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Nel vento alla ricerca della Claret Jug fino all’ultima duna. L’Open Campionship al Royal Birkdale
Sulla costa del Lancashire va in scena l'undicesima edizione golfistica di uno dei trofei più importanti al mondo. Un campo come questo non ti spinge mai al colpo impossibile, ma tutte le scelte devono essere ben ragionate
18 LUG 26

Foto LaPresse
La prima cosa che si muove a Royal Birkdale non sono le bandiere, è l’erba alta in cima alle dune. I caddie la osservano più di ogni altra cosa, basta una raffica per trasformare un ferro 3 in un ferro 7. Siamo sulla costa del Lancashire, poco a nord di Liverpool. La club house bianca del 1935 ricorda il ponte di un transatlantico affacciato sul Mare d’Irlanda. Per l’undicesima volta Royal Birkdale ospita l’Open Championship, più di ogni altro campo dopo St Andrews. I fairway sono larghi. Le dune fanno il resto.
Nel 2017 Jordan Spieth finì in cima a una di quelle dune, tanto fuori linea da costringere a una lunga discussione prima coi giudici e poi col caddie Michael Greller per scegliere il bastone giusto. Da lì uscì il colpo che fece vincere a Spieth il suo terzo major. Ventisei anni prima, Ian Baker-Finch aveva alzato sullo stesso percorso la sua prima e unica Claret Jug, con due ultimi giri in 64 e 66. Sei anni dopo lasciò Royal Troon dopo un primo giro in 92 colpi. Aveva perso lo swing prima del golf. La sua resta una delle parabole più sorprendenti di questo sport. Oggi “Finchy” racconta il torneo dalla cabina della Cbs con la serenità di chi ha imparato a convivere con quella storia. La duna di Jordan Spieth è ancora lì, pronta ad accogliere la sua prossima vittima. Tra quella protuberanza erbosa e la club house sono passati settant’anni di Open Championship.
Ci entro con giusta lentezza e osservo le foto ingiallite dei campioni. Arnold Palmer ha lo sguardo rivolto verso il campo come nel 1961, quando la sua vittoria contribuì a riportare l’Open al centro del golf mondiale. Da quelle finestre il tracciato sembra innocuo, non sai che una pallina appena lunga può compromettere un giro. Col Mare d’Irlanda che compare e scompare dietro le dune, il vento gira senza preavviso e ogni colpo è più importante del precedente. Il fairway sembra largo, ma quando raggiungi la palla puoi trovarti con un tiro cieco verso il green. È questa la sottile difficoltà di Royal Birkdale, non ti spinge mai al colpo impossibile, ma tutte le scelte devono essere ben ragionate. In un’epoca muscolare, in cui il golf sembra misurare tutto con la distanza dal tee, questo links continua a ricordare che la qualità di un giro si decide spesso con il bastone che si lascia nella sacca.
Cambiano bastoni, palline, materiali e statistiche. Restano il vento, le dune e quel breve tratto che separa la club house dalla buca uno. Probabilmente l’Open a Royal Birkdale comincia proprio lì, quando i giocatori sulla via del tee iniziano a sognare la Claret Jug, il trofeo più ambito, che tuttavia non appartiene a chi lo conquista. Dopo dodici mesi, la coppa torna al R&A, il vincitore si accontenta di una replica e il trofeo continua il viaggio senza fermarsi, ogni anno un nuovo nome si aggiunge, inciso alla base. Il numero uno al mondo Scottie Scheffler vorrebbe fosse lo stesso dell’anno scorso, in questa impresa insegue Tom Watson e Padraig Harrington, unici capaci di difendere il titolo a Royal Birkdale. Ancora una volta tra i grandi favoriti c’è Rory McIlroy, liberato dal Career Grand Slam, torna nel major che più di ogni altro gli appartiene, non deve più inseguire nulla ed è questa forse la sua forza. Fra i pochi reduci del LIV ancora mediamente competitivi, c’è chi scommette su Jon Rahm e Bryson DeChambeau, altri sperano in una clamorosa sorpresa, la nostra sarebbe l’estremo ritorno di Francesco Molinari vincitore a Carsnoustie nel 2018, che nelle ultime settimane ha mostrato segni di una inequivocabile ripresa.
Royal Birkdale chiederà a tutti un golf diverso, meno istintivo, più disposto ad accettare gli effetti del vento e i suggerimenti del caddie, la capacità di osservare con attenzione il movimento dei fili d’erba che circondano ogni buca. Solo guardando le dune più lontane puoi intuire i capricci del vento. Questo è un teatro che non smette di sorprendere, giorno dopo giorno, anche quando il torneo sarà finito e i soci torneranno sul tee della uno con la club house di nuovo silenziosa davanti al moto del Mare d’Irlanda. Allora sapremo chi avrà conquistato la Claret Jug, ma le dune di Royal Birkdale avranno già ricominciato ad aspettare il prossimo campione.