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1960-2026 •
È morto Franco Baresi
L'ex difensore e capitano del Milan aveva 66 anni. Una carriera iniziata male, in uno dei Milan più disastrati della storia. Giocò due stagioni in B, visse in un'altalena di gioie e delusioni, non mise mai in dubbio però la sua permanenza in rossonero. E per un semplice motivo: esiste un'altra maglia? Poi arrivarono le grandi vittorie

Franco Baresi (foto LaPresse)
La corona gliela diede Franz Beckenbauer un giorno di ottobre del 1987. Disse: "È il miglior difensore al mondo. Forse della storia". Migliore anche di lei?, gli chiese il giornalista della Süddeutsche Zeitung. Il Kaiser si limitò a sorridere, non è che sorridesse troppo Beckenbauer. "Non lo so. Quello che so di per certo è che in giro come lui non ce ne sono. Non ce ne sono stati e chissà, probabilmente non ce ne saranno". Perché?, chiese ancora il giornalista. "Perché è forte, autorevole, decisivo".
Così Franz Beckenbauer parlava di Franco Baresi, morto oggi all'età di 66 anni. Doppio 6, "6 per sempre", come si leggeva in un gigantesco striscione dopo l'ultima partita del Capitano. Il Milan ha ufficializzato la notizia questa mattina con un comunicato: "La storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi". Nell'agosto 2025 era stato operato per un nodulo polmonare. Da allora le sue apparizioni pubbliche si erano diradate.
Franco Baresi nell'ottobre del 1987 non aveva ancora vinto nulla da protagonista. Certo c'era quella Mitropa Cup nella stagione 1981-1982. E il Mondiale 1982, ma non scese mai in campo. Troppo giovane. Era allora soltanto il "Piscinin", riserva di Gaetano Scirea.
Vincerà tanto dopo quel 1987: scudetti, Coppe dei Campioni, Supercoppe italiane e europee. La Coppa Italia mai, dirà poi che fu il suo cruccio. Uno dei pochi in una carriera strepitosa. L'altro era il rigore sbagliato nella finale dei Mondiali del 1994, dopo essere rientrato in campo 25 giorni dopo un'operazione al menisco.
Una carriera iniziata male, in uno dei Milan più disastrati della storia. Giocò due stagioni in B, visse in un'altalena di gioie e delusioni, non mise mai in dubbio però la sua permanenza in rossonero. E per un semplice motivo: "Esiste un'altra maglia?" chiese a Gianni Brera. Poi arrivò Silvio Berlusconi e le vittorie, tante.
Sapeva essere convincente Franco Baresi. Parlava poco fuori dal campo, in campo non gli servivano parole. Gli bastavano i movimenti, il modo di stare in campo, uno sguardo. Spesso un braccio alzato al cielo. Lo alzava per chiamare il fuorigioco. Era una moviola vivente, nove volte su dieci ci azzeccava. Quando sbagliava non chiedeva scusa, ma nessuno tra i tifosi rossoneri gliene faceva una colpa. Tra gli avversari sì, anche se non si arrabbiavano troppo, era pure sempre Franco Baresi, il capitano della Nazionale, un giocatore che pure gli ultras avversari non fischiavano troppo perché gli riconosceva una rettitudine calcistica e morale, soprattutto un'appartenenza. Appartenenza rossonera. Dal Milan se ne andò solo per 81 giorni, dal 23 maggio al 20 settembre 2002, periodo nel quale provò a fare il direttore sportivo al Fulham. Lasciò, ufficialmente, per contrasti con l'allenatore Jean Tigana. Ufficiosamente, come disse a chi scrive, perché "la realtà è che non mi sono mai visto, non mi vedo e non mi vedrò con altri colori".
Franco Baresi è stato a lungo il Milan, a lungo è stato l'immagine del Milan, ne incarnava spirito e dedizione. Il suo esempio si è annacquato negli ultimi anni, anche la squadra che non sapeva dimenticare, o così per Gianni Mura, iniziò a dimenticare.
