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Il Foglio sportivo - gli sport della tradizione /3 •
Dalla boxe al calcio fiorentino. La storia di Paolo Bologna
Il calciante degli Azzurri di Santa Croce ha conquistato l'Europeo Silver dei medi. Ancora imbattuto, a 29 anni, è uno dei migliori pugili italiani ed è diventato uno dei protagonisti del calcio storico della sua città: "Non lo fai per i soldi che non ci sono, ma per il quartiere”
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Foto Ansa
Dopo essere stato campione italiano dei superwelter, Paolo Bologna ha conquistato l’Europeo Silver dei medi, in attesa che il suo rivale Dario Morello vinca l’Ebu Gold (il match è in programma il 22 agosto a Londra) per poi eventualmente sfidarlo, visto che entrambi sono gestiti dalla Taf. Ancora imbattuto, a 29 anni, Bologna è uno dei migliori pugili italiani, uno su cui puntare in questi tempi non sempre felici per la boxe tricolore. Al fiorentino non mancheranno di certo foto in cui posa con una cintura in mano, ma su WhatsApp ha nel profilo quella da calciante, perché è cresciuto nell’ambiente del calcio storico diventandone oggi uno dei protagonisti. Da bambino si trasferisce con la famiglia nel quartiere Ponte di Mezzo, sotto al suo palazzo popolare c’è il campo di allenamento dove la squadra degli azzurri prepara le sfide ai rossi, bianchi e verdi del calcio in costume. Il quartiere degli azzurri è quello di Santa Croce e Ponte di Mezzo è una di quelle zone periferiche in cui non si può essere di un altro colore. A quindici anni Paolo entra in palestra e inizia a fare la boxe, a sedici comincia ad allenarsi con gli azzurri, ma non si può giocare prima di essere maggiorenni e non appena ne compie diciotto esordisce. “La prima partita l’ho vissuta come un sogno – racconta Bologna al Foglio sportivo – e come un incubo, pesavo 67 chili e c’erano omoni quarantenni di un quintale. Quando la partita finì, mi dissi: sono vivo. Quella volta si perse, ma capii che si vinse come squadra, come gruppo”.
Da allora è stato una presenza fissa nei 27 calcianti azzurri, oggi è uno dei protagonisti della formazione, uno dei volti più conosciuti in città, anche grazie alla boxe. Nell’ultima semifinale ha realizzato anche una caccia (cioè un gol), lui che non è solito realizzarne. “In semifinale ho picchiato, qualche botta l’ho presa. Io in prima linea in difesa degli altri a fare botte. Poi però c’è stata una mezza rissa tra allenatori e alfieri e io ho fatto un po’ di casino per difendere il nostro capitano, il regolamento però dice che si possono toccare solo i calcianti, non gli alfieri”. Quindi la finale l’ha vissuta in tribuna, squalificato per scorrettezza. “È stato difficilissimo non poter giocare, anche perché ha esordito il mio miglior amico, gli ho dato il mio costume, ha giocato nel mio ruolo ed è stato bravissimo, io attaccato alla rete ero pronto a scavalcare se gli fosse successo qualcosa”. Gli azzurri nella piazza casalinga hanno trionfato nell’evento disputato, come sempre il 24 giugno, in Piazza Santa Croce, in concomitanza con la festa di san Giovanni Battista, il patrono della città, aggiornando così un albo d’oro che li vede al comando con 25 vittorie. I bianchi ne hanno 18, i rossi 11, i verdi 2. La partita più famosa è quella del 17 febbraio 1530, sempre in Piazza Santa Croce, disputata durante l’assedio di Firenze come atto di sberleffo verso le truppe imperiali di Carlo V. Il calcio in livrea è tornato a essere un appuntamento fisso dal 1930, anno in cui è stato ripristinato il torneo moderno. Si sfidano i quattro quartieri storici della città vecchia: i verdi di San Giovanni, i bianchi di Santo Spirito, gli azzurri di Santa Croce e i rossi di Santa Maria Novella.
Bologna non è l’unico pugile fiorentino a partecipare al calcio in costume. Dalla boxe sono arrivati anche i cutman che fanno i bendaggi alle mani che però sono più simili a quelli della boxe a mani nude. Oltre alle mani il team di Federico Catizione, il primo a proporre questo servizio, benda anche le caviglie.
Leonardo Balli è l’altro pugile professionista che ha giocato con gli azzurri. “Erano tre o quattro anni che mi chiamavano – spiega – ma ero concentrato al 100 per cento sulla boxe. Quest’anno, complice un anno sabbatico e un infortunio mentre mi allenavo, si è presentata l’occasione. È ‘n’emozione indescrivibile: pur avendo già calcato ring e vinto titoli importanti, pensavo che scendere in piazza con i compagni fosse una bischerata. Invece, fin dalla settimana prima, è stato un mix di emozioni continuo. Me lo dicevano sempre: 'Appena lo provi, non puoi più farne a meno'. Una curva ti acclama, l’altra ti fischia... è qualcosa di indescrivibile. Basta una sola partita e il calcio storico ti entra dentro. Il mio idolo nella boxe è Lomachenko, nel Calcio Storico è 'Zena', Gabriele Ceccherelli. Quando giocava lui, per quanto la partita potesse essere importante, sembrava sempre che fosse al campo con gli amici, tanta era la sicurezza che sprigionava e che trasmetteva ai compagni. Un mito”. Anche Balli, così come Bologna, ha saltato la finale. Lui per infortunio. “Viverla da fuori – continua Balli – è stata ancora più dura che giocarla. Sentirsi parte della squadra e non poter scendere in campo a dare una mano ai compagni è stata davvero tosta. Per fortuna abbiamo un gruppo bellissimo: dal capitano all’allenatore, fino al presidente, hanno curato ogni minimo dettaglio per questa finale. E noi, come squadra, siamo veramente affiatati”.
Bologna, secondo lei cosa serve per essere un calciante? “La boxe serve, le basi ce le hanno tutti. Ci alleniamo durante l’anno anche a rugby e alla lotta. Secondo me c’è anche un po’ di scacchi, per capire quando entrare e quando uscire e soprattutto per avere gli occhi sempre aperti. Da pugile il montante è il mio colpo, ma è pericoloso nel calcio fiorentino perché ti scopre troppo e a mani nude rischi di prendere un pugno pesante. La mano alta e il diretto destro è la soluzione migliore: uno-due secchi. Una sorta di codice etico c’è come nella boxe, devi confrontarti faccia a faccia non da dietro, se fai cazzate poi le paghi l’anno dopo. Di lato, da dietro, due contro uno: non si può. In passato per un periodo venivano chiamati anche gli stranieri, ma non mi piaceva, il calcio storico è bello così, senza soldi, lo fai per il quartiere”.
Intanto aspetta Dario Morello, che a breve sfiderà in Inghilterra George Liddard. “Speriamo che Morello vinca – dice Bologna – così magari poi difende l’europeo con me. Mi toccherà tifare per lui, anche se non lo sopporto. So che il suo è solo trash talking ma a me, come atteggiamento, non piace. Quando dovevamo affrontarci in un match che poi è saltato per colpa sua, ha indossato la maglia dei rossi per provocarmi, ma lui non sa nulla di calcio storico. Noi sputiamo sangue con il calcio fiorentino e lui fa il pagliaccio! Ho un’antipatia vera nei suoi confronti. Un tempo ero molto più impulsivo, ma da quando ho un mental coach sono più riflessivo e quindi più pericoloso, perché non ho perso la cattiveria agonistica. Prima di ogni match o prima di una partita di calcio storico, ma anche nei momenti più difficili della mia vita, vado a rifugiarmi in chiesa e mi sento bene”. I suoi amici azzurri lo seguono ad ogni match, tanto che riescono a riempire i palazzetti, cosa non sempre scontata nel pugilato italiano. Sarebbe interessante vedere cosa potrebbe succedere se la Taf gli organizzasse un match titolato a Firenze. “Adesso quando combatto ho tutta la città con me, non solo gli azzurri. Firenze mi rispetta e mi vuole bene”. Ma se il 24 giugno avesse programmato un match valido per un mondiale prestigioso di boxe, cosa sceglierebbe? “Bella domanda, la squadra è comunque forte, e se un anno ci fosse da fare il mondiale, sarebbero i compagni i primi a dirmi vai, tanto sei sempre con noi. Siamo una cosa sola”.
(3 - continua)