Tutte le strambe teorie del complotto sulla corsa dell'Argentina ai mondiali

Dallo striscione sulle Malvinas ai sospetti sugli arbitri, passando per Infantino, Trump, Milei e Messi: così l'Albiceleste è diventata "la squadra dei poteri forti"

16 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 18:19
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L'Argentina in finale: una vendetta dei deboli, o la protetta dai poteri forti? L'Albiceleste rischia ora sanzioni disciplinari, dopo che per festeggiare la vittoria sull'Inghilterra Giovanni Lo Celso e Nicolás Otamendi hanno tirato fuori uno striscione che rivendicava la sovranità sulle Falkland-Malvinas: “Las Malvinas son argentinas”. E ciò non può non rievocare un ovvio stereotipo su una vendetta terzomondista contro imperialismo e colonialismo, secondo la mitologia della “mano di Dio” di Maradona, ad esempio rievocata nei toni esagitati e quasi mistici con cui Lele Adani su Raiuno ha esaltato il risultato. “Non è mai finita con l'Argentina, non è mai finita con la Selección, il cuore dei campioni del mondo. Enzo che raccoglie da Lionel... Einstein diceva che le coincidenze sono il modo in cui Dio sceglie di rimanere anonimo, ma non lo puoi fare con Dios... Maradona 40 anni dopo orienta questa partita e non la fa finire perché l'epica deve continuare”.
Solo che le parole di Adani sono le stesse che ha detto Javier Milei: “L'Argentina non si arrende mai”. “Non importa quanto avverso sia il contesto da cui partiamo: ci rialziamo sempre, usciamo sempre allo scoperto, perché l'Argentina non si arrende”. Assieme a un video dei festeggiamenti in Plaza de la República a Buenos Aires, accompagnati da un eloquente “¡Vamos Argentina, carajo!”. Appunto, Milei non è uno dei leader terzomondisti cari a Maradona come Fidel Castro o Hugo Chávez, ma un personaggio che sicuramente a sua volta con uno stile da caudillo latino-americano fa il profeta dell'anarco-capitalismo e del liberismo: e mentre a Londra c'è invece un governo laburista che ha appena rinazionalizzato British Steel.
Milei peraltro racconta che a 12 anni prese un sacco di botte dal padre, a cui, mentre esaltava la riconquista delle isole, aveva manifestato il suo dubbio che gli inglesi gliele avrebbero “suonate”. E anche se adesso come presidente deve ufficialmente sponsorizzare la rivendicazione irredentista, ha però chiesto di non collegare il risultato sportivo alla questione dell'arcipelago conteso, sostenendo che “è una partita di calcio” e affermando che il recupero della sovranità “si ottiene con una diplomazia sapiente e non con gesti di patriottismo da quattro soldi”. Non andrà a vedere la finale, ha fatto sapere. Il rischio, se perde, di farsi la fama di jettatore che ebbe un suo predecessore come Carlos Menem è evidentemente più forte delle possibili ricadute positive in caso di vittoria, che comunque si riserva di festeggiare con l'invitare i giocatori alla Casa Rosada.
A parte che liberista, Milei è però anche uno stretto alleato di Donald Trump, in Mondiali centrati soprattutto negli Usa che il presidente statunitense ha condizionato in maniera pesante anche tramite il suo rapporto di ferro con il presidente della Fifa Gianni Infantino: che gli ha dato un premio per la pace; ed è sospettato di aver operato per far accogliere la richiesta dello stesso Trump di cancellare la squalifica rimediata dal centravanti Usa Falorin Balogun. Nella squadra Usa dell'Inter Miami gioca il capitano dell'Argentina Lionel Messi, da cui altri sospetti di favoritismo da parte del paese ospitante. E Milei è pure notoriamente amicissimo di Israele, mentre l'Argentina è andata avanti anche rimontando da 0-2 a 3-2 l'Egitto, per cui facevano il tifo massicciamente i palestinesi di Gaza. Insomma, ci sono una quantità di elementi per alimentare un'ondata di complottismo in cui l'Argentina ha un ruolo inedito non più di vittima, ma di beneficiaria.
Ora sono appunto anche i giornali inglesi, che a parte protestare per lo striscione sulle Falkland elencano i “31 sporchi trucchi” che l'Argentina avrebbe usato in campo. Ma prima ancora era stato appunto l'Egitto, dopo la sconfitta agli ottavi, ad accusare apertamente la FIFA di aver manipolato i Mondiali per far vincere l'Argentina. “Non è giusto, l'arbitro non è stato giusto. Ha rubato lo sforzo di un'intera nazione dall'inizio. Il campionato è truccato per l'Argentina, complimenti a loro che hanno già vinto il Mondiale: è tutto pianificato”, ha detto l'attaccante Mostafa Ziko. “Non guarderò più partite dei Mondiali, questa è la mia piccola forma di protesta. Hanno rubato il nostro duro lavoro e lo ha visto tutto il mondo. Vogliono che siano presenti i campioni del mondo, vogliono che ci sia Messi, è una questione di marketing. Avremmo voluto dare una gioia ai nostri tifosi, ma il calcio non è solo una questione di campo. È anche marketing, non ci sono solo aspetti tecnici. Ci sono stati errori”, gli ha fatto eco il ct Hossam Hassan.
Ne è seguito un reclamo per far aprire un'indagine contro l'arbitro François Letexier, per la decisione del Var di annullare un gol egiziano e per il rigore mancato a un fallo su Salah nell'azione che ha poi portato al vantaggio decisivo dell'Argentina. Effettivamente la Fifa ha poi escluso Letexier dalla prosecuzione del torneo, ma essendo lui francese, è stata la qualificazione della Francia per le semifinali a dare una motivazione per prendere la decisione senza entrare nel merito delle accuse. Ma sul web sono circolati una quantità di video in cui si vedrebbe Infantino esultare quando l'Argentina fa gol, e rattristarsi quando li prende: la smentita ha però rilevato che le immagini risalivano ad altre partite. E alla tv egiziana è stato addirittura detto che “Fifa e Israele hanno impedito all’Egitto di vincere” perché “l’Argentina è una squadra ‘israeliana’ per eccellenza e Netanyahu un amico del cuore di Milei”. Lo stesso Letexier è stato indicato come ebreo, cosa assolutamente non vera.
Prima ancora, era stato giudicato sospetto il mancato cartellino rosso a Messi nella partita contro l'Algeria per un fallo su Mandi, molto simile a quello che aveva portato all'espulsione poi sospesa di Balogun. E in seguito, dopo la faticosa vittoria dell'Albiceleste ai sedicesimi contro Capo Verde, la dichiarazione fatta da Infantino a una emittente appunto argentina: “Un abbraccio a tutta l'Argentina e complimenti. Il cuore stasera non ha retto, anche per me che sono neutrale”.
Prima di Inghilterra-Argentina è stata poi la stampa inglese a definire l'arbitro Ismail Elfath, un marocchino naturalizzato statunitense, come il “preferito di Messi”. In particolare il Daily Mail ha ricordato che Elfath era quarto uomo il giorno in cui Messi è diventato campione del mondo con l'Argentina nel 2022, battendo la Francia nella finale in Qatar. E anche che nelle quattro volte in cui Messi è stato arbitrato da Elfath da quando è arrivato negli Stati Uniti ha sempre vinto, segnando cinque gol. “La Fifa starebbe truccando i Mondiali per favorire l’Argentina”, ha rilanciato il Telegraph. Lo stesso Telegraph che ha ora fatto la lista dei 31 “trucchi”.
“Nel complesso, siamo soddisfatti dell'operato degli arbitri” si è difeso il Chief Refereeing Officer Pierluigi Collina in un comunicato ufficiale pubblicato sul sito della Fifa. Ammettendo però che “con un numero così elevato di partite giocate in un periodo di tempo relativamente breve, è normale che alcune cose non vadano come previsto”.