La Liegi-Bastogne-Liegi jazz di Tadej Pogacar (e Paul Seixas)

Tadej Pogačar ha vinto la Liegi-Bastogne-Liegi 2026. Paul Seixas è arrivato secondo, Remco Evenpoel terzo. Questa volta l'assolo del campione sloveno è arrivato dopo un lungo duetto con Paul Seixas. E come diceva Bud Powell "un assolo ha senso solo se esce da un duello"

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26 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:40 PM
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La vittoria di Tadej Pogacar a Liegi (foto di Geert Vanden Wijngaert per AP Photo via LaPresse)

Come disse il pianista Bud Powell, “l’assolo di sax di Bird (Charlie Parker, nda) o quello di tromba di Dizzy (Gillespie, nda) erano uno spettacolo, eccitazione pura, ma rendevano meglio se iniziavano dopo un botta e risposta tra loro, perché un assolo ha senso solo se esce da un duello”.
Tadej Pogačar ha il piglio armonico di Bird, sulle biciclette, alla maniera di Parker, ha spaccato, capovolto, riaggiustato e ridato forma a tutto quello che aveva per le mani, o meglio, sulle gambe. Spesso nelle gare di un giorno, e non solo nelle gare di un giorno, gli era mancato qualcuno per un botta e risposta sui pedali, per anticipare l’assolo con un duello.
Alla Liegi-Bastogne-Liegi 2026, Tadej Pogačar ha dato il via sulla Redoute alla sua armonia solista. Uno scatto che non è uno scatto ma un infinito allungo fatto via via di velocità sempre maggiore, un crescendo pronto a diventare assolo di sax. È da un po’ che va così. Qualcuno prova a tenergli la ruota, nessuno ce la fa davvero. Eravamo pronti a questo. In fondo una trentina abbondante di chilometri di pedalate solitarie del campione del mondo sono uno spettacolo parecchio bello.
E invece, variazione sul tema.
L’armonia era la stessa. Ma alle spalle di Tadej Pogačar ecco salire un suono di tromba a fargli da eco. Paul Seixas era lì, alle spalle del campione sloveno, a mezza bicicletta dal manubrio del corridore del UAE Team Emirates – XGR per fargli vedere che lui c’era e che era pronto a tenergli il passo, a fargli da contraltare ciclistico con quel suo viso alle prese ancora con le imperfezioni della post adolescenza e i suoi occhi che continuano ancora a cercare la realtà nel sogno.
Chi era lì accanto all’asfalto della Redoute non poteva crederci. Il giovanotto curioso aveva davvero tenuto il passo del campione solitario. Le urla, gli allez che già lì raggiungono decibel vertiginosi, si sono fatti più intensi. Pure le mucche che lì pascolano tranquille si sono incuriosite. Che sta succedendo?, si sono chieste. Si sono avvicinate alla strada per vedere. Fortunate, sono riuscite a vedere l’inizio di una storia nuova.
Per una ventina di chilometri quello che vecchio non è e quello che bambino non è più si sono dati la mano. Per Paul Seixas, a diciannove anni, era l’esplorazione della Liegi-Bastogne-Liegi, un’esplorazione fatta dietro la guida migliore del gruppo. Per Tadej Pogačar era un finale della Liegi-Bastogne-Liegi diverso, corso assieme a qualcuno e non in una solitudine roboante di amore popolar-ciclistico.
Poi è arrivata la Côte de la Roche-aux-Faucons, con i suoi 1.300 metri e il suo 11 per cento di pendenza media. Paul Seixas ha provato a resistere, c’è riuscito per ottocento metri, poi la tromba ha iniziato a farsi lontana ed è partito l’assolo di Tadej Pogačar.
Un assolo che lo ha portato a Liegi, che lo ha portato a un sorriso compiaciuto sul rettifilo finale, a un sorriso compiaciuto sul podio. Che lo ha portato alla quarta vittoria della Doyenne, alla quarta vittoria su cinque gare corse in stagione, alla tredicesima Classica Monumento in carriera.
Sul podio ha guardato Paul Seixas e guardandolo è sembrato sussurrargli: “Sei forte, complimenti, ci divertiremo”. Tadej Pogačar aveva intuito alla Strade Bianche che quel francesino era uno tosto. Ora ha avuto la conferma. Paul Seixas è davvero l’uomo che allungherà la carriera del campione sloveno, il corridore per il quale vale la pena sbattersi così tanto su di una bicicletta. Tadej Pogačar ha aspettato il francese dopo l'arrivo. Un modo per rendere tutto questo evidente.
Foto di Geert Vanden Wijngaert per AP Photo via LaPresse
Foto di Geert Vanden Wijngaert per AP Photo via LaPresse