Malagò e Mancini, come in un film

I due si sono abbracciati, stretti, come due grandi amici . “Che bello ritrovarti, con te si può ricominciare”. Il film, così com’è iniziato, è già finito

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Foto ANSA

La trama si è faticato a seguirla, ma che film ragazzi, che attori straordinari! Giovanni Malagò è stato il nostro Clint Eastwood (MalaClint). Grande stile, calma, giacca Caraceni, pronto a sacrificarsi “per un pugno di giornalisti”. Ha dominato la scena, bang, facendo finta di essere stato colpito, per poi rialzarsi, come un morto per finta. Ha sorriso di nuovo e così, riproposto in verticale, è sembrato altissimo, ancora più del solito. Ha dichiarato cose un po’ a vanvera, risultando credibile lo stesso, perché quando MalaClint parla si fa ascoltare, con quel tono della voce da Rossano Brazzi in “Coralba”. Ammicca, dialoga di futuro, nonostante l’età. È un grandissimo giocatore di poker, sempre pronto a sfoderare l’asso nella manica. Ha fatto credere – un bluff sublime – di aver assecondato il duo meraviglia Maldini/Leonardo. Li ha presi, portati sul set, e poi si è goduto lo spettacolo.
Leo e Maldo non hanno nemmeno fatto in tempo a recitare un secondo (cinema muto?), che si sono allontanati preoccupati con un telefono in mano. Pronto Pep, ci sei? No, è stata la risposta. Nel frattempo MalaClint, sedutosi sopra la sedia del regista, sbadigliava, poi si guardava le unghie, perfettamente curate, infine socchiudeva le palpebre come un Lotito qualunque in Parlamento. Tornati i due, si è ridestato, guardandoli con tenerezza. Maldo ha parlato, ha detto “Andrea”, Leo come in un riflesso di Pavlov, ha aggiunto “Pirlo”, con voce stentata. E tutti a ridere, dal resto degli attori, all’ultimo dei macchinisti, con MalaClint che, megafono alla mano, ordinava la sospensione delle riprese, cambiando totalmente la sceneggiatura.
Ciak, si gira ancora, ma un altro film: il mio. A migliaia di chilometri dal nuovo set, il povero allenatore bresciano, inopinatamente tirato in ballo dal Leo e Maldo, si è sentito all’improvviso declinato al femminile, da Pirlo a pirla o Pirlova, detto alla russa. Intanto sopra un cavallo bianco, con la musica in sottofondo del Pino Silvestre, galoppava incontro al suo salvatore, il nuovo attore, detto il Mancio, elegantissimo, sfuggito al freddo dell’oblio con una mantella di cachemire. “Ciao Roberto”, “Ciao Giovanni”. I due si sono abbracciati, stretti, come due grandi amici . “Che bello ritrovarti, con te si può ricominciare”. Ma restava ancora un ruolo da assegnare: quello di grande saggio. Serviva un signore dai capelli bianchi, di carisma, refrattario alla pensione. Lo trovano, lo chiamano e lui risponde subito. Entrato in scena all’improvviso, trova soltanto il tempo per dire una battuta. Solo che nessuno lo ascolta. Il film, così com’è iniziato, è già finito.