Rocchi è accusato di preferire un arbitro anziché un altro. Cioè di aver fatto il suo mestiere

Arbitri, sorteggi e il solito ritorno al passato. La surreale messa in discussione dei poteri del designatore arbitrale: vent'anni dopo Calciopoli si tornano a invocare le palline, dimenticando che non salvarono nessuno

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27 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:14 PM
Immagine di Rocchi è accusato di preferire un arbitro anziché un altro. Cioè di aver fatto il suo mestiere

In tribuna il designatore arbitrale Gianluca Rocchi (Fabrizio Zani/LaPresse)

Gianluca Rocchi può stare simpatico o antipatico, può essere considerato capace o incapace. Non c’è problema: ogni settimana gli arbitri vengono giudicati da giornali e tv, con i “voti” messi da chi il più delle volte non sa neanche come si fischia – no, non è semplice: bisogna dare il colpetto di lingua, lo insegnavano ai corsi per arbitro. Insomma, gli arbitri (e i loro capi) sono abituati a essere valutati, spesso a casaccio. Dormono bene lo stesso. Però una cosa dovrebbe essere evidente: il designatore arbitrale è insindacabile circa le sue scelte. Se Rocchi manda a dirigere il derby di Milano il signor Mario Rossi, sono affari suoi. La responsabilità è sua: è lì per quello. Fa quindi un po’ specie, leggendo i resoconti d’agenzia, che fra i capi d’imputazione a suo carico ci sia quello d’aver scelto questo arbitro altro anziché quell’altro.
Secondo le ricostruzioni, Rocchi avrebbe scelto Andrea Colombo (considerato dagli esperti il miglior prodotto della recente scuola arbitrale italiana) per Bologna-Inter del 20 aprile 2025 in quanto “gradito” ai nerazzurri. Poi avrebbe designato Daniele Doveri (arbitro di grandissima esperienza) per la semifinale di ritorno di Coppa Italia (23 aprile) in modo da sbarrargli la strada per la finale, così da accontentare sempre l’Inter, cui Doveri non piace. Peccato che nel frattempo, il 5 aprile, Doveri arbitri Inter-Parma. Un po’ astruso come ragionamento per varie ragioni. Intanto stiamo parlando di arbitri top: non c’è nessun Byron Moreno qui. E poi sarebbe arduo sostenere il ragionamento secondo cui, per favorire una squadra, si designa l’arbitro sgradito nella semifinale di ritorno (!) che vede la tal squadra impegnata. Da quando in qua si favorisce uno mandandogli il fischietto “nemico” nella gara che può valere la finale di un torneo?
La cosa più surreale è la messa in discussione dei poteri del designatore: chi può dire che un arbitro era più meritevole di un altro? Solo chi li “allena”, ci parla, li guarda sul campo. Cioè, appunto, il designatore responsabile. Qualcuno, appena uscite le note d’agenzia, invoca il sorteggio che rimetterebbe tutte le cose a posto, cancellando l’arbitrarietà umana: utopia delle utopie. Quando scoppiò Calciopoli, vent’anni fa, gli arbitri della Serie A e B venivano scelti dalle famose palline. Avevamo ancora la classe di fischietti migliore al mondo, tant’è che addirittura non si sapeva chi scegliere da mandare ai Mondiali (nel 2002 portammo Pierluigi Collina in Giappone e Corea lasciando a casa Stefano Braschi, di fatto il numero 2 in Europa). Eppure, nonostante potessimo contare su una squadra di fenomeni, il bubbone scoppiò. Basta palline e sorteggi, si torna al designatore unico, come ai tempi di Casarin. Due decenni dopo, non ci fidiamo più del designatore unico e rimpiangiamo le palline. È l’eterno ritorno dell’uguale.