Sinner torna a Wimbledon da re

Il torneo dei tornei comincia con l'italiano che per la prima volta nella storia azzurra sarà il primo a calpestare l’erba sul Centrale, un ex numero uno al mondo che al numero 25 non riesce a smettere di pensare

29 GIU 26
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Foto Ansa

Il tennis ritorna nel regno del silenzio totale dopo un mese di rumore e caos assoluto. I giornali britannici sostengono che Jannik Sinner debba ristabilire la sua superiorità nei confronti di un Tour ancora senza Alcaraz, come se il numero uno del mondo a Parigi avesse all’improvviso perso la terra sotto ai suoi piedi.
Lunedì 29 giugno, il giorno del suo esordio da campione uscente contro il serbo Miomir Kecmanovic, primo match sul Campo Centrale come impone la tradizione of course, sarà passato un mese dalla sconfitta al secondo turno del Roland Garros contro l’allora numero 56 del mondo Juan Manuel Cerundolo, sconfitta che è stata commentata in questo modo da Venus Williams, alla quale era stato fatto notare che l’azzurro non ha mai vinto una partita oltre le 3 ore e 50 minuti: “E allora? Sinner ha fatto tutto il resto”. Fine delle discussioni e piccolo memorandum: dopo 5 tornei e 30 vittorie consecutive dall’America all’Europa, dal cemento alla terra rossa, è possibile perdere una partita. Il numero uno del mondo ha fatto gli esami e i controlli che doveva fare, ha analizzato il problema e cercato soluzioni. “Più di così non possiamo fare”, ha aggiunto alla vigilia del suo ritorno in campo.
Soprattutto è andato in vacanza, probabilmente il rimedio più efficace all’overdose di tennis, e si è presentato a Londra fresco di giubbotto termorefrigerante, una giacca che lo aiuta a diminuire la temperatura corporea. In questi giorni, dopo aver battuto in una esibizione il britannico Cameron Norrie, si è allenato con Novak Djokovic che compare ovunque sui social in compagnia di piccole caprette che lo disturbano durante i suoi esercizi di meditazione, marketing geniale che accompagna la sua ricerca dello Slam numero 25, l’ultimo numero di cui ha bisogno per sentirsi The greatest of all time, The Goat appunto, in una estate di diffusi revival anni Ottanta, non soltanto nello sport. London calling con una missione, ristabilire l’ordine dopo la rivoluzione francese. Senza Sinner e Alcaraz, il Roland Garros è diventato uno Slam colorato, vivace, imprevedibile, con trentatrè match finiti al quinto set, un nuovo campione Slam (Alexander Zverev) e una fiducia generalizzata in chi qualche settimana prima aveva pensato che fosse finita. È bastata l’assenza di quei due nomi nel tabellone per liberare tutti gli altri giocatori di un peso, il complesso di inferiorità. Adesso però si torna nel bianco perpetuo. Alle rivoluzioni oltremanica Wimbledon preferisce i reali.
L’Italia comincia il terzo Slam della stagione con 6 italiani in top 50, due in top 10, Sinner numero uno e Flavio Cobolli numero 10, per la prima volta in carriera tra le prime nove teste di serie in un torneo dello Slam, dove affronterà al primo turno l’argentino Mariano Navone. Oltre a loro Lorenzo Musetti che non giocherà a Londra, Luciano Darderi, Matteo Arnaldi e infine Matteo Berrettini che un mese fa era fuori dai primi cento al mondo e stava meditando su un futuro nel tennis ma non da giocatore e oggi, dopo i quarti di finale all’Open di Francia, torna tra i top players nel posto e nel momento più importante della sua stagione. Al primo turno affronterà Stan Wawrinka, alla sua last dance nel mondo del tennis.
Tornerà a Londra anche sir Andy Murray, in veste di coach, nel box di Jack Draper, dieci anni dopo il suo secondo e ultimo titolo a Church Road. Era il luglio del 2016, l’ultima volta in cui Serena Williams è stata regina on grass, in singolare e in doppio, in coppia con sua sorella Venus. In questo giugno dominato da campioni nati negli anni Ottanta, anche nel calcio e nella Formula 1, ci saranno ancora loro, le sorelle Williams, in doppio grazie a una wild card e Serena anche in singolare, sempre grazie a una wild card. Chi l’ha vista giocare in allenamento ha raccontato di un servizio che somiglia a quello dei bei tempi, un dritto che fa ancora male: “è concentrata”. Concentrata come sa essere concentrata soltanto Serena Williams, a 44 anni e 9 mesi.
Il torneo dei tornei comincia con Jannik Sinner che per la prima volta nella storia azzurra sarà il primo a calpestare l’erba sul Centrale, un ex numero uno al mondo che al numero 25 non riesce a smettere di pensare e una antica regina che sorride, offre selfie a chiunque le si avvicini e non racconta mai quello che le passa davvero per la testa. Come Lewis Hamilton e Leo Messi, più che la nostalgia, il sentimento che dovrebbe prevalere guardandoli ancora in campo, è la gratitudine. Follow the money? Non sempre, non solo. Soprattutto a Wimbledon, dove la storia e casomai le rivoluzioni si fanno sottovoce, davanti a uno sfondo immutabile, nei pomeriggi più lunghi dell’anno, sopra il terreno più raro e inospitale che il gioco conosca. È l’ultimo torneo dello Slam che ha vinto Sinner (dodici mesi fa), il quale nel frattempo ha conquistato quasi tutto il resto.