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I rigori sono una scienza, ecco come si batte la pressione. Parla Jordet
“Contano più preparazione mentale e metodo che istinto”, dice l'ex consulente di Liverpool, Chelsea, Arsenal, Ajax e Bayern Monaco, psicologo dei tiri dagli undici metri. "Le statistiche dicono che chi gioca meglio vince più spesso ai rigori. Ma non così spesso"
27 GIU 26

Foto Ansa
Sudafrica-Canada, il sedicesimo di finale in programma a Los Angeles alle 21 italiane di domani darà il via alla fase a eliminazione diretta del mondiale. In caso di parità al termine dei 90 minuti, tempi supplementari ed eventuali rigori. Uno “spareggio”, quello dagli 11 metri, che ha deciso le finali dell’ultimo mondiale e dell’ultima Champions League. Che ci ha permesso di vincere il nostro ultimo mondiale e il nostro ultimo europeo, ma che ci ha anche esclusi dal mondiale in corso. Senza contare la delusione di Italia ’90, la finale persa quattro anni dopo e l’eliminazione da Francia ’98. Insomma, i rigori contano. Lo sa bene Geir Jordet, psicologo norvegese che il Times ha definito “la massima autorità mondiale sulla psicologia dei calci di rigore” e il cui Pressure - Sotto pressione (De Agostini) è considerato una bibbia sull’argomento. “So che il lavoro che ho fatto sui rigori ha influenzato molte squadre”, dice al Foglio Sportivo l’ex consulente di Liverpool, Chelsea, Arsenal, Ajax e Bayern Monaco.
Dottor Jordet, spesso diciamo che il rigore deve tirarlo chi se la sente. Ma, nella prefazione al suo libro, Arsène Wenger scrive che deve decidere l’allenatore. Chi ha ragione?
“Se si arriva ai rigori, decide l’allenatore, tenendo però conto delle condizioni fisiche e psicologiche dei giocatori. Se gli domanda chi se la sente di tirare significa che non sta controllando la situazione: il rischio è che a sentirsela di tirare sia il giocatore sbagliato”.
Fare gol su rigore può dipendere da vari fattori, mentali e tecnici. E la pressione ha il suo peso. Cosa avviene in quel momento?
“Il rigore è una situazione complessa, e questi fattori sono legati tra loro. Le faccio un esempio. Secondo me Harry Kane è il miglior tiratore di rigori del mondiale. È molto capace dal punto di vista tecnico anche perché si allena molto nel calciarli. Questa capacità fa sì che si trovi in un miglior stato mentale quando deve calciare, e la pressione che deve affrontare sia minore rispetto a quella di un giocatore che non è uno specialista. Rispetto alle altre situazioni di gioco, il rigore è il momento in cui la pressione pesa di più. Le doti più importanti sono la forza mentale, la fiducia in se stessi e la concentrazione”.
Esiste la fortuna ai rigori? Può vincere chi nei 120 minuti si è dimostrato più debole?
“Le statistiche dicono che chi gioca meglio vince più spesso ai rigori. Ma non così spesso: vincerà ai rigori solo il 55 per cento delle volte. Per quanto riguarda la fortuna pura, conta più ai rigori che durante la partita. Una squadra che viene messa sotto nei 120 minuti, ma riesce ad arrivare ai rigori ha più probabilità di vincere la partita dagli undici metri rispetto alla normale partita. Se accade, si può dire che sia stata fortunata”.
Nel 1994 abbiamo perso un mondiale ai rigori. Baresi e Baggio erano i nostri migliori giocatori ma hanno sbagliato. C’è un motivo?
“La pressione pesa di più ai rigori che durante la partita: i giocatori che la sentono di più hanno più probabilità di sbagliare. In un articolo scientifico ho documentato il fatto che i più grandi calciatori tendono a sbagliare più rigori rispetto a quelli meno bravi. E a sbagliare di più quando hanno raggiunto lo status di top player rispetto agli inizi della propria carriera. Baresi e Baggio nel 1994 avevano senz’altro raggiunto questo status”.
L’Italia non è al mondiale perché ha perso ai rigori lo spareggio con la Bosnia. Si è fatto un’idea dei motivi di quella sconfitta?
“L’Italia è un Paese calcisticamente importante, e i tifosi tenevano molto a qualificarsi. La pressione per tutti i giocatori coinvolti era molto alta. Servivano molta forza mentale e molta preparazione. Non so fino a che punto l’Italia fosse preparata. La Bosnia invece aveva appena battuto il Galles ai rigori ed era quindi reduce da un’esperienza positiva”.
Chi è il miglior pararigori che lei abbia mai visto?
“Il brasiliano Diego Alves ha parato il 40 per cento dei rigori. Aveva un’ottima tecnica e sapeva leggere i tiri. Ma soprattutto non ho mai visto un altro con la sua capacità di entrare nella testa del tiratore. Lui con il momento del rigore ci giocava: era gentile con il tiratore, gli parlava, gli dava il cinque. Faceva lo spiritoso per farlo rilassare e fargli abbassare la guardia. Poi diceva qualcosa che lo stroncava. Anche con l’arbitro prendeva il controllo della situazione. Era un manipolatore e in questo modo raggiungeva il suo obiettivo: rendere nervoso il tiratore e farlo dubitare di se stesso. Il migliore del mondiale in corso è l’argentino Martínez. Le ultime sei volte che è andato ai rigori ha vinto, e ha capacità simili a quelle di Diego Alves di controllare l’arbitro e il tiratore con i suoi mind games e le sue tecniche di distrazione”.
E il miglior tiratore?
“Robert Lewandowski ha segnato il 90 per cento circa dei rigori tirati. All’inizio della carriera li calciava senza tenere conto dei movimenti del portiere. Poi, circa nel 2016, ha iniziato ad aspettare che il portiere facesse la prima mossa e a decidere in una frazione di secondo dove tirare. Ma ci sono stati portieri come Yann Sommer che a loro volta hanno cercato di sviluppare tecniche per contrastarlo. Sommer ha fatto così contro Jorginho in un rigore che vi è costato caro, fingendo di tuffarsi da una parte e andando poi dall’altra. Lewandowski ha iniziato ad alternare le proprie due diverse tecniche, e i portieri non sapevano più cosa aspettarsi. È la stessa cosa che sta facendo Harry Kane”.
Qual è secondo lei la squadra del mondiale che arriva più preparata ai rigori nella fase a eliminazione diretta che sta per cominciare?
“Mi risulta che negli ultimi 6-8 anni la nazionale che ha investito di più nella preparazione dei rigori sia quella inglese, anche se voi l’avete battuta proprio ai rigori nella finale degli europei 2021. Negli ultimi europei però si è rifatta con la Svizzera, e ho notato che avevano imparato e sviluppato un nuovo approccio ai tiri dagli 11 metri. Tuchel è subentrato a Southgate ma, a quanto ne so, riguardo ai rigori ha continuato con lo stesso sistema. L’importante è che non abbia pensato di non doversi focalizzare su questo aspetto perché era già tutto pronto”.