Sport
il foglio sportivo •
Popovici e la paura di essere il più forte
Il 21enne rumeno è diventato il primo nuotatore della storia a vincere sia i 100 che i 200 stile in due diverse edizioni dei campionati. Ora è in una nuova fase in cui “nuota per amore, per l’arte, per il gusto di vincere, perdere e rialzarsi”

Foto LaPresse
Parlare con David Popovici significa scordarsi della sua età ed entrare in una sorta di dimensione mistica, tra stoicismo, nuoto e impegno sociale. Talvolta viene da chiedersi se si goda davvero i suoi 21 anni. Lui garantisce di essere appagato oltre la mera dimensione sportiva che l’ha reso, al Mondiale 2025 di Singapore, il primo nuotatore della storia a vincere sia i 100 che i 200 stile in due diverse edizioni dei campionati. Ora è in una nuova fase in cui “nuota per amore, per l’arte, per il gusto di vincere, perdere e rialzarsi”. Il rumeno, volto di arena, lo dimostrerà in questi giorni a Roma, visto che è in gara al Trofeo Settecolli.
Come va la preparazione?
“Dopo Singapore ho fatto una vacanza piuttosto lunga. Ho avuto tre mesi per rilassarmi. Abbiamo ricominciato lentamente a novembre e siamo tornati a spingere forte”.
Che obiettivi ha per la stagione?
“È una stagione meno stressante. È il primo anno senza Mondiali e Olimpiadi. Mi piacerebbe difendere i titoli nei 100 e 200 agli Europei: sarebbe bello fare doppietta per la terza volta consecutiva. In realtà, però, ho sempre cercato di non pensare troppo ai titoli o al colore delle medaglie. Provo solo a essere migliore di ieri. È una filosofia molto semplice che, se l’adotti, funziona”.
Quanto sono importanti le sensazioni che un costume da gara può dare?
“Dopo occhialini e cuffia, è il pezzo di tecnologia più importante. Può essere un enorme aiuto o un grande svantaggio, dipende da cosa indossi e come ti senti. Uso Arena (suo sponsor, ndr) da quando sono molto giovane. È fondamentale sentirsi comodi, veloci e nel mio caso elastici”.
A Singapore ha parlato della paura di essere il più forte: che intendeva?
“È difficile da spiegare. Lo era allora e lo è adesso. È la paura del tuo potenziale. Quando inizi a renderti conto di quanto puoi essere forte entri in un territorio spaventoso. Sentirmi così bene in allenamento, affrontando la stagione in modo completamente diverso dal passato, è stato diverso. A Singapore ho capito che il nuovo metodo di allenamento funzionava. All’inizio la paura del mio potenziale, unita al dubbio che tutto potesse funzionare, mi ha bloccato. Quando sono partito, ce l’ho fatta. Ho sofferto più nella mia testa che nella realtà”.
Ha mai avuto timore che questo potesse toglierle la gioia di competere?
“Sì. Nel tempo proviamo a conservare la gioia dell’inizio. Ci sono stagioni in cui senti di averla persa, altre in cui la percepisci appena e altre ancora in cui la senti come sempre. Al Mondiale 2025 ho dimostrato a me stesso che non ho nulla da temere e che devo fidarmi di più: mi sono riconnesso con certe emozioni. Ho realizzato tutto ciò che sognavo da bambino… sono diventato campione olimpico. Avevo davanti due strade: dire “grazie, è finita” o continuare ad allenarmi e gareggiare solo per il piacere di farlo, senza pressione. Nuotare per amore, per l’arte, per il gusto di vincere, perdere e rialzarsi”.
Quanto ha inciso aver iniziato a vincere a 17 anni?
“Da nuotatore, mi sentivo piccolissimo ai Mondiali del 2022. L’“ignoranza” è stata una benedizione: pensavo solo a nuotare e a essere migliore di ieri. Ho avuto la fortuna di vivere grandi palcoscenici fin da giovane e questo mi ha fatto crescere a livello sportivo e umano. Ho visto il mondo, conosciuto culture e persone. Parte della mia fortuna è aver trovato presto qualcosa che amo e che è il mio lavoro”.
Ha detto spesso che il nuoto è uno sport solitario…
“Ha vantaggi e svantaggi. È solitario stare ore e ore con la linea nera sul fondo della piscina, respirando ogni tanto. Allo stesso tempo, ti rende più disciplinato e paziente”.
Il primo ricordo in piscina?
“Aggrappato al bordo, con l’allenatore che cercava di spiegarmi come soffiare l’aria dal naso. A 4-5 anni era impossibile da capire e ancora oggi è una cosa che molti dimenticano”.
Com’è cambiato il rapporto con l’acqua?
“È diventato più complesso con alti e bassi. Resterà sempre parte della mia vita, anche quando smetterò”.
Legge libri di filosofia e stoicismo. La lezione più importante?
“Concentrarsi su ciò che puoi controllare. Il resto è tempo perso e nel nostro lavoro non ne abbiamo da perdere”.
Ha studiato psicologia, giusto?
“Sì, ora ho cambiato e faccio scienze dei servizi sociali. Voglio aiutare concretamente: ho sempre cercato di essere presente con la mia voce. Grazie al nuoto sono abbastanza conosciuto e raccolgo fondi per diverse cause. Ho voluto interessarmi alle storie, non limitarmi a osservare. Sono molto legato a Hope and Homes for Children, che lavora per chiudere gli orfanotrofi e dare ai bambini case e famiglie. Negli anni abbiamo raccolto quasi un milione di euro”.
Riesce a staccare ogni tanto?
“Sì o impazzirei. A volte sparisco per qualche giorno, senza telefono, magari in montagna. Amo andare in bici e mi appassionano molto le auto e il motorsport. Nel complesso leggo, studio, mi informo”.
È felice?
“Molto. Più che per le medaglie, sono orgoglioso di provvedere a me stesso e alle persone che amo, vivendo la vita che sognavo”.