In panchina arrivano i giovani

In Serie A scende l’età degli allenatori. Una scelta anche economica
8 AGO 26
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Lo spagnolo Carlos Cuesta, 31 anni compiuti a luglio, è il più giovane tecnico della A (foto Getty)

L’Italia, si sa, non è un Paese per giovani. La Serie A, invece, sembra esserlo. Almeno in parte e soprattutto in panchina. Sì perché, mentre in campo il nostro amato campionato tende a riempirsi di giocatori di età anche molto avanzata (come i vari Luka Modrić e Kevin De Bruyne), risultando uno dei tornei dall’età media più alta, a livello di allenatori la stagione che sta per cominciare ha imboccato la strada del ringiovanimento.
Sono diversi, infatti, i tecnici che, al via del prossimo campionato, contribuiscono a portare al di sotto dei cinquant’anni l’età media di chi si siederà in panchina.
È chiaro come su questo dato abbia influito la conferma del trentunenne Carlos Cuesta da parte del Parma. Dietro lo spagnolo però ci sono altri profili, alcuni dei quali rappresentano delle novità per la A. Debutteranno in Serie A il trentanovenne Ignazio Abate sulla panchina del Torino (quarant’anni a novembre), il quasi quarantunenne Domenico Tedesco al Bologna, Alberto Aquilani al Sassuolo (42 anni) e il portoghese Rúben Amorim al Milan, che compirà 42 anni il 27 gennaio. Tutti allenatori di squadre che dovrebbero teoricamente restare nella metà sinistra della classifica. Le neopromosse, invece hanno preferito affidarsi all’esperienza: Giovanni Stroppa del Venezia (58 anni), Massimiliano Alvini (56) e Ivan Juricć del Monza (50). A optare per l’esperienza sono state anche il Lecce, che ha confermato il cinquantaseienne Eusebio Di Francesco dopo la salvezza dell’anno scorso e l’Udinese, con il cinquantacinquenne Kosta Runjaić ancora alla guida dei friulani.
Anche per questo, come riportato dal Corriere della Sera e nonostante i giovani di cui sopra, l’età media dei tecnici di Serie A è comunque sempre alta. Soprattutto se la confrontiamo ai quarantatré anni circa della Premier o ai quarantaquattro della Bundesliga.
Da Cuesta ad Abate, da Aquilani ad Amorim: ecco la nuova generazione dei tecnici
D’altra parte, da noi troviamo ancora dei santoni come il romanista Gian Piero Gasperini (68 anni), lo juventino Luciano Spalletti e il neo atalantino Maurizio Sarri (entrambi classe 1959) e Massimiliano Allegri. Con cinquantanove anni da compiere martedì, il nuovo tecnico del Napoli è il quarto decano del campionato. Nei Top cinque campionati europei, l’unico allenatore a superare per età Gasparini, Spalletti e Sarri è Manuel Pellegrini: prossimo ai 73 anni (da compiere il 12 settembre), l’ingegnere cileno è dal 2020 alla guida del Betis Siviglia.
In Premier, il torneo di riferimento per tutti, il tecnico più anziano al via sarà lo scozzese David Moyes dell’Everton (63). È interessante notare come, nella prima divisione inglese, ci sia soltanto un allenatore che inizierà la stagione con meno di quarant’anni: Fabian Hürzeler del Brighton (33).
Oltremanica si trovano però tanti allenatori che non hanno ancora compiuto cinquant’anni. Fra questi ne annoveriamo due italiani come il quarantaseienne Enzo Maresca, chiamato al difficile compito di guidare un Manchester City orfano di Pep Guardiola dopo dieci stagioni consecutive e Roberto De Zerbi, quarantasettenne che dovrà rilanciare il Tottenham.
In Bundesliga il titolo di più anziano spetta al sessantenne Urs Fischer del Magonza, mentre il più giovane è René Wagner, tecnico del Colonia nato nel luglio 1988. In Francia invece, dove l’età media è più alta che da noi (circa cinquantadue anni), il più âgé ai nastri di partenza sarà Bruno Genesio del Marsiglia (59) il ragazzo del gruppo è il belga Will Still, trentatreenne dell’Auxerre.
Chissà se porteranno una rivoluzione tattica o se ripiegheranno sul solito copione
Ma a cosa è dovuta questa novità per l’Italia? Si tratta dell’inizio di un ricambio generazionale? Il tempo ce lo dirà. Una prima analisi ci porta piuttosto a ritenere che la tendenza allo svecchiamento dei quadri tecnici vada incontro a due esigenze primarie: il desiderio di imitare chi vince e la minor spesa in termini economici.
Sotto il primo aspetto la Serie A è una copycat league, cioè un campionato nel quale si tende a copiare modelli che hanno già avuto successo. Lo si vide già tanti anni fa, ai tempi del Barcellona di Guardiola quando alcune squadre (segnatamente la Juventus con Ciro Ferrara e l’Inter con Andrea Stramaccioni) cercarono appunto di imitare quanto fatto dai blaugrana, affidandosi a tecnici giovani e con poca esperienza alle spalle.
Stavolta i modelli di riferimento le società italiane li hanno trovati in casa. L’anno scorso infatti tre fra i tecnici di cui più si è parlato, protagonisti della scorsa stagione, sono stati Cristian Chivu, Cesc Fàbregas e Fabio Pisacane. Il rumeno ha vinto lo scudetto con l’Inter alla sua prima stagione dall’inizio come allenatore di una squadra di A. Lo spagnolo ha condotto il Como allo storico traguardo della qualificazione alla Champions. Da parte sua Pisacane ha guidato il Cagliari a una comoda salvezza, anch’egli alla prima stagione fuori da un settore giovanile.
Seguendo questi esempi, ecco che anche Torino (Abate), Sassuolo (Aquilani), Bologna (Tedesco) e Milan (Ruben Amorim) hanno optato per guide tecniche giovani, anche se con maggior esperienza alle spalle rispetto a un Chivu o a un Pisacane.
C’è poi da considerare, come detto, il fattore economico. In base ai dati riportati da transfermarkt, due profili come quelli di Abate e Aquilani risultano fra i meno pagati in A, con uno stipendio inferiore a €1.5 milioni lordi. Amorim (6.5 milioni di euro lordi) e Tedesco (3.7 milioni lordi) guadagnano sì molto di più, ma sono due allenatori che vantano già esperienze internazionali. Normale quindi che, pur essendo entrambi giovani, ricevano un compenso proporzionato al livello delle squadre allenate.
Resta da capire se questa nuova generazione porterà davvero una rivoluzione tattica oppure se, alle prime difficoltà, finirà per rifugiarsi nel tradizionale copione italiano fatto di difesa a cinque, 5-3-2 e contropiede.