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Dalla crisi di Doha al bronzo nella Senna. Taddeucci si racconta
La sfida più dura di Ginevra è contro se stessa: non si perdona mai: "Competo contro me stessa e se non faccio quello che voglio mi tormento. Non è concepibile non essere al top, devo essere almeno vicina ai miei standard, mi autoinsulto”
25 LUG 26

Foto LaPresse
La prima rivale, quasi nemica di sé stessa, è proprio lei, tanto che il suo allenatore (Giovanni Pistelli, ndr) spesso preferisce non infierire. Ginevra Taddeucci è così di carattere, non si concede di sbagliare e quando succede, “mi autoflagello”, dice scherzando. Gli sportivi li riconosci da questa mentalità, l’unica possibile per raggiungere certi risultati o quando hai a che fare con la fatica come nel suo caso, dato che nuota in acque libere. “Competo contro me stessa e se non faccio quello che voglio mi tormento. Non è concepibile non essere al top, devo essere almeno vicina ai miei standard, mi autoinsulto”.
Dal 4 agosto, per l’Europeo 2026, tornerà in acqua nella Senna, dove vinse il bronzo olimpico nella 10 km. “È stata una stagione fiacca rispetto a quelle precedenti, ma ogni anno non è uguale. Nel 2025 ci sono state tante soddisfazioni: arrivo all’Europeo senza grosse aspettative, sperando di giocarmela sempre con le migliori”. In acque libere, si sa, tutto può succedere. Si compete con i propri limiti, con gli avversari, ma anche con le condizioni del mare. Argomento molto caro a tutti i nuotatori, che nella tappa di Coppa del mondo di Setubal, in Portogallo, hanno avuto diversi problemi. “Dieci atlete si sono sentite male: stiamo cercando di non gareggiare in situazioni che ci possano portare disagi. Io stessa sono finita al pronto soccorso per l’acqua inquinata, spero non ci mettano nuovamente in condizioni spiacevoli. Abbiamo sempre criticità con l’acqua, che sia la temperatura bassa o troppo alta. Ci hanno fatto gareggiare tutta la stagione tra i 17 e i 18 gradi con atlete che sono state male. Per mesi, capita di preparare tappe di Coppa, inutilmente, perché certe temperature sono insostenibili. L’anno scorso a Singapore ci hanno chiamato la sera prima, la gara era alle 7 di mattina, l’acqua era sporca. Ci hanno fatto scendere in acqua il giorno dopo, con una temperatura di 30,9 e il limite è 31. Si va da un estremo all’altro, sembra che non cambi nulla”.
A Parigi non è detto che, fisico permettendo, non faccia anche la vasca: “non mi dispiace, è uno svago. L’ho fatta agli Italiani e ai Giochi, è una gestione diversa, vedremo. Ho quattro gare in acque libere, se dovessi farle tutte sarebbe impegnativo”. Il mindset è comunque cambiato da quel ventiduesimo posto al Mondiale di Doha 2024, quando pensò di lasciare tutto: “Ci sono state molte persone vicino a me, come il mio fidanzato (Matteo Furlan, notatore, ndr) o il mio allenatore che credevano nel tempo che avrei potuto fare nei 1.500. Mi hanno dato una bella spinta e Matteo mi ha convinto che ci sarebbe stata un’altra occasione, che non era finito tutto: mi sono aggrappata più che alle mie, alle loro convinzioni. Ho dovuto chiudere una relazione passata e rimettere a posto la testa al 100 per cento. Ho costruito sicurezza e calma mentale anche nella quotidianità”. Una conquista non da poco, per lei che dopo la Senna, aveva ammesso di nuotare da sempre controcorrente, con quell’impegno di chi deve per forza sempre dimostrare qualcosa. “A Singapore, un anno fa, mi sono tranquillizzata prendendo quella medaglia individuale al Mondiale (argento nella 10 km) che mi mancava. Posso essere molto soddisfatta di ciò che ho fatto. Penso che quello che verrà in futuro sarà solo qualcosa in più. Non ho più l’ossessione di dimostrare niente, quella che sono o che sono stata, l’ho già fatto vedere”. Eppure, c’è sempre una patina di pessimismo che non riesce ancora a scrollarsi di dosso. “Sono molto testarda, anche quando vinco non mi do tregua perché magari penso di non aver fatto abbastanza, è un tratto caratteriale che difficilmente puoi cambiare. Dopo le Olimpiadi mi sono “calmata”. Ho fatto allenamenti più tranquilli, quelli preolimpici sono stati particolarmente impegnativi e sono andata in down mentale. Mi sono detta che non volevo più rifarli. Nel mio sport ci vuole fatica e impegno, ma ora cerco di gestirmi meglio”.
Lo switch, soprattutto mentalmente, l’ha fatto con il 1.500 al Settecolli 2024: “Pensavo quel tempo fosse impossibile (16’08”65, ndr): ho avuto quasi più soddisfazione a farlo che a vincere la medaglia olimpica, sembrava un traguardo impossibile da raggiungere in una gara non mia”. Tra una bracciata e l’altra, canticchia, pensa alle melodie e cerca connessione con le acque in cui si trova. «Ci leghiamo al posto in cui nuotiamo, viaggiamo per il mondo e viviamo veramente quel luogo invece di restare chiusi in una piscina. Penso ai colori della Sardegna o ai pesci del Mar Rosso”. Un discorso che si aggancia alla passione viscerale per i viaggi: “Mi piace vedere il mondo, sapere quanta diversità si può trovare a livello di persone, culture e cibo, amo scoprire. Mi rifiuto di andarmene da questa vita senza vedere altro. Dopo l’Europeo dovrei andare in Giappone”. Magari lì proverà tutte le prelibatezze culinarie: “Non ho una dieta, sono davanti a una gelateria (dice mentre parliamo, ndr). L’unica volta che l’ho seguita sono arrivata 22esima, quindi ho detto “faccio come mi pare” fino a quando il corpo me lo concederà”.