Adelante, ma con juicio. Sinner e la spietatezza dello sport moderno

Il caso del tennista italiano (e non solo). Dal Roland Garros arrivano immagini di svenimenti improvvisi e giovani uomini piegati in due dalla fatica: il tennis di oggi è diventanto un'industria che non ammette più soste. Ma anche i campioni hanno un limite e diritto a un po' di cazzeggio

 

30 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 06:11
Immagine di Adelante, ma con juicio. Sinner e la spietatezza dello sport moderno
Non si uccidono così anche i cavalli? Non farà piacere paragonare le estremità del tennis contemporaneo, sempre più un’industria dell’intrattenimento come il calcio, alle stremanti e spietate maratone di ballo del romanzo di McCoy, poi magistralmente portato sullo schermo da Pollack, epperò di questo passo, tra calendario che non lascia spazi per rifiatare, pena perdita di punti preziosi; intensità del gioco e violenza dei colpi, con quelle racchette usate come clave; ansia da prestazione; aspettative degli sponsor; biglietti da vendere a prezzi sempre più cari; audience tv da rincorrere; il tutto a temperature sempre più alte; insomma, se anche il tennis ormai è business first, e al diavolo la salute psicofisica degli atleti, prima o poi ci scapperà il fattaccio.
Per ora, da Parigi arrivano “solo” immagini di svenimenti improvvisi, caviglie che cedono provocando goffi accartocciamenti, giovani uomini piegati in due, la racchetta a sostenerli come il bastone, la mano sulla schiena a evitare il cedimento strutturale. È l’immagine che ci ha fatto andare di traverso il pranzo, tre giorni fa: vedere Sinner aggirarsi come uno spettro a fondo campo, quasi in stato confusionale, il bianco del volto a contrasto con il rosso della terra, le indicazioni del box perse nel vuoto dei suoi pensieri, incapace di portare a casa un game, un solo maledettissimo game, contro un onesto pallettaro, è stato inquietante, oltre che motivo di preoccupazione crescente, data la recidività. E ancor più sorprendente, se accostata - la fotografia scattata al Roland Garros, torneo che continua a risultargli indigesto - a quelle scattate precedentemente, in una stagione in cui aveva vinto praticamente tutto, forse troppo, con una voracità che il mondo, mai sazio di successi, celebrava senza troppo indulgere sul conto che corpo e mente prima o poi avrebbero presentato, senza sconti, con la profondità del burnout, perché di questo si è trattato, un’altra volta. L’ennesima.
E no, spiace dirlo, ma le considerazioni di cui sopra sulla spietatezza dello sport moderno, non bastano a giustificare questi crolli strutturali, come palazzi che vengono giù, o batterie che vanno a terra, lasciandoti a piedi, e non c’è verso di fare nemmeno un metro. Sarà lecito farsi una domanda, ma è un esercizio al solito poco frequentato e ancor meno apprezzato. Qualcuno, nella quasi unanime narrazione del campione non più bionico - oggi diremmo artificiale - ma umano, che va sostenuto, ci mancherebbe, ma anche applaudito per essere rimasto in campo a giocare al gatto col topo con tal Cerundolo (sicuri che gli eroismi siano utili quando la fragilità prende il sopravvento?), ieri ha alzato un ditino, provando a interrogarsi e interrogarci: Jannik, tutto bene? Sei sereno? Felice?
Lungi da noi inventarci, così su due piedi, mental coach da quattro soldi, e alla larga da quel moralismo tanto al chilo che da un po’ insiste sulla quantità di marchi con cui il campione riempie le réclame della tv, ma questo è tempo, ed energie, che potrebbe dedicare ad altro, ad esempio a divertirsi. Facendo le cose di un ragazzo della sua età. Ci sarà qualcosa, oltre a sciare, che non solo gli piaccia, ma gli consenta anche di staccare, evadere, ritrovare la spensieratezza cui un giovane adulto, oltretutto privo della responsabilità genitoriale, ha tutto il diritto di anelare? In una parola, caro Sinner, avresti bisogno ogni tanto di cazzeggiare, tu che puoi ampiamente permettertelo. Te lo diciamo, con affetto sincero, perché forse chi ti sta intorno fa più fatica a suggerirti ogni tanto di decelerare, magari saltare un torneo (Madrid, perché?), giustamente intento com’è, per contratto, a badare che questa macchina da punti, vittorie, trofei e soldi, non si fermi mai. Perciò, adelante, Jannik, ma con juicio.