, si ritrova governato da un fondo americano - come succede a sempre più realtà del nostro Paese - e punta a un rilancio strutturale concreto. L’azienda in questione si chiama Beckett Layne Ventures (Blv), specializzata in investimenti, consulenze strategiche e management sportivo: Lauren Crampsie, l’attuale presidente dei brianzoli, aveva lavorato al Chelsea insieme al fondatore di Blv tra il 2022 e il 2023. Era la complessa fase di transizione fra l’epoca Abramovich e quella statunitense. I due dirigenti si sono occupati della ristrutturazione strategica del club, dal rebranding al pacchetto di sponsorizzazioni. Da quell’esperienza è maturata la convinzione di mettersi in proprio, riapplicando il modello Chelsea in una destinazione più piccola e alla portata.
Monza non ha né il lago di Como, né la storia di Venezia. Prima di Berlusconi era la classica provinciale, con un’identità calcistica molto sentita ma altrettanto circoscritta sul territorio: i nuovi proprietari hanno intravisto comunque un potenziale imprenditoriale inespresso. La vicinanza a Milano, il richiamo globale della Formula 1, l’eco mediatica ancora importante della stagione del Cav. Per iniziare col piede giusto in Italia, Crampsie ha scelto di affidarsi a Mauro Baldissoni: non soltanto già direttore generale di una big come la Roma, ma lo è stato proprio negli anni di James Pallotta. Sa cosa significa lavorare con un board americano, coniugando due mondi diversi nello stesso club. A Monza, da nuovo amministratore delegato, non a caso aveva subito portato con sé Burdisso - ex difensore giallorosso - e oggi riparte da Juric per la panchina: è stato lui a presentarlo alla stampa pochi giorni fa, con la comune consapevolezza che i biancorossi sono ancora un cantiere aperto. Sia sul fronte del calciomercato, sia lato stadio - perché tra i piani societari c’è anche l’ammodernamento multifunzionale del Brianteo.
Manca ancora un mese di trattative, finora i movimenti nella rosa sono stati pochi - salvo qualche giovane di prospetto - e da qui al 1° settembre è lecito aspettarsi più di qualche rinforzo di spessore. Al contempo la retrocessione di due anni fa era stata gravata dagli infortuni, e quello stesso gruppo di ragazzi, senza altri scossoni, ha dimostrato di potersi riprendere la Serie A sul campo - anche se soffrendo, fino all’ultima partita utile. Un traguardo non scontato, che ora i tifosi guardano con curiosità: scommettere sul Monza come sostenibile ecosistema del pallone è una sfida non banale a così alti livelli. E diversa da quella delle altre due neopromosse che abbiamo raccontato. Con tante incognite, ma una certezza in più: rispetto a Frosinone e Venezia, i brianzoli sanno già come centrare una salvezza. Anzi, due consecutive. Su questo forse ha ragione Pessina: occhio a darli subito per spacciati. Non era solo la mano del Cav., evidentemente.