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I segreti del sistema Perugia, ancora campione nel volley maschile
L'arte di cambiare per vincere: nove titoli in tre stagioni. Così Angelo Lorenzetti è riuscito a riportare lo scudetto in casa Sir Scusa Scai. In attesa del 16 maggio quando i campioni d'Italia scenderanno in campo per la semifinale di Champions League contro i polacchi del Varsavia
9 MAG 26

Foto Ansa
C’è quello che si vede: la Sir Susa Scai Perugia vince il terzo tricolore della sua storia battendo la Lube Civitanova nell’ennesima sfida tra città così vicine da parere un derby. Trascinata dal suo opposto (Wassim Ben Tara), servita magistralmente dal palleggiatore della Nazionale italiana (Simone Giannelli) e guidata dal miglior allenatore di club su piazza (Angelo Lorenzetti), Perugia ristabilisce la parità in quella che – principalmente post Covid – è la lotta scudetto della pallavolo maschile. Quella tra gli umbri, i marchigiani e i trentini. Anche se quest’anno Trento ha vissuto l’anno più sfortunato della sua storia e si è chiamata fuori tempo fa. Dicevamo. Questo scudetto arriva a Perugia dopo che la Sir ha chiuso la regular season davanti a tutti, ha battuto con il minimo sforzo Monza ai quarti e Piacenza in semifinale, per poi vincere in tre gare anche la finale, alzando al cielo lo scudetto da imbattuta. I campioni d’Italia celebrano così il diciottesimo trofeo da quando, nel 2017, portarono a casa la prima Supercoppa. Oggi possono addirittura festeggiare sapendo che non è ancora finita. Il 16 maggio infatti scenderanno in campo per la semifinale di Champions League contro i polacchi del Varsavia, prossimo approdo dell’opposto azzurro Yuri Romanò.
E poi c’è quello che non si vede. Ma che fa intendere benissimo l’artefice morale di questa vittoria. Angelo Lorenzetti guida i campioni d’Italia dal 2023, nove titoli in tre stagioni e ha creato un “sistema Perugia” fatto di una mentalità vincente che poco ha a che fare con la forza e molto con i pensieri. “Voglio regalare questa felicità a chi c’era 377 giorni fa: giocatori, staff, dirigenti perché questo percorso inizia dall’eliminazione dello scorso anno in semifinale. Quel giorno lì è passato senza rumore e questo silenzio non è poco in certe società. Da allora siamo ripartiti non a lavorare, ma a cambiare. Questo gruppo, dal punto di vista relazionale non è facilissimo e mi ricorda il primo scudetto con Modena (Lorenzetti è l’unico allenatore che ha vinto sei scudetti in quattro piazze diverse, ndr). E sono strafelice perché con oggi i ragazzi sono campioni di “abbastanza”. Ed è qualcosa di cui essere soddisfatti. In questa stagione sono cambiato anche io, perché è stato un gruppo che mi ha obbligato a modificare certe mie convinzioni sia tecniche che relazionali, e quando volevo dire delle cose invece mi tappavo la bocca”. Se 377 giorni fa Perugia veniva eliminata in modo rocambolesco e sempre da Civitanova – avanti 2-0 nella serie e poi sconfitta 3-2 – stavolta la Lube ha lottato ma non è riuscita nell’impresa. Già esserci comunque lo era. Perché solo un’altra volta è capitato che una squadra sesta in regular season arrivasse all’atto finale. Applausi a Civitanova, quindi. Onore a Perugia. Che attualmente è il club campione d’Italia, del mondo e d’Europa. Aspettando di nuovo la Champions League, che comunque andrà sarà l’ultima volta in campo di Max Colaci, il simbolo di una società che cambia per restare (cit. abbastanza) vincente.