Così Milano e Venezia si giocheranno lo scudetto del basket

L’Olimpia per rispettare le aspettative, la Reyer per continuare a sorprendere: in palio c’è anche il treble di Shields e compagni. E per la seconda annata consecutiva, la finale non è Milano-Bologna. Avvisaglie di un duopolio sfilacciato

11 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 15:31
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Foto di Mattia Radoni per NurPhoto via Getty Images

Sarà una grande classica, e al contempo una finale inedita. Milano e Venezia si affrontano per la prima volta con lo scudetto in palio, dopo tanti precedenti recenti – sempre a favore dell’Olimpia – negli altri turni dei playoff: si comincia questa sera al Forum, con la squadra di Peppe Poeta a far valere il fattore campo conquistato in regular season. Prepararsi a una serie fisica, spettacolare e ad alti ritmi, tra le due compagini più in forma del momento, nonostante un campionato a tratti in sordina da parte di entrambe. Alla fine il basket è questo: conta chi arriva meglio in vista del traguardo. E ormai ci siamo vicini.
Che Shields e compagni siano tornati a giocarsi il tricolore, dopo il passaggio a vuoto della scorsa annata, è nell’ordine naturale delle cose. Milano resta di gran lunga il club più performante, con il budget più alto e con il roster più completo di tutto il panorama nazionale. Nel suo cammino ha eliminato la Reggiana con un secco 3-0, vincendo sempre con 12 punti di scarto, e poi Brescia concedendo agli avversari soltanto gara-2. Un predominio che spicca ancora di più, oggi che invece scricchiola la concorrenza della Virtus – dentro e fuori dal campo. A sparigliare il pronostico dei playoff ci ha pensato infatti la Reyer, spuntandola su Bologna in quattro gare nell’incrocio più emozionante di queste settimane. Gli orogranata sono tornati così in finale scudetto dopo sette anni, e per la seconda stagione di fila l’ultimo atto non sarà Olimpia-Virtus. Anche questa è una notizia. Ma se nel 2025 si trattò di un’anomalia di calendario – con la grande sfida anticipata in semifinale –, oggi è la prima volta dal 2019 che una delle due big viene sconfitta ai playoff per mano di terzi.
Un anno fa la sorpresa era stata Brescia, che però si arrese per 3-0 proprio sul più bello. Sulla carta, il rischio di un altro sweep da parte della favorita di turno resta in ogni caso concreto: la varietà di soluzioni a disposizione di Milano è senza pari. E la sensazione è che finora non ci sia stato nemmeno bisogno di sfoggiarle tutte nello stesso momento. A volte è Shields a caricarsi la squadra sulle spalle, altre Bolmaro, altre ancora Brooks. Sotto canestro Josh Nebo è un fattore, mentre la capacità di Giampaolo Ricci di essere decisivo nel clutch time ormai non è seconda a nessuno. Insomma, è una squadra costruita per un’alta Eurolega, senza punti deboli dichiarati, che nonostante le complesse vicissitudini stagionali – culminate nel passaggio di consegne da Messina a Poeta – ha dirottato in Italia quei risultati che in Europa stentavano ad concretizzarsi. A settembre l’Olimpia ha vinto la Supercoppa, a febbraio la Coppa Italia e ora è in corsa per un treble che nella sua storia recente non è mai riuscita a centrare. E i precedenti stagionali con Venezia sono entrambi propizi.
Lo sa bene la Reyer, che al quarto tentativo con Neven Spahija al timone ha alzato l’asticella quando forse in pochi l’avevano vista arrivare – flop in Eurocup, finale di campionato in calando. A lungo si è detto che questa squadra poggiasse sull’estro dei singoli: dalle giocate di un playmaker totale come RJ Cole al miglior Tessitori della sua carriera, è certamente così. Ma se Venezia è arrivata in finale, spuntandola prima in gara-5 contro una coriacea Tortona e poi rimontando 12 punti alla Virtus nella quarta decisiva partita, è grazie a una tenuta mentale e a uno spirito di squadra ancora più incisivi dietro le quinte di quanto s’intraveda sul parquet. Gli orogranata se la giocheranno a viso aperto per natura, da underdog temeraria, ben sapendo di vivere di grandi fiammate – e speculari blackout – che nella serata giusta possono mettere in difficoltà chiunque. Il problema è che ne serviranno tre, contando su altrettanti passaggi a vuoto di Milano. Eppure in laguna l’aria si sta facendo elettrica, la piazza ci crede, sente l’appuntamento con la storia ed è giusto che sia così – con tanto di auguri via social da parte delle vecchie glorie delle precedenti finali, poi vinte, tra 2017 e 2019. All’Olimpia il compito di fugare ogni dubbio. E far valere la legge del più forte.