•
La crisi della Dinamo Sassari, a un passo da un’impensabile retrocessione
Dai grandi trofei degli ultimi anni a un blackout di risultati improvviso e inaspettato: anche in questa stagione i sardi puntavano ai playoff, eppure qualcosa è andato storto
di
24 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:56 PM

Foto LaPresse
C’era una volta la grande Dinamo Sassari. Quella di Meo Sacchetti e David Logan, delle lezioni di basket impartite a Milano, dell’epico scudetto del 2015 – primo e unico festeggiato in terra sarda. E poi quella del Poz: altri trofei, altra grinta, altro giro di valzer fra le big della pallacanestro italiana. Sempre da underdog, mai da favorita, spesso capace di sovvertire i pronostici ed emozionare i palasport del Paese. Oggi però tutto questo appare lontano. Ci si aggrappa ai ricordi per raddrizzare una realtà improvvisamente tetra, come i risvolti di una retrocessione inaspettata eppure ormai incombente: quando mancano appena tre giornate al termine del campionato di Serie A, a Sassari servirebbe un miracolo. O l’ennesima impresa sportiva – e a questo punto avrebbe le dimensioni di quelle passate.
Perché il problema è che il destino non è più nelle mani della Dinamo. Ultima in classifica, a pari merito con Treviso, ma con una partita in più e gli scontri diretti a sfavore rispetto ai veneti. Non solo: gli impegni finali di Sassari saranno contro Virtus Bologna e Brescia, le prime della classe. I ragazzi di coach Mrsic dovranno vincerle entrambe, sperando che Treviso faccia meno di due su tre – con un calendario però più agevole – o che Cantù, più avanti in classifica, perda le ultime due. Insomma, un insieme di circostanze che riduce le speranze al lumicino. Anche perché questo weekend Sassari riposa, e se dagli altri campi dovessero arrivare brutte notizie ci si ritroverebbe già con un piede in A2. L’ultimo match della Dinamo, domenica scorsa al PalaSerradimigni, si era giocato in condizioni surreali: Venezia ha passeggiato sui padroni di casa, surclassati dai fischi – a eccezione di Marco Ceron, l’ultimo a mollare – di un pubblico sempre caldo ma comprensibilmente spazientito. Soprattutto disabituato a certe difficoltà.
“Dobbiamo ritrovare la fiducia nei nostri mezzi”, esorta infatti Stefano Sardara, il presidente che da 15 anni è al timone della Dinamo. “Fino al ko contro Treviso guardavamo i punti che mancavano dai playoff”. La stagione di Sassari non era iniziata così male, in effetti, ma è precipitata perdendo 11 delle ultime 13 partite – con una striscia aperta di 6 consecutive. Anche quest’anno la squadra conta su giocatori di buon livello – tra cui Rashawn Thomas, protagonista del tricolore sfiorato nel 2019 e rientrato in Sardegna un anno fa – ma non è riuscita a trovare l’alchimia giusta sul parquet e forse paga le troppe variazioni in organico rispetto alla stagione precedente. In panchina Veljko Mrsic è subentrato a Massimo Bulleri già a novembre, eppure le cose sono soltanto peggiorate. Resta un ultimo sforzo prima di un verdetto che sarebbe difficile da accettare: Sassari gioca in Serie A ininterrottamente dal 2010, non è mai retrocessa nella sua storia e come ricorda Sardara, in questo periodo, è il secondo club italiano per numero di trofei in bacheca dopo Milano – sei: scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe, una Fiba Europe Cup. Ancora più importante, rappresenta il simbolo cestistico di una regione, nel segno di una gestione solida e fortemente identitaria: questa Dinamo ha dimostrato che nel basket di oggi si può ancora sfidare le big anche con un budget ridotto. A volte però le cose possono anche girare storte, senza essere pronti all’evenienza.