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non sfidiamo la sorte •
I mondiali scivolano via tra vagisil e viking row
Tra la notizia del ginecologo senegalese e il procione di Erling Haaland, che legge Cazzullo a Taormina, questa sera si giocherà Inghilterra-Argentina. Partita affidata a un arbitro americano che piace molto al vecchio Gianni e che essendo americano ne sa di calcio quanto io di medicina sportiva
15 LUG 26

Foto Ansa
Beati voi che già sapete chi è la prima semifinalista del Mondiale più lungo di sempre – ma nulla in confronto all’orrore che si prospetta per il 2030, quando Infantino vuole 64 squadre in quello che è diventato il torneo che incorona il calcio europeo più dello stesso Europeo. Io non so più in quale frigorifero mettere le birre che mi terranno compagnia questa sera durante Inghilterra-Argentina, partita affidata a un arbitro americano che piace molto al vecchio Gianni e che essendo americano ne sa di calcio quanto io di medicina sportiva. Non che sia così complicato, in realtà, come si è capito dalla notizia della settimana: ovviamente il licenziamento del medico della Nazionale di calcio del Senegal. L’annuncio è stato dato dal presidente della Federcalcio locale: “Il medico della Nazionale, il dottor Fedior, con noi da dieci anni, è un ginecologo di formazione. I giocatori non erano convinti di lui, e in effetti non ha il profilo accademico necessario per seguirli”.
Non so se i primi sospetti siano affiorati quando il dottore ha prescritto il Vagisil per i dolori al ginocchio, o quando per visitare una caviglia slogata diceva ai calciatori “allarga le gambe”, fatto sta che metterci un decennio prima di accorgersi che chi deve curare gli strappi muscolari è invece un professionista della cara vecchia pussy dovrebbe far cambiare il soprannome ai “Leoni della Teranga” quantomeno in “Faine del tanga”. Povero Senegal, uscito malamente dal Mondiale come una Scozia qualunque. E a proposito, un pensiero ai simpatici scozzesi, venuti al Mondiale per fare da sparring partner, cantare l’inno con le palle sudate sotto al gonnellino e ora ridotti talmente male da tifare Argentina come dei Lele Adani pieni di scotch. Almeno i norvegesi una volta tornati in patria hanno avuto la loro dose di retorica mediatica con cazzate del tipo “hanno vinto il Mondiale della gente” a commento delle migliaia di tifosi in piazza a fare le viking row (e che palle) davanti al palazzo reale di Oslo per celebrare il ritorno degli “eroi”.
Tra loro però fatemi brindare ad Erling Haaland, sceso dall’aereo con un procione imbalsamato che beve whisky come souvenir dagli Stati Uniti: eroe vero, in questo caso, perché già sta affrontando le ire di animalisti indignati per l’acquisto. Lui giustamente se ne frega e vola a Taormina alla sfilata di Dolce e Gabbana. Il motivo? Non l’amore per la moda, ma una scusa per essere in Italia nei giorni in cui esce il volume Le grandi interviste di Aldo Cazzullo: dopo avere letto le immortali pagine su Messi vergate dal nostro, il bomber norvegese vuole essere uno dei primi a correre in edicola e accaparrarselo. Io invece aspetto che me ne regali una copia lui, e nel frattempo bevo come se un incendio minacciasse la mia casa sulla spiaggia ed evito di indossare magliette come quelle sfoggiate da qualche mio connazionale presente sugli spalti di Inghilterra-Norvegia, in cui si vedevano Bobby Moore nel 1966 e Harry Kane oggi entrambi davanti alla Coppa del mondo. Va bene che It’s coming home, ma non sfidiamo la sorte fino a questo punto, vi prego.