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Editoriali •
Bando al sovranismo pallonaro
Il capo del Coni, Luciano Buonfiglio, non vuole Guardiola: “Meglio un italiano”. Ma perché? L’epopea del volley italiano è iniziata con l’argentino Julio Velasco. E che dire della pallanuoto con il mitico (croato) Ratko Rudic?

Pep Guardiola (AP Photo/Kin Cheung)
Dopo tre mondiali consecutivi in cui si è discusso con gli amici su chi tifare, visto che l’Italia era rimasta a casa, ci si aspettava che ai piani alti dello sport italiano la questione fosse presa seriamente, con la consapevolezza che la nostra ultima partita a eliminazione diretta in una Coppa del mondo è stata – ebbene sì – la finale di Berlino del 2006. Poi ci siamo fermati due volte ai gironi e quindi abbiamo deciso che potevamo risparmiarci pure il viaggio. Nonostante tale miserrimo contesto, la lezione non si è capita. Per averne conferma è stato sufficiente leggere quanto detto dal presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, al Corriere della Sera. Mentre Malagò fa sapere che effettivamente stanno puntando Guardiola per la panchina, Buonfiglio se ne esce con “meglio un italiano”. E spiega subito perché: “La stragrande maggioranza dei nostri allenatori di serie A è italiana. È con loro che si dovrà confrontare il ct. Sono bravi, professionali, sono frutto della nostra tradizione. Perché tagliarli fuori? Quand’ero presidente della Federazione canoa feci l’errore di prendere un tecnico tedesco: era bravo ma non si preoccupò di conoscere la mentalità italiana. Non vincemmo nulla e si perse anche tutto il lavoro buono fatto in precedenza”. Da esperto di canoa, il presidente del Coni deve essersi perso qualche passaggio. Ad esempio, il crollo totale del calcio italiano, che appena varca i patri confini rimedi figure imbarazzanti. Quindi, cosa ci sarebbe da salvare? Quale “buon lavoro”? E quale sarebbe “la nostra tradizione”? Quella di Bearzot e Vicini? Di Lippi? Siamo rimasti un po’ indietro, mal che vada di un ventennio. Ma poi, si è accorto, il presidente del Coni, che l’epopea del volley italiano è iniziata con l’argentino Julio Velasco? E che dire della pallanuoto con il mitico (croato) Ratko Rudic? L’orgoglio nazionale riserviamolo ad altro, non al ruolo di ct. Anche perché desteremmo solo sorrisi di commiserazione da chi fa, veramente, le cose sul serio.