A New York sono tutti pazzi per i Knicks

L’Anello manca in città dal 1973. La corsa ai biglietti carissimi: per la prima partita della finale si parte da 3.700 dollari e si arriva a 14.966. I giochi del nuovo sindaco

30 MAG 26
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Foto LaPresse

Zohran Mamdani il giovane sindaco di New York in carica da gennaio potrebbe essere il sindaco che ha la possibilità di inserire nel suo curriculum la conquista dell’anello che premia la franchigia vincitrice del campionato Nba. Un trionfo che in città manca dal 1973. Intanto i Knicks disputeranno la finale, raggiunta dopo undici successi consecutivi nei Playoff e umiliando i Cavaliers di Cleveland nella finale della Eastern Conference: un risultato che non si vedeva da 27 anni, dal 1999. L’esordio di Mamdani nel mondo dello sport newyorkese non era stato dei migliori: era andato alle prime partite dei Mets, una delle due squadre di baseball della città, e dopo che aveva abbracciato le mascotte della squadra, i Mets avevano perso undici volte di fila. I tifosi gli hanno chiesto di non andare più allo stadio Citi Field. Lui ha ubbidito, ma ci ha scherzato quando i tifosi hanno coniato “Course of the Mambino” parodiando una vecchia leggenda nata con la definizione “Curse of the bambino” (maledizione del bambino) dopo la vendita di Babe Ruth da parte dei Red Sox di Boston ai New York Yankees. In seguito a quella cessione Boston non vinse le World Series per 84 anni, dal 1920 al 2004. Mamdani ha accettato con il sorriso il titolo di Mayor Mambino.
Forse è quello il motivo per cui quando è andato a vedere gara due delle finali di Eastern Conference al glorioso Madison Square Garden si è defilato, lontano dai posti a bordo campo dove si accalcano i tifosi importanti. Che sono numerosi a cominciare da Spike Lee presente a tutte le partite al Madison, ma che, caratterizzato dal suo abbigliamento arancione (il colore dei Knicks) eccessivo, ha seguito anche qualche trasferta. I Playoff 2026 hanno visto tante altre celebrity al palazzo: da Jimmy Fallon a Timothée Chalamet, da Ben Stiller a Micheal J. Fox, da Anne Hathaway a Bon Jovi, da Jay-Z a John McEnroe. Certo il costo dei biglietti, per la prima partita della finale si parte da 3.700 dollari e si arriva a 14.966, rasenta la follia, ma il Madison è comunque sempre pieno. I tifosi si radunano nei bar sport e al termine della partita del quattro a zero sui Cavaliers si cono concentrati a Times Square in altre zone topiche di Manhattan festeggiando in modo colorito e rumoroso. Poco è servito che la polizia avesse vietato i grandi schermi attorno al Madison Square Garden. La città è in fibrillazione per la finale. Anche se c’è un po’ di preoccupazione per la contemporaneità di eventuale gara sei della finale il 16 giugno con Francia-Senegal di calcio, ma la partita dei Mondiali si gioca nel pomeriggio nel New Jersey e il basket la sera a Manhattan. Le maglie di Jalen Brunson, numero 11, il giocatore simbolo di questa squadra, sono introvabili. L’Empire State Building ha celebrato l’evento dipingendosi di arancione e blu, i colori dei Knicks mentre la famosa rivista NewYorker ha dedicato la copertina del numero in edicola alla squadra.
L’ultima volta che i Knicks hanno giocato per l’anello Nba nel 1999, quando persero contro i San Antonio Spurs, Google aveva letteralmente pochi mesi. Serena Williams vinceva gli Us Open, il suo primo Grande Slam. Eminem pubblicava il suo primo album per una major. I libri di Harry Potter erano solo al terzo della serie, “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”. Il primo iPhone non era ancora uscito e non sarebbe successo fino al 2007. Un altro mondo, ma anche in quei Knicks c’era un Brunson, Rick il papà di Jalen, ma era la sua seconda stagione Nba e giocò pochi minuti in tutti i Playoff. New York è la città più ricca degli Stati Uniti, forse del mondo intero, ma non brilla negli sport di squadra. I Knicks che giocheranno la finale dal 4 giugno contro la vincitrice dell’altra finale di Conference fra Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs arivata a gara 7, potrebbero mettere fine a questo periodo negativo. Football, baseball, hockey non vincono un titolo dalla stagione 2011/12 con il successo nel Super Bowl dei Giants; nel 2009 gli Yankees vinsero le World Series di baseball per l’ultima volta, anche se restano la squadra con più titoli, i Mets hanno solo due successi nel 1969 e nel 1986, i Ranger hanno conquistato l’ultima Stanley Cup, che premia la squadra che si aggiudica il titolo dell’hockey su ghiaccio, nel 1994. Insomma come se Inter, Milan e Olimpia non vincessero un campionato per quindici anni: impensabile.
Tra due settimane negli Stati Uniti, Canada e Messico prendono il via i Mondiali di calcio, quelli senza l’Italia per intenderci, al MetLife Stadium nel New Jersey si giocheranno otto partite tra cui la finale il 19 luglio. I biglietti partono da diecimila ottocento dollari e arrivano fino al triplo. Pero Mamdani per le quattro partite del girone eliminatorio è riuscito a farsi dare dal presidente della Fifa Infantino mille biglietti a cinquanta dollari che sono stati messi in una lotteria dove ogni giorno, fino a oggi, potevano partecipare cinquantamila residenti a New York. Il sindaco è un grande appassionato di sport, tifosissimo dell’Arsenal, gran parte della sua campagna elettorale era incentrata sulla possibilità di avere affitti calmierati, e negozi di alimentari a buon prezzo, insomma l’affordability (accessibilità economica) per la gente comune, ed è riuscito a portarla anche nel calcio, ora ci proverà anche con i proprietari dei Knicks.