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Era meglio tenersi Ranieri?
La battaglia per la Roma l’ha vinta Gian Piero Gasperini. Sarà la scelta giusta?
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24 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:30 PM

Claudio Ranieri (foto Ansa)
Roma, la Roma, po esse sogno, po esse incubo, alla stessa maniera delle mani di Mario Brega in Bianco, rosso e verdone. Claudio Ranieri di Testaccio era tornato all’Aesse da figliol prodigo il 14 novembre 2024. Aveva il compito, assai arduo a dire il vero, di provare a salvare una stagione che sembrava irrecuperabile. Ci riuscì. E talmente bene che alla presidenza americana era venuto in mente di tenerselo stretto e di affidargli il ruolo di senior advisor, in pratica una sorta di super-direttore sportivo, un po’ consigliere, un po’ mega-direttore, soprattutto parafulmini. I Friedkin non avevano mai brillato per sagacia calcistica, ma l’idea sembrava buona, soprattutto sembrava funzionare. Claudio Ranieri era riuscito a mettere un cerotto ben resistente sulle ferite dei sogni traditi dei tifosi. C’era il sor Claudio a tenere le redini della parte sportiva della Roma, c’era Gian Piero Gasperini in panchina, finalmente si vedeva una vera idea di AS Roma. La scelta della proprietà era soprattutto stata dettata da una considerazione: Claudio Ranieri è uomo di tatto e pazienza, un professionista serio e capace di portare tutti a miti consigli. Uno, insomma, che non crea problemi, anzi di solito i problemi li risolve. Uno capace di passare su ogni cosa per la Roma.
Non è andata così. Alla fine Claudio Ranieri si è stancato. La proprietà ha deciso di fare a meno di lui: “L’AS Roma comunica che il rapporto con Claudio Ranieri è terminato”.
Il problema che ha portato allo strappo con la società è stato il rapporto con l’allenatore, Gian Piero Gasperini. I due non si sono mai amati troppo. Troppo diversi per carattere e modi. Claudio Ranieri avrebbe voluto qualcun altro a guidare la Roma che aveva in mente. A chi gli è stato vicino a lungo – con cui ha parlato con il Foglio sportivo – aveva detto che fosse stato per lui avrebbe scelto un altro, ma la società voleva l’ex tecnico dell’Atalanta e lui, viste le capacità del Gasp, aveva dato il via libera. Ranieri pensava di poter tenere a bada gli spigoli più acuti del carattere dell’allenatore. Non ce l’ha fatta. Si è ritrovato in mezzo, capro espiatorio mai nominato eppure evidente, delle insoddisfazioni di Gian Piero Gasperini.
Cosa si fossero detti il Gasp e la proprietà non è dato a sapersi. E neppure cosa fosse stato promesso all’allenatore per convincerlo ad accettare la panchina della Roma. Fatto sta che, almeno in parte, queste promesse non sono state rispettate. E il Gasp ha iniziato a lamentarsi. Le prime critiche al mercato erano iniziate a luglio, non sono mai terminate. Le lamentele di Gasperini non sono state indirizzate solo ai mancati acquisti, ma anche alla gestione tecnica. Gasp chiedeva di più, buttava in conferenza stampa mezze frasi sulle “mancanze” della dirigenza, scaricava sugli altri le colpe di una stagione non eccezionale. Ranieri ha incassato a lungo, poi ha sbottato prima di Roma-Pisa: “Tutti i giocatori che sono arrivati sono stati visionati da me e dall'allenatore. Abbiamo preso Malen, Wesley e gli altri. Abbiamo scelto anche Ferguson, si è forse perso tempo con Sancho. Alcuni giocatori non gli piacevano e non li abbiamo presi. Io ho scelto 5-6 allenatori, 3 non sono venuti. La società ha scelto Gasperini. Abbiamo scelto lui per quello che aveva fatto all'Atalanta: partire coi giovani e piano piano portarli su grandi palcoscenici”. Venerdì 24 aprile si è chiusa l’ultima avventura di Ranieri a Roma. La società ha preferito l’allenatore a chi era riuscito a fare da parafulmine.
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Al Foglio dal 2014. Nato nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Insegue. In libreria trovate Girodiruota e Alfabeto Fausto Coppi. E dal maggio 2023 Lance deve morire, il suo primo romanzo.
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