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Errigo, come si vince anche senza vincere
A 38 anni, con due figli, Arianna prepara il 14esimo mondiale: “Ora ogni gara è un regalo: se vinco è una soddisfazione unica, se non accade non la vivo più come un fallimento"
18 LUG 26

Foto Ansa
"Ho sognato per tutta la vita, adesso lo faccio per gli altri”. Tra questi, ci sono quelli che Arianna Errigo chiama i suoi gioielli, i gemelli nati nel 2023 che crescono con un papà allenatore (Luca Simoncelli, ndr) e una campionessa. Di nascosto capita che prendano in mano quei fioretti che continuano a essere sinonimo di passione. “Oggi sono felice, faccio ciò che amo: se vinco è una soddisfazione unica, se non accade non la vivo più come un fallimento. Sto cambiando il modo di allenarmi, di gestire le annate, ci sono variabili che devono adattarsi al mio fisico e alla gestione del tempo. Stare in famiglia rimane la priorità. Arrivo spesso alle gare, come è stato agli Europei, dicendomi vediamo come va, ma cercando di essere al meglio”. Tutti le chiedono dove trovi le motivazioni, eppure per lei la risposta è lineare: “Mi piace la competizione. La mia è una vita meravigliosa in cui alleno il corpo, giro il mondo, lo faccio con i miei figli e ogni tanto vinco”. È così appagata che dopo anni affronta le cose in maniera diversa.
Con questo atteggiamento si avvicina al suo 14esimo mondiale (22–30 luglio a Hong Kong) e aprendo il cassetto della memoria rievoca la prima partecipazione iridata. “Era il 2009, ero emozionata. Quell’anno vinsi la Coppa del mondo, arrivavo da vari successi. Fu una prima volta di tante cose, presi il bronzo e poi l’oro a squadre con i fenomeni veri (Elisa Di Francisca, Margherita Granbassi e Valentina Vezzali, ndr) mi sentivo in un parco giochi”. Quando deve scegliere invece l’edizione più bella non ha dubbi: “Milano 2023: ogni tanto ci penso e mi chiedo come abbia fatto (fu argento, ndr) a quattro mesi e mezzo da un parto gemellare cesareo. Ero fuori da un anno, è stato un’impresa. Per il 2026 ho cercato di arrivare in forma agli Europei e ai Mondiali, il primo è andato bene (argento, ndr) poi vediamo, le gare hanno una storia a sé”. L’Azzurra arriva da anni che definisce soddisfacenti, ma non privi di fatiche: “È stato molto difficile gestire gli allenamenti, trovare la forma. Spesso e volentieri, non sono stata bene perché durante l’inverno capita che due bimbi piccoli stiano male e portino tutto a casa, le energie sono poche. Negli ultimi sei mesi dormiamo di più e a questi livelli è fondamentale, aiuta la condizione fisica”. Adesso, molta della serenità che ha deriva dall’ambiente. Ormai è scesa dalle giostre del parco giochi ed è un’atleta e una donna matura, punto di riferimento per tante. “Mi piace dare consigli, ogni tanto mi chiedono come gestire la tensione e spesso aiuto le mie compagne nelle gare a squadre. In passato non ho avuto lo stesso trattamento… ora il clima è molto bello, siamo un gruppo tranquillo, competitivo, non c’è cattiveria, non ci sono rivincite. Puoi dare qualcosa senza che ti venga tolto nulla”.
Errigo, infatti, in pedana non si limita a reagire, a incassare colpi, si muove, attacca, si difende, si trasforma nelle occasioni importanti. È dinamicità allo stato puro, anche dal punto di vista mentale. Abbraccia ogni medaglia vedendola con occhi diversi, gustandone anche il retrogusto amaro. “Prima, ogni risultato era un’ossessione: volevo dimostrare di essere la numero uno. Credo sia stato giusto affrontare quel percorso in quel modo, ogni cosa ha la sua età, il suo momento. Con i figli le priorità si ribaltano, il peso che dai è completamente diverso. A 38 anni vivere tutto così, è speciale. Ogni gara che faccio è un regalo”.
Forse saranno anche gli anni che passano a dare maggiore saggezza e anche la massima accettazione dello scorrere del tempo: “Da sportivo sai che non sei infinito, ma io sono fortunata, sono integra fisicamente, non ho dolori, sono competitiva. Sono almeno cinque, sei anni che mi dico che se dovesse finire ora sarei contenta, è un di più. Certo, il fisico ha risentito della gravidanza, ha lasciato qualche segno: ho una diastasi importante che probabilmente dovrò operare quando smetterò. C’è il corpo dal punto di vista estetico e quello dal punto di vista ‘meccanico’, però va bene così, sono una persona positiva”. Per questo continuerà fino a Los Angeles 2028, nonostante i dubbi e le volte in cui ha pensato di smettere, vuole farsi quest’ultima concessione. “Dopo tanti anni, non so se la gente abbia davvero capito chi sono, non del tutto. Tante cose vengono date per scontate, non riguardo me, in generale, quando qualcuno fa qualcosa di incredibile. Le persone vicino a me sanno il mio valore. Ho affrontato tanto, come il provare a gareggiare nella doppia arma, non avere maestro per un anno, chi ha voluto ha visto qualcosa in più. Ho passato una vita a sognare, volevo vincere, avere una famiglia, ora sogno per gli altri. Mi auguro che i miei figli e mio marito stiano bene e che lui abbia delle soddisfazioni”.
Da grande o meglio, come dice scherzando “da più grande”, non sa cosa farà senza la maschera addosso. “Ho dato tanto e magari il mio contributo nella scherma potrebbe aiutare, vedremo. Ho una lista di hobby che vorrei fare, vorrei avere una vita normale, fare la mamma. È da quando ho sei anni che non mi fermo”.