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l'intervista •
"Un risultato non determina la persona che sono". Parla Tara Dragas
Nella tappa finale di Coppa del mondo, la ginnasta ha conquistato l’argento alla palla e il bronzo nell’all-around. Al Mondiale di Francoforte (12-16 agosto) ci andrà "cercando di non mettermi pressioni. In palestra lavoro solo su ciò che posso controllare, tutto è condizionato dalla mia concentrazione, il resto non dipende da me"

Tara Fragas (foto Antonio Lacerda per Epa, via Ansa)
C’è una foto che immortala Tara Dragas, a nemmeno un anno, con delle clavette nelle mani. Un ricordo che definisce “buffo”, ma anche emblematico: "Mi fa capire perché sono arrivata dove sono". La friulana di San Daniele ammette candidamente come "la ginnastica ritmica mi sia un po’ capitata. Poi l'eleganza, la precisione di questo sport, mi hanno fatto continuare e la passione è sempre più forte". Inevitabile con una nonna allenatrice e giudice internazionale e una mamma, Spela Dragas, che ha perseguito la stessa strada diventando la sua tecnica. Una guida che la sta portando a conquistare risultati sempre più prestigiosi, come successo a Milano, in occasione della tappa finale di Coppa del mondo, dove ha centrato l’argento alla palla, ma soprattutto il bronzo nell’all-around, prima medaglia nel concorso generale nel circuito. "Conta molto di più rispetto alle medaglie di specialità, dimostra il valore del mio programma. Se riesco a eseguirlo correttamente posso salire nelle classifiche del concorso, quelle che contano alle Olimpiadi".
Ora però l’attenzione va al Mondiale di Francoforte (12-16 agosto) a cui arriva "cercando di non mettermi pressioni: un risultato non determina la persona che sono. Lì conta tanto la testa". Quando sale su quella pedana, con la madre che le dice sempre di ricordarsi il suo valore, si isola ed è come se il resto scomparisse: "Ci siamo solo io, l’attrezzo e la pedana. Non c’è altro. In palestra lavoro solo su ciò che posso controllare, tutto è condizionato dalla mia concentrazione, il resto non dipende da me". Ad aiutarla nella ginnastica ma anche nella vita, le origini slovene di Spela, montenegrine del padre e il fatto che parli sette lingue. "Conoscere così tante lingue aiuta a comprendere svariate culture e questo è utile per essere un po' più versatile anche nei movimenti. Riesco a interpretare stili diversi e posso partire da una musica elegante italiana per passare a una più balcanica, riuscendo sempre a essere precisa". Merito della mamma allenatrice e di tutta la famiglia: "Sono contenta di averla come tecnica, vuole al 100 per cento il mio bene, sa cosa è meglio per me e riesce a incoraggiarmi nel modo giusto. Ci sono stati anche i miei nonni, sono sempre stati importanti. Sono molto legata alle nonne che non riesco a vedere spesso: la materna sta in Slovenia, mentre la paterna a Belgrado, però le penso sempre. La mamma di mia mamma spesso mi chiama e mi dà qualche consiglio o fa qualche correzione".
Nel dna di famiglia sembra esserci anche una buona dose di determinazione che riconosce essere pregio e difetto. Spesso proprio le persone a lei vicine devono trattenerla da quella spasmodica voglia di inseguire la perfezione. "Se in allenamento devo fare qualcosa, non vado a casa finché non riesco. È utile, ma ogni tanto sarebbe meglio lasciare stare, non arrivare al limite. Non mi sono mai fatta male, ma può essere controproducente. Con il mio carattere non riesco a fermarmi, ci pensano gli amici e i parenti a frenarmi ogni tanto (ride, ndr)". Un peccato che una perfezionista così non sia stata ammessa alla maturità (classe 2007) per un 4 in Discipline sportive. Della vicenda non vuole parlare, preferisce pensare al futuro, tutto da colorare, visto che le piace disegnare e da accompagnare con qualche piatto da gustare. "Amo cucinare, so fare bene il tiramisù e lo strudel di mele. Mi appassionano tutti gli sport. In ritiro, in stanza con Sofia Raffaeli, da sempre mio idolo, abbiamo visto le partite del Mondiale o il tennis. Mi piace anche andare a vedere mio fratello che gioca a tennis"