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A canestro •
Il basket italiano sta toccando il punto più basso di sempre
Stasera Brescia si gioca l’accesso alla finale scudetto, poi rischia di ripartire dall’A2. Club che spariscono, altri che spuntano come funghi, i tifosi parcheggiati in nome di Nba Europe: il trasferimento del titolo sportivo da una società all’altra è decisamente sfuggito di mano, eppure alla Fip va bene così

Foto Getty Images
È uno scenario surreale. Pensate se oggi – ogni riferimento è puramente casuale – la proprietà del Milan o dell’Inter decidesse di trasferire il marchio a Roma per fondare un nuovo club, facendo al contempo sparire il proprio da Milano: probabilmente finiremmo sull’orlo della guerra civile – o almeno così direbbe Winston Churchill. Per fortuna allora che il basket non suscita le stesse pulsioni su larga scala che è capace di innescare il calcio. Perché la situazione, in questi giorni, sul fronte della palla a spicchi è proprio questa. Perfino peggio, in un tourbillon di compravendite di titoli sportivi da far accapponare la pelle.
L’immagine dell’imbarazzo? Questa sera Brescia, dopo un’altra splendida stagione, scenderà in campo per gara 4 contro Milano: in palio c’è la finale scudetto. Dopodiché la stessa Brescia potrebbe ripartire dalla Serie A2, prendendo il posto di Torino che sarebbe destinata così alla scomparsa dal professionismo. Secondo un’altra ipotesi sul tavolo invece la Leonessa resterebbe nel massimo campionato, rilevando invece il titolo di Trieste – pure reduce da una grande annata ai playoff – che a sua volta otterrebbe quello della malcapitata Torino – sede delle Final Eight di Coppa Italia, eppure senza futuro. Insomma, un mercato rionale non reggerebbe il confronto del disordine. E vallo a spiegare ai giocatori di Brescia, chiamati comunque all’impresa sul parquet. Tutto si deve, come raccontavamo, al progetto di Nba Europe che prevede l’istituzione ex novo di una grande squadra nella capitale – ci sarebbe già la storica Virtus, in Serie B, ma questa è un’altra storia. La posta in palio, sul versante economico, è la classica montagna di risorse e investimenti per cui i proprietari di un club sarebbero disposti a tutto. Letteralmente. In particolare Paul Matiasic, magnate americano dell’Alma Trieste intenzionato a piantare radici al PalaEur – mandando su tutte le furie l’intero Friuli-Venezia Giulia, dalla politica agli addetti ai lavori.
L’assurdità è che lo slot per la nascitura Roma si sarebbe già venuto a creare senza troppi scossoni: la Vanoli Cremona – per cause “naturali”, diciamo pure – ha appena cessato l’attività proprio a questo scopo. Solo che adesso una sola squadra nella capitale non basterebbe più. C’è chi ne sogna due, maltrattando il mondo del basket come mai era successo. E invece di rendersi conto che la pratica del trasferimento del titolo sportivo è decisamente sfuggita di mano, per quanto lecita, la Fip esulta. “Nessuna città europea ha riscosso uno slancio del genere”, ha dichiarato in questi giorni il presidente federale Gianni Petrucci. “Il progetto Nba per Roma è straordinario”. E pazienza se quest’anno – nelle prime due categorie, a campionato in corso – sono già fallite Trapani e Bergamo, i club italiani fanno sempre più fatica a trattenere i loro giovani e non reggono il confronto con le controparti europee. Restava soltanto il piacere del gioco e dei palazzetti sempre pieni, nonostante tutto. Ormai sono in vendita pure questi, senza vergogna alcuna. Si applauda allora il dio denaro dagli Stati Uniti. Ma continuare a chiamarlo sport, anche no, grazie.