Nessuno come Diego Armando Maradona

El Pibe de Oro non si poteva fermare se non attraverso un’aggressione fisica. Per questo motivo ritengo sia inavvicinabile. La solitudine del numero 10 coincide con la sua partita del 1986, prima ancora di tutte le altre di Lionel Messi, compresa finale americana conquistata eroicamente a quarant’anni

18 LUG 26
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Foto Ansa

Una volta esisteva la solitudine del portiere, oggi a rimanere solo è il numero 10. Nella finale mondiale, Lionel Messi sfiderà Yamal, un 10 messo a destra. Messi è l’ultimo grande esemplare di un ruolo da sempre complicato. Anche se Messi non è solo un 10, è un’intera squadra, è un intero popolo, è il calcio che si è fatto uomo. L’Argentina gioca per lui, muovendosi come un’ombra alle spalle del più grande di tutti i tempi insieme a Pelé (lo dico sotto l’effetto di letture, non avendolo mai visto giocare), ma dietro Diego Armando Maradona, al cui proposito voglio dire solo una cosa semplicissima. Oggi i calciatori più forti non possono essere toccati.
In America gli arbitri hanno tutelato Messi come non avevo mai visto fare prima. Maradona ha subito in campo (e purtroppo anche fuori, come dice la sua misera fine), delle vere e proprie torture. Provate, se avete tempo, a riguardare la famosa partita dell’Argentina contro l’Inghilterra, quella della mano de Dios. L’intera linea difensiva degli inglesi aveva un unico scopo: intervenire sulle gambe di Maradona. Da Butcher, il macellaio, a Gary Stevens, a Fenwik, a Sansom. A centrocampo Patrick Reid, oggi allenatore e anche attore, non appena veniva superato, provava ad inseguirlo per colpirlo alle caviglie. Maradona, in quei 90 minuti, salta continuamente come un grillo per non farsi prendere, senza protestare mai.
La letteratura di quella partita si concentra erroneamente soprattutto sulle due prodezze dell’argentino, entrambe illusionistiche: la mano de Dios, lo slalom tra i birilli prima di segnare il raddoppio. Non parla a sufficienza delle botte che Maradona riceve dal primo all’ultimo minuto. L’Inghilterra non gioca, non si preoccupa di farlo. Bobby Robson, l’allenatore, mette in campo una squadra senza punte, presentandosi con il solo Hoddle, un centrocampista offensivo, al centro dell’attacco. Come il pallone rotola dalle parti del 10 argentino, si organizza una squadriglia di picchiatori, i quali cominciano a dubitare di ciò che stanno facendo soltanto all’inizio del secondo tempo, quando Maradona decide si saltarli tutti, compreso il portiere Shilton, risarcendo la storia personale e quella del suo popolo.
Riguardando la partita a distanza di tanti anni, esattamente quaranta, mi sono chiesto chi avrebbe potuto fermare oggi uno come Maradona. Nessuno, Maradona non si poteva fermare se non attraverso un’aggressione fisica. Per questo motivo ritengo sia inavvicinabile, il più grande di ogni tempo. La solitudine del numero 10 coincide con la sua partita del 1986, prima ancora di tutte le altre di Lionel Messi, compresa finale americana conquistata eroicamente a quarant’anni. Onore a Messi, ma nessuno sarà mai grande come Diego.