Giovanissimi alla scacchiera. Gli altri Mondiali: in Italia

Sono iniziati a Montesilvano i Mondiali di scacchi juniores, con ben sei tornei in programma: under 14, under 16 e under 18, suddivisi nelle categorie Open, aperte a entrambi i sessi, e femminile. I protagonisti sono i giovani

22 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 10:33
Immagine di Giovanissimi alla scacchiera. Gli altri Mondiali: in Italia

Foto Ansa

Se l’Italia in questi giorni è esclusa dai Mondiali di calcio, esiste uno sport in cui non solo partecipa a pieno titolo, ma è anche la nazione ospitante. Sono iniziati a Montesilvano i Mondiali di scacchi juniores, con ben sei tornei in programma: under 14, under 16 e under 18, suddivisi nelle categorie Open – aperte a entrambi i sessi – e femminile. I protagonisti sono i giovani. Proviamo a dare loro voce, a metterci nei panni di quel diciassettenne italiano che, probabilmente, i Mondiali di calcio neppure li ricorda. Non appena varchi la soglia della sala, sei colpito dalla quantità di giocatori: sono ben 774 gli iscritti. Più che nervosismo, però, provi confusione, e la tua mente si ritrova a fare i conti con un fantasma recente, uno specifico termine, “adultescente”, che qualche sociologo ti ha cucito addosso, e sul quale hai, di recente, argomentato. Pensi alla fragilità delle nuove generazioni, alla loro fatica a farsi carico del futuro e a prendersi responsabilità.
Affogato da coetanei – e persino da bambini molto più piccoli – che scelgono di dedicare i propri anni migliori al gioco più ansioso di tutti, dove il caso è bandito, dove non esistono componenti esterne o aleatorie, dove non c’è altro se non la pura responsabilità individuale, avverti un profondo paradosso. Cerchi di distrarti, allora. In fondo hai un torneo da giocare. Ma quando alzi gli occhi verso il tabellone dei turni, un altro dettaglio ti confonde, di nuovo. Sono ben 84 le nazioni rappresentate. Sono venuti a giocare qui in Italia da ogni angolo del mondo, persino da paesi che fuori da queste mura sono divisi da conflitti sanguinosi. Eccoli lì, seduti a pochi metri di distanza, sotto la giurisdizione universale e pacificatrice degli scacchi. C’è di nuovo qualcosa che non torna. Ti sorge il dubbio sulla necessità di un confine chiaro, anti-dialettico, parmenideo: una linea netta che dia ordine a una geopolitica scacchistica altrimenti illeggibile. Ti è stato spiegato, dopotutto, che i confini contano, che la modernità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere per non perdersi nel caos. Allora, per ritrovare la concentrazione, decidi di accogliere questo consiglio nell’unico modo possibile: tracci l’unica frontiera che ti rimane, quella tra i bordi della scacchiera e il mondo esterno, e ti culli in questo splendido, quasi angelico, otium moderno, fino a rimanere solo con i tuoi pezzi. In fondo, hai un torneo da giocare. E, come te, devono concentrarsi anche i tuoi avversari, e a furia di tracciare linee, confini, gruppi, sottogruppi, alla ricerca di una solidità che ti è stata presentata come l’unica salvezza, finite con il trasformarvi in 774 monadi disperse nel mare di una società liquida. Sei punto e a capo con i tuoi dubbi, con la tua confusione, con la tua angoscia. Ma, in fondo, sei solo un ragazzino impertinente.
La partita: Composizione di Adolf Kramer, 1922, ½-½
Un limite dei limiti. Mossa al Bianco, che riesce a pareggiare la partita con una deliziosa manovra. Riesci a vederla?