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Il Giro d'Italia ad alta quota. Di che colore sono le Dolomiti?
Il 2 giugno 1949, quando Buzzati seguiva il suo primo, unico e memorabile Giro d’Italia come inviato del “Corriere della Sera”, le Dolomiti, le sue Dolomiti, le aveva attraversate nell’11a tappa, la Bassano del Grappa-Bolzano. Oggi il Giro ci ritorna
29 MAG 26

Foto LaPresse
Quando Dino Buzzati pensava, sognava o guardava le Dolomiti, le sue Dolomiti, si chiedeva: "Di che colore? Si può trovare un aggettivo esatto per definire quella tinta così diversa da tutte le altre montagne, che al sottoscritto, ogni volta che ci fa ritorno e la rivede, provoca un trasalimento interno, risollevando ricordi struggenti? No, un aggettivo preciso non esiste. Più che di un colore preciso, si tratta di una essenza, forse di una materia evanescente che dall’alba al tramonto assume i più strani riflessi, grigi, argentei, rosa, gialli, purpurei, viola, azzurri, seppia, eppure è sempre la stessa, così come una faccia umana non cambia anche se la pelle è pallida o bruciata. A dimostrare quanto è inafferrabile il colore delle Dolomiti sta un singolare fenomeno: che noi si sappia, esse rappresentano l’unico spettacolo della Natura col quale i pittori, per quanto bravi, non ce l’hanno mai spuntata. […] Poi ci sono i colori delle rocce. Quelle grigio-chiare dove le pareti sono rotte. Quelle bianche, levigate dai ghiacci dei millenni. Quelle nere e viscide, coperte dai licheni, nelle tenebrose fenditure. Le grigio-scuro, pulite, solidissime, perfette, butterate qua e là da piccoli buchi tondi come orbite, senza neppure un sassolini negli interstizi tanto rigorosa è la verticalità della struttura. Le rocce gialle, per lo più malferme e perfide, risparmiate dalla pioggia perché piegate in fuori a strapiombo o riparate da soverchianti tetti. Ci sono poi le rocce rosse, ancora peggio, ancora più marce e impraticabili. […] E da tutto questo, per chi guarda dal fondo delle valli, cosa risulta? È bianco? Giallo? Grigio? Madreperla? È color cenere? È riflesso d'argento? È il pallore dei morti? È l'incarnato delle rose? Sono pietre o sono nuvole? Sono vere oppure è un sogno?" (da Ma le Dolomiti cosa sono?, introduzione a Piero Rossi, La S’ciara de oro, Tamari Bologna 1964).
Quindici anni prima, il 2 giugno 1949, quando Buzzati seguiva il suo primo, unico e memorabile Giro d’Italia come inviato del “Corriere della Sera”, le Dolomiti, le sue Dolomiti, le aveva attraversate nell’11a tappa, la Bassano del Grappa-Bolzano. Lungo i 237 chilometri e i quattro passi, il Rolle, il Pordoi, il Campolongo e il Gardena, la sua tavolozza di parole aveva registrato le "frane violacee" tra i nudi prati del passo Rolle, dove Gino Bartali aveva provato a scattare. E "due neri nembi" bucati da un sole tiepido, quando Ginettaccio si accorse di essere inseguito da un drappello di uomini, Coppi in testa e dietro Pasotti, Ronconi, Rosselli, Cottur e Astrua. Il gruppo era sparpagliato a brandelli tra i tornanti di sotto e una "luce sinistra" colpiva le "rossastre marce rosse del Colbricon". Passato il GPM, i fuggitivi si buttarono giù per la strada ghiaiosa in mezzo al bosco, un bosco che "era diventato nero. E nere le nuvole", che presto partorirono grandine: ticchettio furioso e cigolio dei freni. Finita la discesa a Predazzo, il gruppetto si rialzò per mangiare, bere, tirare il fiato prima di attaccare il Pordoi. Bartali ha una maglia gialla e gialla è la banana che addenta per sbucciare: è un attimo. Scappa una nuova fuga: è Coppi che si allontana. Maledetta quella banana! Dal fondovalle si vedono risplendere "all’improvviso, striate di nevi bianchissime, le muraglie del Sassolungo simile a un fantastico duomo di Natale". Poi, ai piedi del Pordoi, ci si mette pure una foratura. Intanto Coppi è partito tirandosi dietro Leoni, la maglia rosa, e Pasotti. Ma durano poco: perché Fausto "non si arrampica. Corre, semplicemente, come se la strada fosse piatta come un biliardo". Coppi è scortato dalla "macchina azzurra" della Bianchi, tra i magri pascoli ai piedi del "picco favoloso del Boé, livido e funebre", come "lugubri crode incombono con selvagge gole da cui scendono folate d’inverno". Notizie dicono che Bartali sta recuperando, e infatti Coppi lo vede in basso, la maglia gialla che si "divincola sul sellino come fanno le salamandre sorprese dal viandante in mezzo al sentiero". E allora Fausto sembra pervaso da "un fiato nuovo" che gli è giunto "da quale ignota parte, la mano invisibile della vittoria". Coppi arriva primo a Bolzano con poco meno si 7 minuti sugli inseguitori, il tenace Leoni, che conserva per soli 28’’ la maglia rosa, e il vecchio Gino, terzo. È il prologo della più grande impresa dell’epica del Grande Airone, la Cuneo-Pinerolo, di lì a una settimana: quella dell’uomo solo al comando, della sua maglia bianco-celeste e del suo nome che tutti sanno come un inno.
Oggi, venerdì 29 maggio, lungo i 151 chilometri tra Feltre e i Piani di Pezzé sopra Alleghe, 19a e terzultima tappa del Giro d’Italia 2026, quali saranno i colori delle Dolomiti.