La vittoria del titolo Nhl di Carolina e le passioni degli americani che non cambiano

Gli Hurricanes conquistano la seconda Stanley Cup a vent’anni dalla prima, trascinati dal veterano Jordan Staal e da un Rod Brind’Amour entrato nella storia. Un trionfo che conferma la vitalità dell’hockey nordamericano mentre il Mondiale di soccer fatica a scaldare gli Stati Uniti

15 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 14:51
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Foto Ap, via LaPresse

Scene di gioia da parte dei tifosi arrivati dalla Carolina alla T-Mobile Arena di Las Vegas nel momento in cui gli Hurricanes hanno conquistato la loro seconda Stanley Cup, il trofeo che viene annualmente assegnato dalla Nhl a chi conquista il titolo di campione nell’hockey su ghiaccio. I Canes sono così tornati ai vertici a vent’anni di distanza da quella che, fino a poco fa, era stata la loro unica vittoria. Jordan Staal, veterano della squadra, ha vinto anche il Conn Smythe Trophy come miglior giocatore dei playoff: a trentasette anni d’età il canadese diventa così l’hockeista più vecchio a ricevere questo riconoscimento.
Il risultato finale premia il lavoro dell’head coach Rod Brind'Amour. Anch’egli canadese, alla guida di Carolina dal 2018, Brind'Amour era il capitano degli Hurricanes nella già citata vittoria del 2006 ed è così diventato il settimo allenatore nella storia della Nhl ad aver conquistato la Stanley Cup sia da giocatore che da tecnico della stessa squadra. Per gli Hurricanes i playoff sono stati una cavalcata trionfale: il 3-0 con cui hanno chiuso la serie contro i Vegas Golden Knights (4-2) mette il punto a una corsa che ha visto Carolina vincere nella postseason ben sedici partite, a fronte di sole tre sconfitte.
A parte il lavoro dietro la balaustra (dov’è situata la panchina nell’hockey) di Brind'Amour, sul ghiaccio i neocampioni hanno potuto sfruttare sì la presenza di Staal, ma anche il lavoro della linea offensiva composta da Taylor Hall, Logan Stankoven e Jackson Blake. Questi ultimi due erano soltanto due bambini nel 2010, quando cioè Carolina al draft selezionò Hall come prima scelta nel draft 2010.
L’hockey è ancora uno sport prevalentemente canadese, ma il successo di Carolina, così come le recenti espansioni che hanno visto formarsi franchigie anche in mercati non tradizionali (basti pensare proprio ai Vegas Golden Knights nel 2017 o agli Utah Mammoth nel 2024) sono lì a testimoniare l’ottimo stato di salute della Nhl, con la stagione regolare 2025-26 che ha registrato la migliore media televisiva da quattordici anni a questa parte e col commissioner Gary Bettman che ha affermato come i ricavi complessivi della lega per quest’anno siano stimati fra i 7.5 e gli 8 miliardi di dollari.
Se sommiamo questi numeri alla festa inscenata per le strade di New York dopo la vittoria dei Knicks nel campionato Nba e confrontiamo il tutto con gli spalti non sempre gremiti che vediamo in questo Mondiale di soccer, ci rendiamo conto che la passione sportiva americana sia ancora indissolubilmente legata agli sport delle quattro leghe professionistiche principali: Nfl, Mlb, Nba e Nhl. Senza contare poi altri eventi come la stagione del football universitario o il torneo di basket dei college.
Forse, se la nazionale di Mauricio Pochettino andrà molto avanti, l’interesse aumenterà, almeno nei confronti della squadra di casa. Oppure, alla fine, avevano ragione Elio e le Storie Tese: fondamentalmente agli americani non interessano i mondiali di calcio americani.