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Il lutto •
Addio a Kevin Keegan, leggenda e simbolo del calcio inglese
È morto a 75 anni uno dei calciatori inglesi più forte di sempre. Keegan è stato iconico poiché si caricò sulle spalle tutta la simbologia di un decennio che in Italia potemmo apprezzare solo di riflesso

Foto Ansa
Quando in Inghilterra non c’erano ancora i lustrini dorati della Premier League, si chiamava First Division, muri e seggiolini degli stadi erano impregnati dell’olezzo fritto di fish & chips e in campo l’unica religione era quella del “Kick and Run”, “Calcia e corri”, Kevin Keegan volava sulla fascia, entrava in area come un furetto e chiudeva l’azione con tiri irresistibili, scagliati di potenza e precisione. Poi festeggiava, fiero come nessuno, dall’alto del suo metro e settanta raggiunto a fatica, sguinzagliando al vento la sua chioma phonata dalle mani di un amico barbiere dei Docks di Liverpool, che nessuno avrebbe avuto l’ardire di definire hairstylist. Se n’è andato oggi a 75 anni - era malato da tempo - uno dei calciatori inglesi più forti di sempre, uno dei più iconici poiché si caricò sulle spalle tutta la simbologia di un decennio, quello che si sviluppò negli anni 70 e che in Italia potemmo apprezzare solo di riflesso. Vigeva infatti una Brexit involontaria, e in Italia come altrove il calcio inglese arrivava con la modica quantità, come il metadone. Ma quei bagliori, seppur rari, conservano ancora nella memoria collettiva un lucore straordinario.
Il nome di KKK - King Kevin Keegan - è legato indissolubilmente al Liverpool, club con cui visse stagioni memorabili, 323 partite e 100 gol messi a referto in sei anni (1971-1977), con una bacheca che comprende tre titoli nazionali, due Coppe Uefa e la Coppa dei Campioni, vinta nell’anno dell’addio ai Reds, il 1977, all’Olimpico di Roma contro il Borussia Mönchengladbach. In attacco faceva coppia con Toshack. Ad Anfield li chiamavano Batman e Robin. Nell’estate del 1977 il suo trasferimento in Germania fece scalpore. Il campionato tedesco non calamitava certo i campioni. A ventisei anni Keegan firmò per l’Amburgo, diventandone subito il frontman. Con l’Amburgo vinse un titolo nazionale, raggiunse un’altra finale di Coppa dei Campioni (ma stavolta la perse contro il Nottingham Forest) ma soprattutto si aggiudicò per due anni consecutivi il Pallone d’Oro, nel 1978 e nel 1979. Lo stato di grazia di Keegan non collimò però con quello della nazionale inglese. Aveva debuttato in nazionale alla fine del 1972, ma i Tre Leoni in seguito topparono la qualificazione al Mondiale di Germania 1974 e di Argentina 1978, così come mancarono l’Europeo del 1976.
Il primo torneo prestigioso a cui partecipò Keegan fu l’Europeo che l’Italia organizzò nel 1980, ma l’Inghilterra venne subito eliminata, così come avvenne due anni dopo, al Mondiale di Spagna 1982, dove il nostro - da comprimario - raccolse ben poca gloria. La contabilità oggi ci dice che sono 63 le presenze in nazionale, corredate da 21 gol, uno celebre anche all’Italia di Bearzot, a Wembley, nel 1977. In quell’occasione il 7 inglese segnò di testa, staccando l’ombra da terra all’improvviso e lasciando attonito l’azzurro Zaccarelli, che lo marcava a rispettosa distanza. Keegan ha avuto una dignitosa carriera anche da allenatore, cogliendo tre promozioni in First Division/Premier League con Newcastle, Fulham e Manchester City, quando i Citizens erano ancora ignari del fasto che, con gli emiri, avrebbe ribaltato il loro destino. Con il Newcastle KKK sfiorò anche il titolo, dopo un appassionante testa a testa con il Manchester United di Alex Ferguson. Brevissima la sua parentesi sulla panchina dell’Inghilterra, che guidò senza fortuna - eliminato nella fase a gironi - a Euro 2000.