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Tutti all'Aniene •
L'Odissea di Malagò si vede in TMax
La vicenda della nazionale azzurra sembra davvero un'Odissea. Dove Itaca è il circolo di Malagò sul Tevere, immutabile come un Olimpo romano
29 LUG 26

Foto LaPresse
Non c’è bisogno dell’IMax: questa Odissea calcistica della nazionale azzurra che tiene tutti col fiato sospeso in un’estate già defatigante si può vedere su tutti gli schermi, grandi e piccoli e telefonici, as Malagò intended. E’ tutto abbastanza strano anche a non essere espertissimi della materia, il viaggio davvero omerico in Spagna a parlare con Guardiola, e poi gli scommettitori russi come mostri mitologici e infine il lento nòstos a casa.
In tutto questo non si sa se Malagò sia Ulisse, o se lo siano piuttosto Maldini e Leonardo con le loro disavventure su e giù per il Mediterraneo, ma la divinità che sembra aver più successo delle altre è Aniene, il semidio inventato da Corrado Guzzanti; semidio romano col ciuffo, un Thor in Smart, versione “Finte bionde” (altro che Imax: qui è tutto un Tmax, lo scooterone amato a Roma Nord, col casco Nolan, vabbè). “Aniene” è poi anche naturalmente il circolo, quello di cui sono soci Mancini e Ranieri rispettivamente commissario e direttore tecnico della nazionale azzurra che saranno presentati oggi.
E quindi di nuovo Malagò. Che non ha la barba lunga come l’Ulisse nolaniano interpretato da Matt Damon: lui è piuttosto Zeus, in blazer, anche col capello candido lungo da divinità as intended in film sandalone by Hollywood sul (Lungo) Tevere. E se Ranieri “sta arrivando dalla Calabria” come ha detto ieri Malagò-Zeus, notazione che starebbe benissimo in una Odissea by Vanzina, Malagò-Zeus nel frattempo ha fatto fuori tutti i proci milanesi at large, i vari Maldini, Leonardo, Marotta, Pirlo. E sarà colpa dei russi, dell’estate, del caldo, dei lotofagi, ma quasi quasi verrebbe da pensare che lui, lo Zeus dei circolari, abbia fatto tutto questo per poi imporre il suo, di candidato iniziale ed eterno, Mancini. Filando e sfilando la sua tela (a bordo Tevere). Se Nolan ha girato l’Odissea con Matt Damon e centinaia di milioni di budget, la Figc ci è riuscita con meno effetti speciali e parecchi comunicati stampa, ma anche qui un condottiero attraversa il Mediterraneo, consulta oracoli, incontra re, torna indietro e alla fine scopre che Itaca era sempre stata un circolo per soli soci.
E se Nolan manda Ulisse in Sicilia, Malagò manda emissari a Barcellona (e Ranieri torna dalla Calabria). Guardiola, come le Sirene (non quelle delle autoblu sempre sfreccianti sui lungoteveri) non si vede quasi mai, lo si raggiunge solo dopo lunga navigazione, e poi comunque ti dice di no. Poi a un certo punto l’Odissea calcistica devia persino verso la Russia, come se Omero avesse improvvisamente inserito un capitolo scritto da John Le Carré. E spunta un gran gorgo, che attira tutto, ed è appunto l’Aniene: che si tratti di Giubileo, delle Olimpiadi, della Nazionale, di governo o sottogoverno, di candidature o sorveglianze Rai, sono tutti suoi figli e affluenti.
Del resto qualche settimana fa si era intravisto proprio Mancini, sì, il Mancio, proprio All’Aniene. A una presentazione di libri. Non dell’Odissea, bensì di un romanzo italiano di poco minore. Le presentazioni dei libri all’Aniene sono un rito fondamentale, altro che caccia o tiro con l’arco a Itaca. Tra i soci-presentatori ci son sempre dei primari del Gemelli, e il pubblico generalmente anziano sprofondato in divanoni chesterfield (forse dettaglio sadico, i divanoni chesterfield d’estate si ammollano e risucchiano ancora di più, peggio di un gorgo, poi i più anziani hanno bisogno di qualcuno che li tiri su, tipo argano). A queste presentazioni “Giovanni” si affaccia sempre, a fare un saluto, quella volta non s’era affacciato, eppure c’era, giuravano, e i lettori forti (lettori forti versione Aniene) notavano invece il Mancio, sgattaiolare tra le suddette poltrone chesterfield risucchianti. Un presagio? Era tutto già deciso? Negli spogliatoi? Forse no, solo coincidenza, Mancini-Mancio è del resto socio del circolo come poi Ranieri, come tutti, come chiunque è qualcuno o meglio vorrebbe esser qualcuno a Roma. Olimpo inclusivo, non si butta via niente, lettori forti, allenatori deboli, primari del Gemelli.
Qui Giovanni-Zeus regna ancora, dopo i monti dei ciclopi innevati delle olimpiadi cortinesi e i padiglioni greco-troiani del Coni, nel palazzo H del Foro Italico dove non ha più l’ufficio imperiale, da quando non è più presidente. Lì si andò in pellegrinaggio, e aveva le foto appese delle divinità di questa koiné, di Mattarella, Totti e del promontorio del Circeo. Ma Malagò non trasforma gli allenatori in porci, semmai sfida la Pontina (più perigliosa delle terre dei Lotofagi) col cavallino rampante delle sue Ferrari (altro che cavallo di Troia). I suoi fedeli labrador non si chiamano Argo ma Avana, Frison e Mou, e il suo motoscafo Itama lo spinge a Ponza se non a Scilla né Cariddi. Il suo olimpo, l’Aniene club, è un’impresa, con oltre 200 dipendenti, e i proci che vogliono entrare devono pagare trentamila euri l’anno, ed essere approvati dai già soci. Zeus-Malagò ha avuto una moglie con un nome di principessa troiana, Polissena, la figlia di Priamo ed Ecuba, adesso ha una nuova compagna, la gajarda avvocata Elena Vaccarella, il cui fratello è accasato con un’altra dalle bianche braccia, (Maria) Elena Boschi. Per dire sempre la trasversalità di questo Olimpo circolaro, dove a Roma si torna sempre, anche dopo lunghe, lunghissimperipezie, in iMax o in Tmax, vabbè.
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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive tra Roma e Milano. Scrive da un bel po’ sul Foglio. I suoi ultimi libri sono il romanzo “Paradiso” (Adelphi, 2024), “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nella prima èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021), da cui anche l’omonimo documentario.
