La Premiata Tufferia Marconi, la fabbrica romana dei campioni che fa volare l’Italia agli Europei di Parigi

Chiara Pellacani, Matteo Santoro, Raffaele Pelligra, Sarah Jodoin di Maria, Irene Pesce e Simone Conte: le sei medaglie all'ombra della Torre Eiffel arrivano dalla scuola nata nella capitale attorno ai fratelli Marconi. Una fucina di talenti che punta già a Los Angeles 2028

5 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 16:07
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Gli azzurri non nuotano nell’oro, si tuffano. Non in corsia, ma da trampolini e piattaforme. Agli Europei di Parigi 2026, all’ombra della Torre Eiffel, lontano dalla discussa Senna, nella piscina del Centro Acquatico Olimpico, il gruppo italiano sta facendo incetta di medaglie in una disciplina spesso bistrattata, per anni ricordata solo per le gloriose imprese di Tania Cagnotto. Dietro questi risultati ci sono tecnici che lavorano nell'ombra, nascosti dietro le scalette, intenti a filmare le gesta dei propri atleti alla ricerca di ogni minimo dettaglio capace di fare la differenza. Sei sono i podi raccolti da una spedizione che potrebbe ancora migliorare il proprio bottino. Un bottino che porta la firma dei fratelli Marconi (Nicola, Tommaso e Maria, tutti ex tuffatori olimpici) e della loro società, la M.R. Sport fondata a Roma nel 2010 insieme a Domenico Rinaldi, presidente e direttore tecnico (oltre che compagno della madre Barbara).
Una scuola che si traduce in un sistema che forgia e fa crescere atleti che stanno sbocciando. Dei sei podi tutti (solo Belotti, bronzo con Santoro, non si allena nel Lazio) sono il risultato degli sforzi svolti dalla Premiata Tufferia Marconi, come è stata ribattezzata. Chiara Pellacani, Matteo Santoro, Raffaele Pelligra, Sarah Jodoin di Maria, Irene Pesce e Simone Conte, sono seguiti dai Marconi e dai tecnici della società Michele Benedetti e Alice Palmieri. È Roma la capitale dei tuffi grazie a una realtà fucina di talenti, che almeno in termini di risultati, ricorda l’Accademia Brixia di Brescia di ginnastica artistica. Eccellenze all’italiana talvolta sottovalutate e che riescono a emergere in un contesto in cui spesso mancano impianti adeguati. La MR Sport lavora soprattutto a livello giovanile formando atleti nelle categorie agonistiche e pre-agonistiche, tra i 6 e i 17 anni. Inoltre, l’impegno va oltre, con spazio al sociale grazie al progetto Tuffi Adapted, pensato per bambini, ragazzi e adulti con disabilità intellettivo-relazionali, sindrome di Down e disturbi dello spettro autistico, oltre che corsi gratuiti riservati a persone affette da qualunque disabilità. Grazie anche a questo lavoro gli italiani si stanno tuffando in una nuova direzione che porta direttamente a Los Angeles 2028.
Un capitolo a parte merita Chiara Pellacani, il volto da copertina di questa rassegna continentale. Il primo viatico per dare più visibilità a una disciplina sportiva poco valorizzata sono i risultati e un personaggio in cui identificarsi. L’azzurra, che a Roma si allena con Tommaso Marconi ma studia a Miami (come l’amico Matteo Santoro), ha raccolto il 4 agosto la sua quarta medaglia d’oro nella gara del trampolino da tre metri. A Marconi lo aveva confidato “voglio cinque medaglie” e la collezione, di giorno in giorno, si sta arricchendo. "Chiara – ha svelato il tecnico – mi ha detto che il suo obiettivo era di conquistare cinque medaglie. Io l’ho corretta: il vero obiettivo sono cinque ori". Ha iniziato con il podio nel team event e ha proseguito nel sincro misto con Santoro e dal metro: mai nessuno aveva conquistato quattro ori in un'unica edizione dei campionati europei di tuffi. Si tratta del decimo alloro continentale. Un’ennesima conferma di quanto fatto in passato, visto che già agli Europei di Budapest 2021, era diventata la prima e unica atleta dei tuffi a conquistare 5 medaglie in un'unica edizione (1 oro, 3 argenti e 1 bronzo) e poi si era ripetuta a Roma 2022 (2 ori, 1 argento, 2 bronzi). "Amo questo sport – ha detto l’atleta - Vorrei che questi successi aiutassero il nostro sport ad avere più di visibilità e ad avvicinare più giovani perché è davvero bellissimo". Un riscatto dopo i due quarti posti di Parigi 2024, quando aveva quasi pensato di smettere e aveva preferito levarsi di dosso il cloro e prendersi una pausa senza salire su quelle scalette su cui spesso tremano le gambe. Ora a tremare, invece, sono solo record e primati.