La pallanuoto a Nervi rinasce grazie anche agli antichi rivali

"La pallanuoto è una grande famiglia, e quando si può, si restituisce qualcosa della nostra storia, educazione, tradizione. Niente di che, solo un piccolissimo gesto", ci dice Eraldo Pizzo, quindici scudetti e una Coppa dei Campioni con la Pro Recco

12 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 16:54
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foto Marco Sciaccaluga (per gentile concessione)

Non è stato neppure necessario presentarsi. Nome e cognome, Eraldo Pizzo, sono apparsi contemporaneamente sullo schermo dei telefoni di quella cinquantina di iscritti alla chat Vecchie Glorie Recco. Il messaggio, essenziale, cominciava con l’irresistibile “bisogna aiutare Sergio Peri”. Immediati sono scattati i bonifici. E con il totale, tremila euro, sono state acquistate due porte per la rinata squadra di pallanuoto degli antichi rivali del Nervi. “Il minimo che potessimo fare – semplifica “il Caimano” – La pallanuoto è una grande famiglia, e quando si può, si restituisce qualcosa della nostra storia, educazione, tradizione. Niente di che, solo un piccolissimo gesto”. Il piccolissimo gesto di un’enorme eredità. Da Alberto Alberani a Sandro Ghibellini, da Marco D’Altrui a Pescara fino a Roberto Calcaterra a Ostia e a Pino Porzio a Napoli, per dirne solo alcuni che, per solidarietà, appartenenza, spirito di squadra, hanno contribuito.
“Un anno e mezzo fa – racconta Peri, pallanotista a Nervi, Bologna, Recco (sette anni con tre scudetti e una Coppa dei campioni), Sori, Quinto e Chiavari, finché a 37 anni ha appeso la calottina e iniziato la carriera di allenatore a Vicenza –, tra vocazione e ispirazione, l’idea di ricominciare. Chiusa e poi smantellata la piscina di Nervi, tra mancanza di soldi pubblici e privati e quantità di norme legali e burocratiche, la storia di una comunità e di una società stava evaporando, soprattutto quello di uno sport così educativo e formativo. Proposi un corso, una volta la settimana, il sabato mattina, gratis, nella piscina Gropallo, quella sulla Passeggiata a mare. Proviamo, dissi”. Lentamente, il miraggio si trasformò in miracolo. “La prima volta con sette bambini. Poi, sarà stato il passaparola, o una voglia, una curiosità, una necessità, si è aggiunto un bambino, se ne sono uniti altri due, ne sono arrivati altri tre… Oggi sono 28 fra i sette e i 10 anni, ci vediamo tre volte la settimana, e nuotano, e giocano, e crescono, e sorridono. Ed è già una grande vittoria”.
Peri sarà forse un ragazzo, dentro, ma fuori ha 71 anni: “Stare con i bambini succhia energie, ma allo stesso tempo le rimbalza, le trasmette, le moltiplica. Adesso, a seguirli, mi aiutano Antonio Manariti, che viene avanti e indietro da Sampierdarena, e Giacomo Garau, nerviese doc. Preziosissimi. E poi ci sono i genitori”. Perché sarà anche vero che, come predicava James Counsilman, l’allenatore di Mark Spitz, “il migliore atleta è quello orfano”, ma i genitori sono indispensabili almeno come sponsor e tassisti. “Si fa presto a mollare – spiega Peri – tra paure e delusioni, confronti e prove, ed è lì che bisogna assistere, collaborare, semplificare, sostenere, sdrammatizzare, insistere. La pallanuoto è coraggio e tenacia, sfida individuale e lotta di squadra, sport vero in cui apparentemente sei alla stessa altezza di tutti gli altri giocatori, testa collo spalle, ma sotto non lo sei, ed è sotto che si combatte, e spesso si combatte con quelli più grandi e grossi. Ed è questo l’aspetto più formativo, che si impara in piscina e che si applicherà poi nella vita di tutti i giorni, quella professionale e anche quella sentimentale”.
Adesso la società si chiama Genova Nervi, perché la Sportiva Nervi, quella di Dante Rossi (portiere del Settebello olimpionico nel 1960) e dei fratelli Barlocco, dell’ungherese Imre Budavari (l’idolo di Nanni Moretti in “Palombella rossa” e “Il sol dell’avvenire”) e dello stesso Peri, è legalmente estinta. “Non abbiamo obiettivi se non vivere e giocare – dice Peri – Dal 14 al 21 giugno andremo a Lignano Sabbiadoro per Habawaba, un torneo internazionale riservato agli under 11, l’importante è sperimentare e sperimentarsi, esplorare ed esplorarsi, scoprire e scoprirsi”.
“Quando cominciai io, a Recco, una settantina di anni fa, non c’era altro – ricorda Pizzo - Si andava alla spiaggia, si giocava in mare, imparavi a prenderle e restituirle. Era un modo per imparare a stare al mondo. La pallanuoto è lo sport di squadra che ha dato più titoli all’Italia, eppure è quello che riceve di meno. Ed è in difficoltà, a cominciare dalle piscine, chiuse o abbandonate o abbattute. Con le nuove regole si è privilegiata la lotta alla tecnica, la forza all’abilità, la velocità alla strategia, e non so se è stata la scelta giusta, neanche come spettacolo televisivo. Diciamo la verità: tranne che per un paio di società, la pallanuoto è uno sport povero, tornato povero o rimasto povero. Il nostro, quello delle Vecchie Glorie Recco, che io vorrei ribattezzare Glorie Recco perché la gloria non invecchia mai, è stato solo un gesto di affetto e riconoscenza”. Non solo il bonifico per le due porte. Il giorno della loro inaugurazione, il vecchio (88 anni) Pizzo ha portato il pallone della finale olimpica di Roma 1960: “Quel giorno, Stadio del nuoto al Foro Italico, alla fine della partita pareggiata 3-3 con l’Ungheria che ci fece vincere l’oro, m’impossessai del pallone e lo portai via. Nessuno ebbe il coraggio di chiedermi che cosa stessi facendo”. Quel pallone è il Sacro Graal.