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Il LNZ Cherkasy prova a dribblare la guerra programmando un grande futuro calcistico
Contro il Gent il club ucraino fondato nel 2006 prova a superare il secondo turno preliminare di Conference League. La crescita non è stata costruita attraverso acquisti spettacolari, ma investendo nelle strutture, nello scouting e in una dirigenza under 30. Nonostante la guerra

Mustapha Yakubu (a sinistra) con la maglia del LNZ Cherkasy supera Leonardo Lopes del KAA Gent (foto Epa, via Ansa)
Nel centro sportivo dell’LNZ Cherkasy stanno provando i calci d’angolo. Dentro l’area i giocatori si spingono, si trattengono, cercano lo spazio. Uno di loro grida “Arsenal!” e gli altri ridono. Il riferimento è alle geometrie sui piazzati della squadra inglese, un modello ancora lontano. Molto più vicino è invece il Gent, che giovedì 30 luglio ospiterà gli ucraini nel ritorno del secondo turno preliminare di Conference League. La prima partita, disputata in Polonia, è terminata 0-0 e per l’LNZ è stato l’esordio assoluto nelle competizioni europee.
Quattro anni fa il club giocava nella quarta divisione, è diventato professionistico soltanto nel 2020 e nell’ultima stagione ha chiuso il campionato ucraino al secondo posto, alle spalle dello Shakhtar Donetsk – sconfitto in casa per 1-4 –, dopo essere stato primo a metà stagione. Ma l’LNZ non è più una sorpresa: è il progetto calcistico cresciuto più rapidamente nell’Ucraina invasa dalla Russia.
Cherkasy si trova nel centro geografico del paese, sulle rive del Dnipro, ma per decenni è rimasta una periferia del calcio nazionale. Ora, all’ingresso della città, un cartellone viola proclama: “Cherkasy, centro calcistico dell’Ucraina”.
L’LNZ esiste dal 2006 e prende il nome dall’azienda agroindustriale locale che lo possiede. La crescita non è stata costruita attraverso acquisti spettacolari. Il club ha investito nelle strutture, nello scouting e in una dirigenza under 30. Vasyl Kayuk, 26 anni, è il più giovane direttore generale nella storia della massima serie ucraina: “Il vantaggio di essere giovani è che nessuno crede in te”.
L’allenatore Vitaliy Ponomaryov, arrivato nel 2025 dal Rukh Lviv, ha trasformato una squadra che aveva concluso il campionato precedente al dodicesimo posto. Cinquantadue anni, un passato anche da assistente arbitrale, ha costruito un gruppo capace di cambiare sistema e ritmo senza perdere equilibrio. Il ghanese Mark Assinor, individuato dopo esperienze minori in Polonia e Slovacchia, rappresenta il metodo: cercare giocatori sottovalutati invece di inseguire cartellini costosi.
La storia, però, non si spiega soltanto attraverso il campo. L’LNZ è cresciuto dentro una guerra che attraversa ogni stanza del club. Il fisioterapista Artur Pohorilyi ha lavorato come medico militare ed è sopravvissuto a un’esplosione vicino a Izium nel 2023. Il medico Roman Mishchenko presta servizio anche in un ospedale per soldati feriti, sostenuto economicamente dalla società, e collabora con il sistema ucraino dedicato al calcio per amputati.
Alexei Bulgakov, allenatore dell’Under 16, lavorava nel settore giovanile del Mariupol prima dell’assedio russo. È riuscito a fuggire, ma ha perduto la casa ed è stato separato dalla famiglia. Oggi allena ragazzi provenienti dai territori occupati. Alcuni hanno ancora i genitori dall’altra parte della linea del fronte. Parlano delle strade e degli edifici delle città lasciate, aspettando il giorno in cui potranno tornarci.
L’academy ha sede in un vecchio sanatorio sovietico riconvertito. Il nuovo centro tecnico, già tra i migliori del paese, secondo il club è completato soltanto per il 35 per cento. Sono previsti altri tre campi, una struttura coperta e un nuovo stadio. Il piano richiederà almeno cinque anni: “Non siamo velocisti, siamo maratoneti”, ripete Kayuk.
Giovedì, in Belgio, servirà vincere per continuare il viaggio nella Conference League. Ma il risultato non esaurirà la storia. Mentre la guerra distrugge luoghi, divide famiglie e sospende il futuro, a Cherkasy un club costruisce campi, accoglie sfollati e programma uno stadio. Perché in Ucraina, oggi, anche progettare il prossimo allenamento può essere una forma di resistenza.