Tranquilli, vinceremo nel 2034. Guardiola ha detto no, ma l'Italia del calcio dice di avere un piano

Paolo Maldini e Leonardo hanno cercato Carlo Ancelotti, sono andati a corteggiare Pep Guardiola. Hanno puntato al massimo. Potrebbero puntare su Andrea Pirlo per un progetto che vorrebbe riportare la Nazionale in alto in 8/10 anni

24 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 13:36
Immagine di Tranquilli, vinceremo nel 2034. Guardiola ha detto no, ma l'Italia del calcio dice di avere un piano

Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo (foto Ansa)

Il no di Guardiola è arrivato nella notte, quando i sogni si trasformano in incubi. È stato bello crederci, sarà durissima abituarci al piano B che, considerando il primo no di Ancelotti, è quasi un piano C. Ma il “Salva Italia” presentato dalla MML, la nuova triade del calcio italiano, è un progetto preciso, studiato per incidere a fondo, per lasciare un segno e deve partire da un ct che non sia soltanto un selezionatore della Nazionale maggiore, ma un uomo con cui ricostruire tutta la filiera. “Cerchiamo la sintonia, un’armonia di pensiero tra l’allenatore e la direzione tecnica. Noi siamo qui per dare la linea”, hanno spiegato Maldini e Leonardo l’altro giorno in Lega Calcio. Hanno cercato Ancelotti, sono andati a corteggiare Guardiola. Hanno puntato al massimo. D’altra parte loro sono dei vincenti, come hanno sottolineato rinunciando a premi e bonus nel contratto. Era giusto provarci e pazienza se adesso Pirlo si sentirà peggio di una ruota di scorta, un piano B, se non addirittura un piano C. Anche perché dovrebbe sentirsi piuttosto un miracolato, considerando che non stava allenando il Real Madrid e neppure la Sampdoria, ma una squadra di Serie B a Dubai. Maldini e Leonardo vedono in lui il potenziale giusto per eseguire io loro programma. Malagò che indicato in “condivisione” la parola d’ordine per il loro rapporto, non potrà che essere d’accordo, nonostante l’amicizia con Mancini e la pressione di certi presidenti di Serie A per Antonio Conte. Il nuovo ct non dovrà occuparsi solo della Nazionale maggiore, ma dettare le regole del gioco per tutte le formazioni giovanili e la scuola calcio. Un lavoro profondo destinato ad andare ben oltre alla qualificazione al prossimo Mondiale. Un’idea che ha un senso per lasciare un’eredità. Non il classico mordi e fuggi. Vinciamo subito, poi peggio per chi verrà dopo. E qui si capisce perché Antonio Conte non è stato preso in considerazione. Lui è il più bravo a portare subito un risultato, ma è anche uno a cui piace cambiare spesso ristorante e abitualmente senza lasciare mance importanti. La MML punta a programmare, non a vincere subito.
Ma qui viene il problema del “Salva Italia”. Un problema di tempistica perché, come ha detto Malagò: “Io che spero di essere rieletto parlo di 6 anni, Paolo per rifondare il calcio addirittura di 8-10”. Ecco chi ha la pazienza di aspettare 8/10 anni? Va bene programmare, va bene ricostruire, ma 8/10 anni nello sport sono secoli. Nessun presidente potrebbe mai accettare una tempistica simile per la sua squadra e infatti Urbano Cairo si è già espresso sull’argomento manifestando quello che pensano in molti (magari i tifosi del Toro avranno qualcosa da obiettare, ma questo è un altro discorso). La MML piace a tutti. Malagò è stato ancora una volta un campione di persuasione a convincere Paolo Maldini, ma non si può chiedere agli italiani di pazientare altri 8/10 anni. I primi risultati devono vedersi subito, prima all’Europeo e poi al Mondiale. Costruire fa bene, ma mentre si scava per mettere le fondamenta, bisogna cominciare a ottenere dei risultati. Non scordiamoci che al Mondiale non ci siamo andati perché eliminati ai rigori. Il calcio italiano non sta bene, ma non possiamo attendere i Mondiali del 2034. Cominciare a piccoli passi, avere una visione di lungo periodo va bene, ma qualche risultato da qui a 8/10 anni va raccolto. Magari non nei primi 100 giorni, ma all’Europeo qualche segnale di vita bisognerà vederlo. Anche se con Pirlo invece che con Guardiola la salita sarà ancora più ripida.