Stanotte a New York è andata in scena la più grande rimonta nella storia delle finali Nba

L’hanno realizzata i Knicks, recuperando 29 punti a San Antonio al termine di una partita a due volti. Che Wembanyama e compagni si sono fatti scivolare dalla testa prima ancora che dalle mani. Ora la serie è sul 3-1
11 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 05:52
Immagine di Stanotte a New York è andata in scena la più grande rimonta nella storia delle finali Nba
Quando a metà del secondo quarto San Antonio tocca i 29 punti di vantaggio, sfoderando la partita perfetta, i tifosi dei New York Knicks sono sul punto di andare a casa – e noi osservatori, in Europa, su quello di andare a letto. Il Madison Square Garden è ammutolito. C'è aria di psicodramma. Al prossimo aumento del divario per gli Spurs, si alza bandiera bianca. Soltanto che quel canestro non arriverà mai. Anzi. A poco a poco i Knicks iniziano a ricucire. Dapprima a fatica: -25, -24, di nuovo respinti a -29 nel terzo periodo. Poi come un fiume in piena: tripla dopo tripla, alternando tiri aperti a una difesa asfissiante. Il tempo a disposizione si assottiglia, ma anche il margine di San Antonio. E così si resta incollati alla partita, perché coi ragazzi di Mike Brown non si sa mai. Lo capisce anche il Garden, che come un martello pneumatico batte su una sola cantilena – "Let's go Knicks!", fantasia cercasi – fino al termine del match. Gli Spurs se lo sentono sfuggire dalla testa prima ancora che dalle mani. In avvio di ultimo quarto i punti di differenza sono ancora 20. Eppure l'inerzia è cambiata. Jalen Brunson e OG Anunoby segnano da qualunque posizione. Wembanyama soltanto da sotto, e sempre più a fatica. Il clamoroso sorpasso arriva a un minuto dalla fine. Quello definitivo quando mancano 1,2 secondi.
Mai era successo, nella storia delle finali Nba, che una squadra fosse capace di recuperare uno svantaggio così ampio. Mai si era vista una rimonta del genere, talmente paziente da dare a lungo l'idea di non esserci proprio. Ci è riuscita la New York dei record, che in gara-3 aveva interrotto la sua striscia di 13 vittorie consecutive ai playoff e perdendo anche stanotte – da 2-0 a 2-2 nella serie, con due ko in casa – avrebbe rischiato un contraccolpo psicologico mica da poco. Invece all'improvviso si ritrova a un solo passo da quel titolo che manca ormai dal 1973. Brividi, ma attenzione: credere che la contesa possa ormai essere al capolinea sarebbe un'ingenuità grave quanto quella commessa da San Antonio a Manhattan. Perché se c'è una cosa che queste due squadre hanno mostrato in queste splendide quattro gare, è che nulla va dato per scontato.
Certo è che per i giovani Spurs sarà dura digerire l'harakiri. Era sembrata davvero la loro serata: una sinfonia di tiri da tre, rapida circolazione di palla, percentuali altissime, praticamente zero palle perse. E soprattutto la riprova che non c'è soltanto l'infinito Wemby. Brillano Harper, Vassell, Castle, il redivivo Fox. Tutto fila a meraviglia. Fin troppo. Perché i Knicks, invece di alzare il ritmo come imporrebbe la frenesia della rimonta, lo abbassano. Così San Antonio perde fluidità in attacco. Arrivano gli errori, i primi palloni buttati. E a un certo punto l'inevitabile fragilità emotiva degli esordienti: tremano anche le mani di Wembanyama, zero su due dalla lunetta nel momento clou. Mentre New York, in una serata generalmente opaca, si aggrappa alla leadership di due fuoriclasse navigati. Uno è Brunson, che nel clutch time è il giocatore più decisivo dell'Nba – chiuderà con 36 punti e un finale da urlo. L'altro è Anunoby, solido come pochi. E soprattutto l'unico, fra tutti i giocatori sul parquet, ad aver già vinto l'anello Nba: a Toronto nel 2019, seppure da infortunato.
Sono loro a confezionare l'azione della vittoria: Jalen tira lungo da tre, OG arpiona il pallone in mezzo alle maglie avversarie e con il medesimo movimento lo corregge dentro la retina. Tempismo puro. Intervistato nel postpartita, da mvp, Anunoby si limita a rispondere con la flemma di chi ha appena compilato un formulario alle poste. "Dobbiamo riguardare i video del match per correggere i nostri errori, e andare in Texas a giocarcela". Per chi si aspetta altre parole, ci sono i 20mila del Garden ancora in stato di shock. E Frank Sinatra dagli altoparlanti: "New York, New York".