I mondiali Usa. New Jersey? Bello, ma non ci vivrei

Il Garden State si prepara al suo momento di gloria: la finale della Coppa del mondo. Peccato che per raggiungere lo stadio servano pazienza, soldi e forse scarpe da trekking. Tra Philip Roth, Fran Lebowitz, Infantino e Robert De Niro, il New Jersey torna protagonista suo malgrado

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Getty Images (foto Ansa)

In La controvita, l’alter-ego di Philip Roth, Nathan Zuckerman, dice che sei uno scrittore del New Jersey e pubblichi romanzi e magari vinci pure il Nobel non è impossibile che ti dedichino un’area di servizio lungo la Turnpike, la grande autostrada che attraversa lo stato. E così verrai ricordato soprattutto da bambini che, seduti dietro in macchina, diranno ai genitori: “fermiamoci per favore alla Zuckerman, devo fare pipì!”. “Per uno scrittore del New Jersey è il massimo dell’immortalità che puoi sperare di avere”. Questo stato, dai Late Show alle chiacchiere da bar, passando per i meme, è sempre bistrattato, insultato, dipinto come patria del traffico, della puzza delle raffinerie, di pancioni in canottiera stile Soprano. “Perché tutti odiano il New Jersey?”, si chiede la gente nei blog.
Ma quest’estate il Garden State sta per trovare un suo momento di gloria, ospitando la finale dei mondiali di calcio, in uno stadio non troppo distante da Manhattan. Dopotutto la cosa migliore del New Jersey, dice Fran Lebowitz, “è che è vicino a New York”. I giornalisti sportivi inglesi sono già andati a vedere lo stadio, facendo la prova della walkability. “E’ possibile arrivare allo stadio a piedi da NYC?”, soprattutto ora che i soliti treni che portano a East Rutherford – noto per il secondo centro commerciale più grande della nazione – da 13 sono passati a 105 dollari, per celebrare lo sport proletario per eccellenza. Le navette per i parcheggi costano 80 dollari. “L’intrepido Mark McPartland”, del Guardian, ha fatto la prova, e il suo viaggio a piedi lungo le autostrade e sotto i cavalcavia, sembra una performance situazionista. 18 chilometri, da Manhattan, per quasi 5 ore di cammino, con marciapiedi che finiscono nel vuoto e camion che strombazzano perché è la prima volta che vedono un pedone. E quel giorno gli Uber, se si troveranno, avranno un tariffario da Montecarlo. “E visti i prezzi dei mezzi, che non sono stati abbassati per disabili e bambini, molti arriveranno qui a piedi”, dice il reporter. “Se ce la faranno”.
Mentre i britannici si preoccupano per l’estate americana, sperando di arrivare alla finale, gli Yankee sono tutti presi dalla Nba. Alle partite dei Knicks, oltre Trump che si appisola, ci sono più Vip che al Met Gala. Ma la speranza di Gianni Infantino, patron della Fifa e inventore del premio per la pace da dare a Trump in sostituzione del Nobel, è che gli americani con questa World Cup si innamorino sempre di più del calcio. Questi saranno i Mondiali più grandi di sempre. Infantino, svizzero figlio di immigrati italiani, ha allargato la partecipazione a 48 squadre. E per la prima volta i match si terranno in tre nazioni. Mr Fifa, premiato con l’ordine dell’amicizia da Putin, agli ultimi mondiali chiedeva di essere ripreso in video a ogni partita “ma mai quando sono al telefono”. “Se qualcuno dovesse spendere due milioni per un biglietto, gli porterò personalmente un hot dog e una bibita” ha risposto quando gli hanno fatto notare che i biglietti costano tantissimo. Infantino e i dirigenti Fifa avrebbero scelto il New Jersey, si dice dopo un pitch a cui era presente anche l’allora governatore amante del calcio Phil Murphy – si trattava di un video narrato da Robert DeNiro, che non rifiuta mai un lavoro, dove alla fine un bambino alzava un pallone con la Statua della Libertà come sfondo. Molta New York in una pubblicità per il New Jersey. Un po’ come quando le persone ti dicono che sono di Milano e poi in realtà vivono a Legnano.