Sport
Il Foglio sportivo •
Cinque secondi per realizzare un sogno. Il fascino dell’arrampicata sportiva
La differenza quasi impercettibile tra i cronometri, la precisione dei gesti e la ricerca di una fluidità del corpo e della mente. Il racconto di Matteo Zurloni e Lucia Capovilla in vista di Los Angeles
15 AGO 26

Matteo Zurloni (Foto LaPresse)
Da una parte ci sono quei cinque secondi. Una brevissima frazione di tempo che decide la gara più corta dell’Olimpiade. E la cui differenza di cronometro tra gli atleti è spesso impercettibile, nella serie dei millesimi, meno di un battito di ciglia. Tutto si concentra lì per Matteo Zurloni, su quella parete di 15 metri, percorso identico per l’avversario di fianco, e una corsa verticale contro il tempo, ricominciando da Parigi. Dall’altra c’è la precisione dei gesti di Lucia Capovilla e la ricerca di una fluidità del corpo e della mente. Sensazioni che ricerca per arrivare in alto, e a Los Angeles, con il debutto dell’arrampicata paralimpica ai Giochi, il più in alto possibile.
Due millesimi di secondo. Un tempo così breve che è quasi impossibile da immaginare. Eppure, fu proprio quei 2 millesimi, quella differenza tra 4.997 e 4.995 secondi, a cambiare il finale di Parigi 2024 per Matteo Zurloni, campione del mondo di arrampicata sportiva: “Se ripenso all’Olimpiade, quella è la prima immagine che mi viene in mente. Alla fine però ricordo Parigi con il sorriso perché ho avuto la fortuna di rappresentare il mio sport davanti a un grande pubblico. La mia disciplina si gioca sul filo dei millesimi, è anche questo il bello”. Un rapporto, quello con l’arrampicata, che iniziò ancor prima che il piccolo Matteo iniziasse a camminare: “Da bambino passavo le vacanze a Campitello di Fassa, in Trentino. Ero ancora troppo piccolo, così salivo sulle spalle di papà e insieme facevamo lunghe passeggiate in mezzo alle bellissime Dolomiti”. Fu proprio lì che si accese la curiosità per quello che sarebbe diventato non solo il suo sport, ma la parte più importante della sua vita: “Ero incuriosito da questi puntini colorati che salivano sulle montagne. Da lì diciamo che è nato un po’ quel desiderio di provare, avevo anche scoperto che la montagna era stata il mondo di mio nonno, con un passato da alpino. Dedicai a lui e alle sue escursioni la mia tesina di terza media”.
Negli anni la roccia ha lasciato il posto alla parete, e soprattutto alla velocità, per potersi dedicare completamente alla speed, la specialità più veloce dell’arrampicata, che consiste nel completare una via - il percorso da seguire sulla parete - nel minor tempo possibile: “Vidi Ludovico Fissali a Tokyo 2021 e decisi di impegnarmi seriamente e dare tutto per questo sport. Volevo arrivare a provare quelle stesse emozioni, sia belle che negative”. Adrenalina e tranquillità. Velocità e precisione. Sensazioni a tratti contrastanti, ma che caratterizzano l’arrampicata, dove la mente gioca un ruolo fondamentale: “Non si potrà mai avere tutto sotto controllo. È importante trovare un focus mentale durante le gare, per questo mi faccio seguire anche da uno psicologo sportivo”. A oggi è l’atleta di punta della Nazionale italiana, e non solo. Nonostante la giovanissima età di 24 anni, Matteo ha già alle spalle un oro ai mondiali di Berna nel 2023 e ai recenti campionati italiani, un argento agli europei del 2024 ed è l’attuale detentore del record europeo. L’obiettivo ora è la California: “Ci penso molto. Vorrei cercare di rifarmi per quei due millesimi e condividere questo sport bellissimo. Sono sicuro che catturerà i cuori degli spettatori”.
Le spiagge losangeline non faranno da sfondo solo all’arrampicata olimpica. Per la prima volta nella storia, il comitato organizzatore di LA28 ha aggiunto anche uno sport paralimpico ai Giochi, una nuova sfida per la delegazione azzurra, che sarà accompagnata da Allianz nel percorso olimpico e paralimpico. Tra loro Lucia Capovilla, pluricampionessa mondiale, nata senza l’avambraccio sinistro nel 1993. Da piccola provò tanti sport, concentrandosi poi sull’arrampicata: “È stata lei a scegliermi. Il rapporto si è evoluto nel tempo e per me ha avuto tantissimi significati, per primo quello di poter valorizzare tutte le parti del mio corpo. Ogni giorno c’è uno stimolo nuovo che mi permette di trovare un benessere dentro di me, sia attraverso il movimento, che con la conoscenza di me stessa”. I primi tempi non furono semplicissimi: “All’inizio quando scalavo mi faceva male la pelle all’altezza del gomito. Nonna si inventò di cucirmi una protezione provvisoria, un po’ l’antenato di ciò che uso oggi”. Alla recente Coppa del Mondo di Innsbruck, Lucia ha conquistato il suo terzo oro in carriera: “Ho solo emozioni positive, sono riuscita a ritrovare le sensazioni giuste, quella fluidità e serenità che solo questo sport riesce a darmi, dove riesco a godermi quello che sto facendo. Penso solo a scalare e vivere il momento”. Le stesse sensazioni che cercherà di ritrovare tra due anni con quella nuova sfida. Sua, e non solo.