I sogni infiniti di Gregorio Paltrinieri

“Non ho mai voluto essere una meteora. Mi ispiro a Djokovic e Hamilton”, dice il campione azzurro che non smette di nuotare: “Felicità è avere ancora un obbiettivo”

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Foto LaPresse

Gregorio Paltrinieri è un campione infinito. Potrebbe fermarsi a contare le medaglie che ha accumulato in 15 anni di carriera, potrebbe accomodarsi su una sdraio accanto a Rossella, quando tornerà con il suo oro dai Mondiali di scherma e godersi un po’ di riposo in riva al mare. Invece è sempre qui pronto a tuffarsi ancora una volta nella Senna, uno dei suoi peggiori ricordi, per inseguire altre medaglie europee. Come se non gli bastassero mai. Ne ha vinte 5 ai Giochi olimpici, 19 ai Mondiali e 20 agli Europei, parlando solo di vasca lunga e acque libere. Poi ci sarebbero anche quelle in vasca corta, alle Universiadi o ai Giochi del Mediterraneo. Vivere di ricordi non sarebbe poi così male. Invece lui è ancora qui a nuotare come un ragazzino. “La felicità è continuare ad avere un sogno, continuare ad avere un obiettivo. Lavorare per quello mi rende orgoglioso, mi rende felice”, spiega. Una frase che nella sua semplicità racconta l’uomo oltre l’atleta. Un ragazzo che ha sempre fatto della fatica la sua religione. “Ho avuto la fortuna di capire presto che riuscivo a nuotare bene. Però ho anche capito subito quanto fossero importanti la costanza, la precisione e il lavoro quotidiano. Quello mi ha accompagnato per tutta la carriera”. La sua forza non è stata soltanto vincere. È stata restare.
“La cosa più difficile è stata trovare sempre il mio posto, anche quando arrivavano nuotatori più forti o attraversavo momenti complicati. Non volevo essere una meteora. Ho sempre cercato di capire quando spingere, quando fermarmi, quando recuperare. Questa capacità di autogestirmi mi ha permesso di durare così a lungo”. Per spiegare la sua longevità, Paltrinieri guarda fuori dal nuoto. I modelli sono quelli che hanno saputo attraversare il tempo senza smettere di competere ai massimi livelli. Novak Djokovic, Lewis Hamilton, gli atleti capaci di reinventarsi quando il fisico non risponde più come a vent’anni e i tuoi avversari cominciano ad avere meno di vent’anni e sembrano avere una riserva di forze che non finisce mai. “Mi ispiro a chi lo sta già facendo. Guardo Djokovic e mi chiedo come riesca a rimanere così motivato dopo tutto quello che ha vinto. Quando sei abituato a vincere e improvvisamente arrivano i giovani che ti passano davanti è un colpo. La differenza è riuscire ogni volta a ripartire da zero. Anche Lewis, che mi è sempre piaciuto, dopo la batosta dell’anno scorso è ancora lì, secondo in campionato, a lottare. Fa capire lo spessore dell’atleta e dell’uomo”.
È ispirandosi a loro che Greg è qui a nuotare pensando a Los Angeles 2028, alla sua quinta Olimpiade. “Gli Europei li considero un passaggio importante. Servono a capire a che punto sei della preparazione, ma il grande obiettivo restano le Olimpiadi. Anche perché io non sono ancora qualificato e il prossimo anno sarà decisivo”. A Parigi nuoterà solo nella Senna, lasciando perdere le gare in vasca. Peccato che i francesi riportino le gare proprio sul fiume. “Avevamo mandato una lettera firmata da quasi tutti gli atleti più forti d’Europa. Non volevamo gareggiare nella Senna e avevamo chiesto di utilizzare il piano B. Ci hanno ascoltato, ma sono rimasti fermi sulle loro posizioni. Non è una competizione di un giorno solo. Sono quattro giorni di gare e poi molti di noi devono andare in piscina. Se stai male rischi di compromettere tutto”. Si dovrebbe nuotare in un tratto migliore, più pulito. “Il rischio, però, resta altissimo. Dopo i Giochi ci sono state persone ricoverate con l’Escherichia coli. Io continuo a chiedermi perché non utilizzare uno dei tanti laghi che ci sono vicino a Parigi”. La sua è anche una battaglia di principio. Non sopporta che la voce degli atleti conti ancora così poco. “Noi abbiamo poca voce in capitolo e non capisco perché. Prima o poi questa cosa dovrà cambiare. In altri sport gli atleti vengono ascoltati molto di più”.
Riavvolgiamo il nastro. Il 14 agosto saranno passati 10 anni dal suo oro sui 1.500 metri stile libero a Rio. Un ricordo dolce, ma non il più prezioso: “A Rio c’era troppa pressione. Quella vittoria è stata quasi un sollievo. E poi sono andato avanti ad avere degli incubi per tanto tempo. Sognavo ogni notte di dover ancora cominciare la gara”. Si svegliava, vedeva la medaglia e tornava a dormire. Le medaglie a cui tiene di più sono altre. “Le gare che mi sono goduto di più sono state invece quelle di Tokyo. Non dovevo neanche essere lì, stavo malissimo e sono riuscito comunque a vincere due medaglie”. La mononucleosi aveva compromesso la preparazione e trasformato quelle Olimpiadi in una sfida contro il proprio corpo. “Quando una medaglia non te l’aspetti e arriva dopo aver superato tante difficoltà, forse ti rimane dentro ancora di più”. Anche il bambino che aveva iniziato a nuotare con il padre pensava soltanto a quel traguardo. “L’oro olimpico è sempre stato il mio sogno. Se me l’avessi chiesto quando ero piccolo ti avrei risposto quello. Non ho mai dubitato davvero di poterci arrivare”. E adesso non dubita di poterci riprovare. Magari solo in acque libere dove nuota più libero, divertendosi di più: “Per quindici anni in piscina ho sempre vinto una medaglia. Mantenere quel livello di concentrazione stava diventando molto faticoso, più mentalmente che fisicamente. Il fondo, invece, è diverso: succedono tante cose, puoi interpretare la gara in modi differenti e questo continua a divertirmi”.
I Giochi parigini gli hanno dato una nuova spinta. “Dopo Parigi ho deciso di continuare perché là avevo dimostrato di poter ancora stare con i migliori. Mi sono rotto il gomito, il piede, un dito della mano, me ne sono successe tante, però ho pensato che avrei potuto arrivare competitivo fino a Los Angeles”. Anche il modo di affrontare una competizione è cambiato. Nelle due ore di una dieci chilometri non si può vivere costantemente al limite. “Ci sono momenti nei quali devi andare col pilota automatico. Devi consumare meno energie possibili. Poi arrivano le fasi decisive, quelle in cui bisogna prendere decisioni, cambiare ritmo, attaccare. La differenza la fai proprio perché prima sei riuscito a essere efficiente”. È lo stesso principio che applica negli allenamenti. Da sempre canta mentalmente mentre nuota. “È una specie di meditazione. Se non pensi continuamente allo sforzo lo percepisci anche meno. Stamattina avevamo ascoltato Vasco Rossi e in acqua mi sono rimaste in testa le sue canzoni. Può essere qualsiasi canzone, serve soltanto a entrare in quel flusso dove tutto diventa naturale”. Se potesse tornare indietro, quale consiglio darebbe al Gregorio diciottenne? “Gli direi di non cercare sempre la perfezione. Ci ostiniamo a voler essere al cento per cento, ma i risultati si possono raggiungere anche senza esserlo. Non bisogna essere perfetti. Bisogna essere pronti a combattere”.
L’impegno, invece, non lo cambierebbe mai. “La fiducia in me stesso l’ho sempre avuta. Forse anche troppa, ma meglio troppa che troppo poca. E poi il lavoro quotidiano. Non ho mai pensato che esistesse una scorciatoia per vincere”. È un modo di vivere che ha finito per contagiare anche chi si allena con lui. Pur praticando uno sport individuale, Paltrinieri ha cercato il gruppo. “Mi sono sempre allenato con venti persone. Molti preferiscono stare da soli, io invece ho sempre avuto bisogno degli altri. È vero, magari trasmetto qualcosa ai miei compagni, ma loro danno tantissimo anche a me. La competizione quotidiana ci fa crescere tutti”. Da questa filosofia è nato anche Dominate the Water, il circuito di gare in acque libere che continua a promuovere. “Il mio obiettivo è far conoscere il mare. Saper nuotare è fondamentale, ma bisogna anche capire che il mare può essere imprevedibile. Anch’io mi sono trovato in difficoltà. Vogliamo far avvicinare la gente a questo sport e creare quello spirito di condivisione che si respira nelle grandi maratone”. Non resta che pensare un po’ all’amore Rossella Fiamingo e un matrimonio che arriverà, ma senza fretta. “Ci pensiamo, certo. Stiamo benissimo insieme. Solo che lei è ai Mondiali, io sono a Parigi e dobbiamo sempre incastrare le agende. Ci sarà il momento anche per quello”. Fiori rosa, fiori di pesco. Chissà che dopo il prossimo tuffo non gli venga in mente Battisti.